La lettura differente via smartphone

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C’è una scena ricorrente in molti articoli che parlavano di libri, ebook e abitudini di lettura pubblicati intorno ai primi anni del 2010: siamo in un vagone di metropolitana nell’ora di punta, un uomo solleva gli occhi dal proprio libro e inquadra una schiera di grigi individui curvi sui loro smartphone. L’autore del pezzo di solito partiva da questa immagine per evidenziare, con malcelato orgoglio, come tra i pendolari i lettori fossero una specie in via d’estinzione, e il grosso della gente si fosse lasciata fagocitare da buchi neri tascabili a forma i dispositivi mobile.

Oggi, un’immagine del genere risulterebbe ridicola, e non solo perché qualunque persona dotata di senno sa che libri e smartphone non si escludono mutualmente, ma perché a quanto pare sempre più lettori utilizzano il proprio telefonino come piattaforma di lettura prediletta.

Stando agli ultimi dati forniti dal Pew Research Center, relativi al mercato americano, tra il 2011 e il 2016 il numero di persone che leggono libri utilizzando il proprio telefonino è più che raddoppiato, passando dal 5% del 2011 al 13% del 2016 e superando la quota di chi utilizza dispositivi dedicati, come ad esempio il Kindle (intorno all’8%).

Un dato che può suonare controintuitivo: dopotutto abbiamo passato anni a sentirci dire che tablet e smartphone non sono indicati per la lettura, che gli schermi sono troppo piccoli, che gli occhi si stancano, che i lettori “forti” hanno bisogno di un supporto che non favorisca la distrazione, etc. Eppure la curva di crescita è chiara, e costante: insieme ai libri cartacei (che negli ultimi anni stanno recuperando terreno) gli smartphone stanno diventando il dispositivo di lettura più utilizzato.

Esistono diverse spiegazioni al riguardo.

Innanzitutto, è una questione di comodità. Tablet ed e-book non sono davvero tascabili, e spesso e volentieri non lo sono nemmeno le edizioni “tascabili” della maggior parte dei libri. Lo smartphone, per contro, si adatta a qualunque genere di tasca; di più: lo abbiamo già con noi ogni giorno, tutto il giorno. E come abbiamo visto: quando si tratta di tecnologia, gli utenti tendono a restare dove sono.

I dati Audiweb relativi ad aprile 2017, poi, rivelano che gli smartphone sono ormai di gran lunga il dispositivo più utilizzato per accedere ad internet. In Italia il numero di persone che ogni giorno utilizza unicamente il proprio smartphone per navigare online (13,5 milioni) supera abbondantemente quello di chi invece utilizza un computer o un laptop (10,2 milioni).

Un’altra cosa che è cambiata, rispetto ai primi anni ‘10, sono le dimensioni degli schermi. Come ha fatto notare Jennifer Maloney sul Wall Street Journal, da quando Apple ha introdotto i modelli iPhone6 e iPhone 6 Plus, dotati di schermi nettamente più grandi rispetto ai vecchi modelli, la percentuale di utenti che scaricano ebook dall’app di Apple è passato dal 28% al 45%.

smartphone, Silvia Jop

ph. Silvia Jop

Attenzione, però: il fatto che sempre più persone decidano di leggere sul proprio cellulare non significa che l’esperienza di lettura sia paragonabile a quella tradizionale. Il fatto che i “grigi individui curvi sui propri smartphone” che si trovano metropolitana stiano in realtà leggendo un libro, non significa che stiano leggendo bene. Al di là delle inevitabili differenze fisiche tra un libro cartaceo e un telefonino, esiste anche una componente psicologica.

Nel saggio La conversazione necessaria, la psicologa Sherry Turkle spiegava come la semplice presenza di uno smartphone a una tavolata sia sufficiente a compromettere la qualità e la profondità di qualunque discussione tra i convitati. Un nuovo studio pubblicato in questi giorni dalla University of Texas suggerisce che quanto paventato da Turkle sia in effetti vero: è sufficiente sapere di avere uno smartphone a portata di mano perché le proprie capacità cognitive risultino ridotte.

“La componente conscia della tua mente non sta pensando allo smartphone” spiega Adrian Ward, co-autore dello studio “ma lo sforzo di non pensare a come quel dispositivo potrebbe fornirti informazioni potenzialmente importanti finisce per consumare parte delle tue risorse cognitive; a prescindere dal fatto che tu riceva o meno notifiche.”

La stessa esperienza di lettura risulta differente. Un altro studio, condotto dal Dartmouth College nel 2016, ha infatti rivelato come lo stesso testo venga assimilato diversamente su pagina e su schermo. Nello specifico: i lettori di un testo stampato tenderanno ad avere un’interpretazione più astratta e generale del testo, mentre di fronte a un testo digitale avranno la tendenza a concentrarsi maggiormente sui singoli dettagli.

Alla luce di ciò, non stupisce che in molti, da tempo, stiano cercando di sviluppare soluzioni che sfruttino al meglio il nuovo formato. Per ora, tuttavia, nessuno sembra aver indovinato la ricetta giusta.

C’è chi come Dennis Cooper ha tentato la via del GIF-novel, che a conti fatti assomiglia più un’opera di visual art che un romanzo; altri, come Jennifer Egan e Teju Cole, ci hanno provato con Twitter, con risultati poco entusiasmanti; Eli Horowitz ha fondato una startup, Sudden Oak, specializzata in app-novel, romanzi in forma di applicazione che sfruttano le potenzialità del telefonino (la geolocalizzazione, ad esempio) per offrire un’esperienza di lettura più interattiva.

Un simile fermento si è osservato nel settore delle app dedicate alla lettura digitale. Un paio d’anni fa, Lise Quintana, editor e scrittrice americana, lanciò Lithomobilus, una piattaforma che prometteva di rivoluzionare il concetto stesso di libro digitale, offrendo un’esperienza di “lettura aumentata” in cui al lettore era data la possibilità di saltare arbitrariamente da una linea narrativa all’altra; l’idea poteva anche essere buona, ma si rivelò un buco nell’acqua.

Finora, le uniche app che hanno dimostrato di sapere intercettare il nuovo trend e introdurre elementi di novità sono piattaforme come Wattpad, che offrono agli utenti la possibilità di pubblicare e leggere storie gratuitamente. Lo scorso febbraio, poi, è comparsa Radish, un’app dedicata alla pubblicazione e alla fruizione di storie in forma seriale, in cui gli autori possono mettere a disposizione i primi “episodi” delle proprie storie gratuitamente, per poi far pagare quelli successivi. A giudicare dagli investimenti ottenuti e dalla quantità di lettori che già bazzicano la piattaforma, a differenza di altri competitor, Radish pare destinata a sopravvivere.

Nel frattempo, i romanzi tradizionali sembrano adattarsi senza troppa fatica anche alla cornice ristretta di uno smartphone. In un bell’articolo comparso sull’Atlantic, Sarah Boxer racconta come lo smartphone l’abbia aiutata a finire l’opera omnia di Proust. Io personalmente non mi trovo a mio agio a sfogliare un romanzo su uno schermo di telefonino. Ora però, ogni volta che trovo un vagone di metro pieno di gente china sul proprio smartphone, sospendo il giudizio: è possibile che stiano smaltendo lo stesso micidiale tomo che da anni prende polvere sul mio comodino.


Immagine di copertina: ph. Silvia Jop

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