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8 Marzo 2019

‘Congratulazioni per il tuo primo gig’: il lavoro dei traduttori su Fiverr

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Oggi pubblichiamo il secondo estratto da Entreprecariat. Siamo tutti imprenditori. Nessuno è al sicuro di Silvio Lorusso. Fa parte della serie di 4 estratti dallo stesso libro che pubblicheremo settimanalmente e sono dedicati a Fiverr e ai cosiddetti ‘gig’: piccoli lavori una tantum intorno ai quali sta fiorendo un intero sistema economico legato alle piattaforme digitali.  


(Continua da questa pagina) – Per farci un’idea della composizione dei seller soffermiamoci su un tipo di servizio comune, la traduzione di testi, che ha il vantaggio di offrire una metrica chiara: il numero di battute. A dispetto di tutto il parlare di automazione e intelligenza artificiale, su Fiverr troviamo centinaia di traduttori in carne e ossa.

[Pubblichiamo, su concessione dell’autore, un estratto da Entreprecariat. Siamo tutti imprenditori. Nessuno è al sicuro di Silvio Lorusso (Krisis, 2018)]

Tra quelli che parlano italiano c’è Fabio (i nomi sono stati cambiati), 18 anni, attualmente residente in Finlandia, che per poco meno di 5 euro promette di tradurre un testo di 3000 parole offrendo anche una revisione. Si è iscritto da poco a Fiverr ed è contento perché in meno di un mese ha guadagnato 50 euro.

Fabio, che considera Fiverr un lavoretto, ambisce a guadagnare 100-200 euro mensili. C’è poi Michele, seller di livello 2, che oltre a fare traduzioni, scrive canzoni, pianifica viaggi in Italia, trascrive testi da tracce audio ecc; il tutto su Fiverr. Michele si presenta con uno di quei video esplicativi, ormai onnipresenti, in cui si vede una mano che disegna delle silhouette su un foglio bianco, un cartoon probabilmente commissionato a qualche altro utente di Fiverr. Dopo aver perso il lavoro, il traduttore-cantautore ha fatto di Fiverr la sua principale occupazione.

Per lui si tratta di un sito serio nonostante le false recensioni negative create dalla concorrenza e i continui aggiornamenti del sito che a volte danneggiano la sua visibilità. Michele lamenta però l’alto costo di commissione di Fiverr e la mancanza di comunicazione con i gestori del sito, che gli negano il badge più importante senza addurre motivazioni chiare. C’è infine Clara, traduttrice e redattrice con 16 anni di esperienza, che traduce 3000 parole per circa 30 euro nell’arco di dieci giorni.

Attiva su Fiverr dal 2014, Clara è una seller di livello 1 che può vantare numerosi feedback (tutti positivi) e diversi clienti fissi. Nel suo profilo ci tiene a precisare che le sue traduzioni sono svolte manualmente. Oltre a questo servizio, Clara impagina libri e disegna copertine. Benché Fiverr rappresenti una delle sue principali fonti di reddito, la traduttrice lamenta alcune politiche del marketplace «poco garantiste» per i seller. Ha subìto infatti diversi tentativi di truffa, perlopiù ignorati dall’amministrazione. Racconta così del suo ultimo guaio con dei concorrenti asiatici:

A volte i loro messaggi sono addirittura incomprensibili e non ho perso tempo a rispondere in un momento di troppo lavoro. Sono stata penalizzata e riportata al primo livello, perché ora (le cose le sappiamo solo quando le subiamo) bisogna rispondere a tutti, sempre, anche solo con un emoticon o una segnalazione di spamming. Altrimenti downgrade. Un’assurdità.

Nonostante queste complicazioni, Clara non ha dubbi riguardo al valore di Fiverr, e ne parla in questi termini: «per noi traduttori italiani è una mano santa, specie se sei costretto (come me) a lavorare da casa. Altrimenti moriremmo di fame».

Per volontà di completezza, ma anche per risparmiare un po’ di tempo su una traduzione, ho provato a commissionare un “lavoretto” su Fiverr. Il seller l’ho scelto abbastanza casualmente, optando per una cifra intermedia tra quelle disponibili. Alla fine ho ingaggiato una ragazza italo-australiana al costo di 35 euro per tradurre 1500 parole.

Facciamo un piccolo calcolo: un testo di tale lunghezza richiede come minimo tre ore di lavoro, quindi il guadagno, esclusa la percentuale che spetta a Fiverr, è poco meno di 10 euro l’ora, cifra che corrisponde al salario minimo in Australia, senza considerare le tasse.

Dopo un paio di clic il mio ordine era stato inoltrato: in due giorni avrei ricevuto la mia traduzione. Dall’app dedicata potevo controllare l’ora locale della freelance e accertarmi che fosse attiva sul sito. Ho notato inoltre un conto alla rovescia relativo alla data di consegna.

Poco dopo aver piazzato l’ordine, ho ricevuto una mail da Fiverr: «Congratulazioni per il tuo primo gig. Ora sei ufficialmente un doer». A questo punto mi sono sentito un po’ in colpa: ironicamente, a fare di me uno che produce è stato l’aver sbolognato un compito per me tedioso.

Da questo breve e incompleto censimento capiamo che Fiverr non è popolato soltanto, come ci si potrebbe aspettare, da lavoratori in giovane età. Le statistiche fornite dal sito lo confermano: mentre all’inizio i giovani dominavano la piattaforma, pian piano sono arrivati gli adulti e addirittura gli ultracinquantenni.

Qualunque sia la loro età, i seller sembrano abbracciare l’idea che «fare una cosa e farla bene» non sia su Fiverr una strategia vincente. Così parecchi utenti rivestono vari ruoli, praticando una specie di A/B testing professionale continuo per identificare i servizi che raggiungono il pubblico più ampio [1]. D’altronde microimprenditoria vuol dire anche limitato investimento e perciò rischio ridotto. Su Fiverr vige dunque una regola non scritta che proviene dal mondo del business e degli investimenti, quella di diversificare il proprio portfolio.


1 Nell’ambito del web design, per A/B testing si intende il confronto tra due o più versioni di un singolo elemento d’interfaccia per determinare quale risulti più efficace a seguito della risposta di un gruppo di utenti.

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