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Viaggio nel PostPorno, alla ricerca di un valore politico per sovvertire gli immaginari sessuali

Complice la pausa estiva, sono finalmente riuscita a leggere PostPorno di Valentine aka Fluida Wolf, pubblicato da Eris Edizioni.

Io e Valentine abbiamo amiche e compagne di battaglie in comune, ma non ci siamo finora mai incontrate. Ci identifichiamo entrambe con una visione femminista intersezionale, e ci interessiamo, seppur partendo da prospettive e percorsi diversi, di quell’universo complicato che è l’industria del sesso. Io mi occupo, tra le altre cose, di violenza di genere digitale e di pornografia non consensuale. E di gender washing, ovvero dei tentativi del mondo corporate (per esempio, del gigante del porno online PornHub) di appropriarsi di messaggi e linguaggi femministi, in genere a fronte di pratiche tutt’altro che rispettose dei diritti delle donne, delle lavoratrici e dei lavoratori.

Valentine parte da un approccio differente ma, mi è parso, complementare. Il suo libro esplora, infatti, esperienze di sperimentazione sessuale e politica alternative al porno mainstream e alle sue dinamiche oppressive. In altre parole, se il mio lavoro mira a demistificare i modi sempre nuovi in cui la violenza patriarcale si manifesta e sopprime gli spazi di libertà che noi cerchiamo faticosamente di strappare, il suo si interroga su come quegli spazi possano, nella pratica quotidiana, essere creati e allargati. Se io studio e denuncio il business globale del porno come strumento e teatro di oppressione, Valentine riflette su come smantellarlo e sovvertirlo dal basso.

Il libro esplora esperienze di sperimentazione sessuale e politica alternative al porno mainstream e alle sue dinamiche oppressive

È possibile scavare, all’interno (o magari ai margini) di un’industria che rimane segnata da meccanismi di sfruttamento, violenza e disuguaglianza, sacche di resistenza ed emancipazione? Possono donne, persone nere, brown e non bianche, minoranze sessuali e di genere, strappare ai signori del porno mainstream il controllo discorsivo e politico sui nostri corpi? Riusciamo a immaginare forme di espressione, anche visiva, anche pubblica, della nostra sessualità e corporeità che siano autenticamente libere da questi dispositivi di potere?

Domande necessarie, affatto banali, e da decenni estremamente divisive all’interno dei movimenti femministi e queer. E la verità è che le difficoltà nell’avviare e proseguire questo tipo di percorsi di resistenza non sono poche. Tanto per cominciare il patriarcato, che nel business multi-milionario del porno mainstream trova un linguaggio e una forma importante di espressione e di riproduzione, è una bestia formidabile e cangiante, saldata a filo doppio allo sfruttamento capitalista.

E c’è il rischio reale, onnipresente, che le forme di sperimentazione erotica femministe e queer vengano appropriate, fagocitate, riconvertite, soppresse. Ma questo non significa certamente che si possa, o tantomeno che si debba, smettere di resistere (e di provare resistere con piacere ed allegria).

L’agile libriccino di Valentine racconta e ricostruisce esattamente questo tentare e sperimentare, offrendo uno sguardo su idee, pratiche e storie ancora poco o mal conosciute in Italia. Non semplifica, non fa di tutta l’erba un fascio. Dell’attività sessuale come pratica sia personale che politica riconosce e sviscera sia la complessità che il potenziale radicale e liberatorio. E non parte dal presupposto che chi legge debba necessariamente trovare le esperienze di cui si discute attraenti o stuzzicanti. Ne spiega, però, l’indiscutibile portata politica, invitandoci a metterci alla guida del nostro proprio viaggio di de-costruzione ed esplorazione.

Ulteriore, breve nota personale. In questi giorni di polemiche dolorose in seno ai movimenti femministi e LGBTQ+, e di discussioni spesso superficiali su questioni di genere, sessualità e intersezionalità, mi è parso che condividere un libro militante e scrivere del lavoro di una donna che non conosco, ma alla quale mi unisce la militanza politica e intellettuale, fossero atti particolarmente necessari. Confesso anche che, dopo una quarantena trascorsa a studiare storie ed esempi di revenge porn ed altre forme di violenza e pornografia non consensuale, le storie di libertà e affermazione raccolte da PostPorno mi hanno regalato una boccata di ossigeno.

Happy reading, everyone.

 

Photo by Dainis Graveris on SexualAlpha