Almanacco > Inediti
3 Maggio 2016

BAUM Festival: uno slancio di bellezza

Scarica l'inedito in PDF!

Per scaricare l’articolo in pdf bisogna essere iscritti alla newsletter di cheFare, completando il campo qui sotto l’iscrizione è automatica.

Inserisci i dati richiesti anche se sei già iscritto e usa un indirizzo email corretto e funzionante: ti manderemo una mail con il link per scaricare il PDF.

Se inserisci il tuo indirizzo mail riceverai la nostra newsletter. Questa è la nostra informativa privacy

[recaptcha size:compact]

BAUM è un festival. Nulla di nuovo, penserete. Noi, però, lo consideriamo un momento imprescindibile per tutti i progetti che negli ultimi anni abbiamo vissuto e contribuito a costruire. BAUM è – quindi – anche il racconto di questo percorso; il frangente in cui emergono i numerosi sguardi che osservano il quartiere, in cui si cambiano le prospettive e in cui ogni punto di vista può, e deve, essere rovesciato.

Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma, all’uomo intero, e non solo al fantasticatore. Servono proprio perché, in apparenza, non servono a niente: come la poesia e la musica, come il teatro o lo sport (se non diventano un affare). Servono all’uomo completo. Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione. Gianni Rodari – La grammatica della fantasia

BAUM, in tedesco, significa albero. Il nostro albero, nello specifico, ha messo radici – un anno fa – in un territorio ben preciso, la Bolognina, storico quartiere popolare nella prima periferia di Bologna. Un fazzoletto di incroci, immaginari e storie, così denso e intricato, da essere diventato il centro nevralgico delle ossessioni securitarie, degli esercizi di gentrification e dei dibattiti quotidiani che accompagnano l’attuale campagna elettorale. Un quartiere che lo scorso ottobre è salito ai disonori della cronaca per il violento sgombero dell’Ex-Telecom, una delle occupazioni abitative più grandi e significative del nord Italia.  Un quartiere che, in una tiepida mattina di marzo, ha visto un centinaio di persone intente a celebrare il mestamente gioioso ingrigimento di una delle opere più simboliche dello street artist Blu, sulla parete del centro sociale XM24, ultima tappa di un cammino notturno che ha portato l’artista a cancellare tutte le sue opere bolognesi, come segno di protesta contro la mostra sulla street art voluta da Fabio Roversi Monaco. Un quartiere che oggi vede un presidio costante dell’esercito, attraverso l’operazione “strade sicure”, una presenza che contribuisce a conferire un tocco distopico agli accrocchi di vecchiette in fila alle bancarelle del mercato.

In un momento in cui la scena è in mano ai principi delle verità assolute, noi abbiamo realizzato di non avere più parole utili per descrivere i processi in corso. Ormai giunti alla seconda edizione del festival, abbiamo provato a chiederci che cosa volesse dire posizionarsi in uno scenario così complesso, sapendo che qualsiasi tipo di intervento sulla città non è mai neutrale e che, una volta in piazza, anche le nostre idee avrebbero assunto una dimensione pubblica. La realtà da cui partire è che la Bolognina è un quartiere migrante, molto giovane, con un reddito medio più basso di quello bolognese e con un livello di interazione umana sorprendente, per quanto non sempre semplice.

festival

Se diciamo che il percorso che ci ha portati fino a qui non è lineare, è perché – come in quasi tutto quello che facciamo – la realizzazione dell’evento non è l’obiettivo delle nostre azioni. Non è (soltanto) l’oggetto culturale in sè ciò a cui tendiamo, ma è il processo mentale e materiale che lo sottende la ragione che ci porta a immaginare i nostri percorsi. Sono le relazioni che si creano e i collegamenti creativi che si possono innescare tra persone e realtà che non si conoscono a far sì che ne valga la pena. Ed è anche questa la parte più rischiosa, perché per quanto si possa gestire un processo, più questo è aperto, più si espone anche all’imprevisto, all’incertezza, alla possibilità del fallimento.

Perché baumhaus è anche BAUM? Perchè baumhaus – assumendo nello specifico uno sguardo sui più giovani – intende riportare al centro il pensiero creativo e raccontarne il valore come strumento di trasformazione. La Bolognina è un quartiere in cui le scuole soffrono e risentono dei limiti del racconto massmediatico sul territorio, di un tessuto sociale che, ancora troppe volte, inquadra il cambiamento come una tendenza necessariamente negativa, il che comporta quotidianamente l’onere di dover dimostrare il proprio valore in contrapposizione a ciò che viene raccontato. Nell’ultimo anno anche baumhaus ha incontrato insegnanti, dirigenti scolastici, genitori, persone che ancora credono che la conoscenza possa fare la differenza in questi tempi incerti. Con loro si è aperto un immaginario nuovo, attraverso cui sono nati i primi percorsi di fotogionalismo, fumetto e arte site specific. Un’avventura, l’inizio di un processo, che ha visto una forte collaborazione tra i soggetti coinvolti, pronti a rimettere in discussione il proprio operato e a dare nuova forma agli orizzonti che – questo è evidente nei nostri percorsi – non sono mai definiti.

festival

BAUM, quest’anno, intreccerà anche baumhaus, nella giornata del 14 maggio, al mercato Francesco Albani. Sempre in maggio, il mercato rionale sarà la casa di oltre trenta artisti che, sotto la direzione di Andrea Bruno, reimmagineranno le 36 serrande di cui si compone, trasformandolo in un luogo doppiamente vivo. Anche dopo l’orario di chiusura, il mercato – luogo di relazioni, di scambi, di incontri – potrà essere letto e osservato attraverso le immagini e i vissuti costruiti attraverso racconto collettivo. Questi sono alcuni dei passaggi più evidenti di un percorso di costruzione di un festival che prevede un’interazione con tanti interlocutori diversi: i commercianti, gli anziani che animano il centro culturale e sociale, l’università, le associazioni e i gruppi informali che lavorano sul territorio, i servizi socioeducativi e così via.

BAUM – Bolognina Arti Urbane in Movimento è, in definitiva, l’augurio di un inciampo, una buccia di banana strategicamente posizionata in mezzo alla strada. Tre giorni di musica, arte e letteratura gratuiti, nei luoghi che ci piacciono, insieme alle scuole, ai ragazzi e alle ragazze, agli artisti, ai musicisti, a realtà culturali indipendenti e a coloro che vivono quotidianamente il quartiere. Un momento di scoperta collettivo, uno slancio di bellezza condivisa e di pomeriggi al sole. Uno spazio di incontro, di pausa, di sospensione attenta.

Illustrazioni di Emanuele Giacopetti


Qui il programma completo della tre giorni.

La newsletter di cheFare

Le attività e gli articoli di cheFare nella tua mail

Ti piace cheFare?

Seguici su Facebook!

Questo articolo appartiene a:

Percorsi > Innovazione culturale

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Appunti da una residenza d’artista a Pechino: l’incredibile storia di Green Diamond

20 Novembre 2019
scrittura, abruzzese

Formicolii / La fine della scrittura nella polverizzazione dei linguaggi

27 Ottobre 2019

Iconologie del tatuaggio: scritture del corpo e oscillazioni identitarie

8 Ottobre 2019