Almanacco > Inediti
2 Ottobre 2019

‘Mai nella storia si è scritto così tanto’: intervista a Giacomo Papi, direttore della Scuola Belleville

Scarica l'inedito in PDF!

Per scaricare l’articolo in pdf bisogna essere iscritti alla newsletter di cheFare, completando il campo qui sotto l’iscrizione è automatica.

Inserisci i dati richiesti anche se sei già iscritto e usa un indirizzo email corretto e funzionante: ti manderemo una mail con il link per scaricare il PDF.

Se inserisci il tuo indirizzo mail riceverai la nostra newsletter. Questa è la nostra informativa privacy

[recaptcha size:compact]

La scrittura ormai pervade ormai ogni ambito della nostra quotidianità ed è anche causa di molti dei fraintendimenti del nostro tempo, come ricorda lucidamente Enrico Pitzianti nell’indicare come molte potenziali “chiamate” oggi siano quasi sempre e solo messaggi di varia natura.

Belleville ormai da qualche anno propone a Milano una scuola di scrittura agile ma strutturata per corsi e che si sta imponendo sia per la qualità dei contenuti e dei docenti, sia per la capacità di cogliere un’idea di scrittura che è prima di ogni altra cosa consapevolezza di sè. Abbiamo incontrato l’attuale direttore, lo scrittore Giacomo Papi.

Giacomo Papi

Giacomo sei uno scrittore e un giornalista e anche editore (tra i fondatori della storica ISBN), collabori con la tv e hai scritto libri di satira, favole e romanzi. Per certi versi sei più di un semplice autore, una sorta di vero e proprio narratore contemporaneo, ma rappresenti anche una sorta di sintesi del lavoratore culturale. Da qualche anno dirigi la scuola di scrittura Belleville a Milano, Che cosa vuol dire insegnare a scrivere?

La prima cosa che ho capito lavorando a Belleville è che anche chi insegna impara. Parlare di scrittura agli studenti, leggere i loro testi e discuterli con loro, ti costringe a ripensare a molte delle cose che credevi di sapere, te le fa mettere in discussione, ti obbliga a farti domande a cui altrimenti non avresti pensato.

Per occupare uno spazio culturale bisogna essere contemporaneamente attivi nella propria città e nel digitale

La seconda cosa è che una scuola di scrittura è anche, sempre, una scuola di lettura. Quasi tutti gli studenti, frequentando, arrivano a scrivere meglio e diventano più consapevoli. Ma tutti, direi, imparano a leggere un testo, quindi un libro, a capire come funziona la narrazione e, quindi, a scrivere meglio.

Come è strutturata Belleville?

Il 12 settembre abbiamo lanciato BellevilleOnline per dare la possibilità di frequentare anche chi non può farlo perché lavora o perché non vive a Milano. BellevilleOnline è il luogo in cui si incontrano due anime, quella analogica della scuola (che ha sede in via Poerio 29, in Porta Venezia) e quella digitale di TYPEE, la piattaforma gratuita di scrittura su cui in due anni e mezzo gli utenti hanno caricati più di 6 mila racconti.

Quali spazi occupa e come li utilizza?

Oggi per occupare uno spazio culturale bisogna essere contemporaneamente attivi nella propria città e nel digitale. Oltre a me, siamo Davide Borgna che segue i corsi fisici, Claudia Farina che si occupa di BellevilleOnline e Greta Pavan che sta imparando la gestione di TYPEE. Poi c’è Federica Losa che gestisce il resto.

Come intende la scrittura Belleville? Come funzionano le selezioni?

Non è mai esistita un’epoca in cui si è scritto così tanto. La scrittura è diventata fondamentale per definire chi siamo. Grazie ai telefonini e al computer scriviamo e leggiamo continuamente. Scrivere è una capacità sempre più importante e centrale. Ma un conto è scrivere, un conto acquisire la competenza per riuscire a esprimersi e a raccontare in modo da raggiungere gli altri. Per incontrare e valutare le persone interessate organizziamo borse di studio e due open day all’anno.

Che tipo di incontro viene costruito tra docenti e allievi?

In una prima fase il docente insegna, poi incomincia a leggere, quindi a insegnare diventa anche l’allievo. Scrivere è un’attività delicata che ha a che fare con le nostre paure e con la nostra identità profonda, per cui spesso il lavoro del docente è anche ascoltare e cercare di capire che cosa vuole davvero dire chi scrive, perché spesso non lo sa.

Un dialogo tra Letizia Muratori (scrittrice e insegnante della scuola) e la corsista Gaia Passi.

Milano è la capitale dell’editoria come anche di molte altre produzioni culturali, tuttavia Roma sembra ancora primeggiare sul fronte autoriale, si può diventare scrittori a Milano? Milano sa accogliere e dar spazio a chi vuol scrivere?

Mi sembra che la narrativa italiana stia vivendo un buon momento, sia a Roma che a Milano. In ogni caso non è una gara. Milano è la città delle più grandi case editrici italiane, anche se la dimensione, spesso, è in rapporto indirettamente proporzionale con l’agilità e la capacità di riconoscere le novità.

La scrittura è diventata fondamentale per definire chi siamo. Scrivere è una capacità sempre più importante e centrale

Ma a Milano ci sono anche case editrici indipendenti di grande qualità come Iperborea o NN, che abbiamo ingaggiato per un corso serale di editoria. E anche sul fronte della scrittura ci stiamo lavorando…

Quale idea di comunità propone Belleville?

Quando si parla di comunità si tende ancora a immaginarla attraverso la teoria degli insiemi che abbiamo imparato alle elementari: cerchi chiusi, e qualche volta in parte sovrapposti, costruiti per recintare e rendere omogenei gli individui che ne fanno parte. In realtà le comunità oggi assomigliano a reti che collegano le nostre varie identità e i pezzi che la compongono.

Ognuno di noi appartiene a molte comunità contemporaneamente. Ognuno di noi, in un certo senso, è molti. La comunità a cui pensa Belleville ha la forma di una rete che collega in modo anche disordinato, ma spontaneo, gli studenti della scuola, gli utenti di TYPEE e quelli di BellevilleOnline, con Belleville e i suoi docenti – quindi a scrittori, editor, agenti, giornalisti – a fare da snodo.

La newsletter di cheFare

Le attività e gli articoli di cheFare nella tua mail

Ti piace cheFare?

Seguici su Facebook!

Questo articolo appartiene a:

Percorsi > Lavoro culturale

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Perché in Italia non esiste la democrazia culturale

15 Ottobre 2019

Electropark festival: usare la musica per far emergere comunità e valorizzare la cultura

9 Ottobre 2019

Leggi Nube di Parole, la nostra pubblicazione sulle parole del lavoro culturale contemporaneo

18 Settembre 2019