Ateatro tra cultura, formazione, ed economia della cultura: Oliviero Ponte di Pino

Questo articolo fa parte dei contenuti de laGuida, il festival itinerante dei nuovi centri culturali. Ogni tappa de laGuida riunisce i nuovi centri culturali di una determinata zona d’Italia in rassegne online e dal vivo di conferenze, seminari e laboratori per sviluppare nuove competenze, costruire assieme un orizzonte di senso comune e costruire un dialogo con chi costruisce l politiche culturali e sociali. Il tema della prima tappa de laGuida – dedicata ai nuovi centri culturali di Liguria, Piemonte e Valle D’Aosta – è Partecipazione. E lo indaghiamo anche con le righe che seguono.


Sono giorni e anzi ormai mesi complicati per non dire drammatici per i lavoratori dello spettacolo che assommano alle croniche difficoltà di un mestiere già segnato da latenze istituzionali e complicazioni economiche il fermo di teatri e spazi pubblici dettato dalle norme di sicurezza pensate per arginare il covid-19.

Attivo a dare voce alle dinamiche e alla vita del mondo del teatro come a quella delle pratiche legate agli spettacoli dal vivo, Ateatro è un riferimento ormai da vent’anni per chiunque voglia comprendere e informarsi attorno alle pratiche culturali.

Partner di rete de laGuida, Ateatro è un’associazione culturale che produce dibattito, pratiche e approfondimento. Oliviero Ponte di Pino che da oltre trent’anni lavora nel mondo dell’editoria, docente a Brera, collaboratore di Radio3 Rai e curatore del programma di Bookcity, è uno dei suoi cofondatori.

A Ponte di Pino ho rivolto alcune domande sull’origine e sulle prospettive di Ateatro, una delle più rilevanti e interessanti associazioni culturali oggi in Italia presenti sul web.

Quando e con quale motivazione nasce Ateatro?

Il sito Ateatro va online il 14 gennaio 2001, un giorno prima di wikipedia, con l’obiettivo di offrire un punto di riferimento alla comunità di chi opera nello spettacolo dal vivo, offrendo approfondimenti su nuovo teatro, nuovi media, organizzazione economia e politica della cultura. In questi anni ha pubblicato migliaia di articoli, interviste, saggi, inchieste, ricerche…

Dal 2004 Ateatro organizza, a cura di Mimma Gallina e mia, Le Buone Pratiche del Teatro, un incontro annuale di riflessione e approfondimento che in questi anni ha dato spazio a centinaia di realtà innovative (vedi Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino, Le Buone Pratiche del Teatro, Franco Angeli, 2014).

Negli ultimi anni ci siamo concentrati tra l’altro su:

Queste attività ci hanno portato a intessere relazioni e collaborazioni con decine e decine di istituzioni, enti e realtà culturali, a tutti i livelli.

Quando hai pensato che uno strumento associativo come quello rappresentato da Ateatro fosse necessario?

Nel 2010, quando l’attività del sito e delle Buone Pratiche e la nostra rete di relazioni e collaborazioni si è sviluppata ed è diventato necessario dotarsi di uno strumento adeguato, anche per garantire l’indipendenza del progetto.

Quale forma associativa avete scelto e perché? Quale è il vostro pubblico?

Abbiamo scelto la strada dell’associazione, che ci è parsa la più leggera (ed economica). Attualmente è in corso una discussione sull’evoluzione del progetto, anche in considerazione della riforma del Terzo Settore.

L’associazione ci è sembrata inoltre uno strumento adatto per coinvolgere anche a livello progettuale coloro che a vario titolo sono entrati in contatto con il nostro lavoro. Per le sue caratteristiche, Ateatro è seguita da studiosi e studenti (considerando la ricchezza dell’archivio, da sempre indicizzato) e da chi opera professionalmente nel campo dello spettacolo, sia per le notizie e le informazioni che pubblichiamo, sia per le battaglie che abbiamo condotto in questi anni, a partire dal quella del 2005, “Valore cultura“, affinché nei programmi delle varie forze politiche venisse inserito un aumento adeguato del sostegno pubblico alla cultura e allo spettacolo.

Quali sono le azioni e le proposte da voi avanzate che ritieni più efficaci?

L’azione del sito e dell’associazione si è mossa su più livelli:

  • un piano culturale, ha accompagnato e continua ad accompagna l’evoluzione della cultura e dello spettacolo, con attenzione ad alcuni protagonisti dello scenario italiano e internazionale, nell’ottica di una “critica militante”; nella sua prima fase, ha dato un  significativo contributo alla “alfabetizzazione digitale” di un mondo conservatore come quello dello spettacolo;
  • sul piano della politica e dell’economia della cultura, oltre a dare visibilità, consapevolezza (e supporto) a numerose start up, ha offerto attraverso le Buone Pratiche un costante monitoraggio dell’evoluzione del settore, cercando di accrescere la consapevolezza su tematiche in Italia poco frequentate e soprattutto cercando di offrire una visione complessiva del sistema teatrale e culturale;
  • sul piano della formazione, attraverso il sito, una serie di corsi e incontri e la collana Lo Spettacolo dal Vivo. Per una cultura dell’innovazione, curata per l’editore FrancoAngeli da Mimma Gallina e da me.

I risultati? Sul piano politico, il sistema ha proseguito purtroppo nella sua involuzione, malgrado i tentativi di riforma. Sul piano estetico, assistiamo ad una regressione conservatrice. Noi abbiamo continuato e continuiamo a guardare con ostinazione a un futuro diverso e cerchiamo di offrire alcuni degli strumenti necessari per costruirlo.

Speriamo in ogni caso di aver contribuito a offrire, soprattutto alle generazioni più giovani, una diversa visione sulla cultura, più attenta all’intreccio tra il progetto estetico con le nuove tecnologie, il pubblico (con particolare attenzione all’audience development), la sostenibilità (ovvero l’economia dello spettacolo), la creatività organizzativa, l’internazionalizzazione, il lavoro e il welfare, il sistema culturale nel suo complesso, il rapporto dello spettacolo con altri settori (la scuola, ma anche l’intera società, con l’attenzione al teatro sociale e di comunità).

Abbiamo portato questi temi all’attenzione della VII Commissione del Senato nell’audizione del 23 giugno 2020, con una serie di documenti e proposte).

Quali sono invece le prospettive future di Ateatro?

Attualmente stiamo lavorando a diversi progetti (mentre quelli già impostati proseguono). In particolare:

Negli ultimi mesi abbiamo seguito la crisi determinata dalla pandemia, con decine di contributi e di eventi (trasmessi anche in streaming): sono elencate alla pagina Come resistere alla gabbia del presente per inventare le libertà del futuro).

Nel prossimo futuro cercheremo di accompagnare il settore in un momento che si preannuncia molto difficile sul piano economico e del lavoro, ma anche su quello della progettualità e della creatività. La base di questa riflessione è il Dizionario 2020 con le parole chiave per lo spettacolo dal vivo dopo la pandemia.