Il mercato dei semi è nelle mani di poche grandi aziende. Quali sono le conseguenze per agricoltori e consumatori?

Chi governa tutti i semi del mondo

Elisabetta Tola, giornalista scientifica, datajournalist e fondatrice di Formicablu e datajournalism.it, è tra i giudici del bando Open Data per la Cultura, in scadenza il 14 settembre.
Su Il Tascabile racconta quali sono le conseguenze – per gli agricoltori ma anche per noi – della concentrazione in poche mani della proprietà dei semi di tutto il mondo.
Riportiamo la prima parte del suo articolo; per leggerlo tutto cliccate sul pulsante azzurro ‘Vai all’articolo’ in fondo alla pagina.

A metà agosto Margrethe Vestager, commissaria europea per la concorrenza, ha avviato un’inchiesta approfondita sul processo di acquisizione del colosso americano Monsanto da parte della tedesca Bayer. Le ragioni di preoccupazione dell’Unione Europea sono state chiare fin dall’avvio di questa vicenda: la vendita di Monsanto a Bayer porterebbe a un’ulteriore concentrazione nel mercato di sementi, pesticidi e agrochimica.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad altre due acquisizioni di rilievo tra aziende sementiere. La prima è stata quella della svizzera Syngenta da parte di ChemChina, vendita che ormai è andata a buon fine e ha incassato il via libera degli antitrust più significativi. La seconda è la fusione tra Dow e DuPont, unite in un’unica grande azienda a stelle e strisce. Se l’affare Bayer – Monsanto dovesse andare in porto, oltre il 60% del mercato mondiale delle sementi finirà nelle mani di tre aziende, una americana, una tedesca e una cinese.

Margrethe Vestager ha rinviato a gennaio 2018 la decisione definitiva dell’UE. L’acquisto di Monsanto sarebbe l’affare del secolo: l’azienda simbolo dello sviluppo biotech, proprietaria della gran parte dei semi Ogm del mondo, unirebbe le forze con Bayer, azienda di punta del mercato agrochimico. Un affare da 66 miliardi di dollari, chiuso dopo che per mesi è stata Monsanto a rincorrere inutilmente la svizzera Syngenta, arrivando a offrire 47 miliardi di dollari – quattro in più di quelli messi sul tavolo da ChemChina, ma evidentemente con condizioni contrattuali al contorno diverse che non hanno convinto gli svizzeri a vendere.

Quello del mercato sementiero è insomma un panorama che è cambiato rapidamente nel corso di pochi anni. Ma quali sono le conseguenze di questi movimenti di mercato per agricoltori e sistemi agricoli locali? Abbiamo deciso di raccontarlo sul campo.

La biodiversità che rende ricchi
È inizio inverno, in Sudafrica, a metà di una nitida mattina di fine giugno. Parcheggiamo all’entrata della comunità Tshidzivhe. Siamo nella regione Venda, provincia di Limpopo, quasi al confine con lo Zimbabwe. Il Venda è una delle undici lingue ufficiali del Paese. La popolazione che lo parla mantiene un’organizzazione sociale e una vita comunitaria molto legata alle tradizioni dei propri antenati, ma è tutt’altro che isolata. I giovani delle comunità Venda spesso studiano e lavorano in città. Le donne che ci accolgono, dalle anziane alle più giovani, rispettano i riti dell’accoglienza, fatti di gesti, inchini, preghiere e balli. Ma al tempo stesso, usano costantemente i propri smartphone, che portano appesi al collo sopra il vestito tradizionale, telefoni cellulari che squillano di frequente con suonerie indiscrete. Una di loro, mentre ci saluta, scambia messaggi su Whatsapp con la figlia che le manda le foto dei nipoti.


Foto: Flickr

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