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4 Febbraio 2019

Perché in Brasile le comunità indigene rischiano l’estinzione a causa di Bolsonaro

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16Brasile – A poche settimane dall’assunzione del governo da parte Jair Bolsonaro e della sua squadra, intervistiamo Vânia Fialho, docente di antropologia politica all’Università Federale del Pernambuco (UFPE), esperta di popoli indigeni e comunità afro-discendenti quilombolas.

La Costituzione Brasiliana del 1988 emerge, come quella italiana, dalla grande mobilitazione politica che segue la fine della dittatura militare ed è il frutto di una grande partecipazione popolare, tanto da esser conosciuta in Brasile come costituzione dei cittadini, la Constituição Cidadã. Molti uomini e donne che abitano questo paese ne sono tutt’oggi orgogliosi, nonostante le difficoltà di renderla effettiva. Da questo punto di vista come possiamo qualificare le prime misure del governo Bolsonaro?

In pochi giorni, il nuovo governo ha preannunciato misure che dichiaratamente negano i principi fondamentali della nostra Costituzione, come la difesa dei Diritti Umani e dell’Ambiente. Tra le altre, risaltano le misure provvisorie che ledono direttamente i diritti dei popoli e delle comunità tradizionali e colpiscono le aree di protezione ambientale.

La misura provvisoria (MP) n. 870 del 1° gennaio 2019 è quella che più ci interessa in questo momento, in quanto dichiara la visione del mondo del nuovo governo, nella sua struttura amministrativa federale.

In accordo con tale misura provvisoria, la responsabilità della realizzazione della riforma agraria e della demarcazione e regolarizzazione delle terre indigene e quilombolas passa al Ministero dell’Agricoltura e dell’Allevamento, controllato dai grandi proprietari terrieri, che negli ultimi anni hanno costituito un fronte parlamentare molto influente conosciuto come “bancada ruralista”.

la Fondazione Nazionale degli Indios e l’Istituto Nazionale della Colonizzazione e della Riforma Agraria, i due principali organi che fino ad oggi si sono occupati di questioni indigene e quilombolas, sono completamente svuotati

Con questa mossa politica vengono completamente svuotati i due principali organi che fino ad oggi si sono occupati di questioni indigene e quilombolas: la Fondazione Nazionale degli Indios (Funai) e l’Istituto Nazionale della Colonizzazione e della Riforma Agraria (Incra). In particolare, si noti che la Funai, fondata nel 1967 e fino ad ora vincolata al Ministero della Giustizia, si è occupata di proteggere e demarcare anche aree in cui vivono popoli che non hanno ancora stabilito un contatto con la società nazionale.

I popoli indigeni abitavano il Brasile prima della colonizzazione europea del XVI secolo, sono stati resi schiavi e convertiti forzatamente al cattolicesimo. Sono fuggiti nelle zone più impervie del paese. Molti, come nel Nord-est, si sono mescolati agli europei e agli schiavi di origine africana.

Con il riconoscimento del diritto alla terra, con la Costituzione del 1988, la lotta politica e giuridica in realtà è solo iniziata

Hanno sviluppato forme di sincretismo religioso, hanno continuato a celebrare i loro rituali di nascosto, mantenendo un forte legame con la propria identità indigena, politicamente discriminata. Con il riconoscimento del diritto alla terra, con la Costituzione del 1988, la lotta politica e giuridica in realtà è solo iniziata. Secondo i dati della Funai, di circa 810 popoli indigeni, solo 560 ad oggi hanno avuto il loro diritto riconosciuto. Molte comunità vivono da anni in accampamenti lungo le strade, nella lotta per la terra.

Il presidente Bolsonaro durante la campagna elettorale ha dichiarato che bloccherà tutti i processi di demarcazione in atto riguardanti le terre indigene. Che impatto può avere una decisione del genere su queste popolazioni?

La misura provvisoria 870/2019 mette a rischio la sopravvivenza fisica e culturale dei popoli e delle comunità tradizionali. Non possiamo permettere che venga approvata, perché lede i principi basilari della dignità umana. Dovrà ancora essere analizzata dal Congresso Nazionale e può ancora essere respinta. E’ necessario che organismi e società, nazionali e internazionali, si manifestino per impedire che un tale progetto politico venga realizzato.

L’Associazione dei Popoli indigeni del Brasile, APIB, ha immediatamente sollecitato la Procura Generale della Repubblica, perché si manifesti a partire dall’incostituzionalità di queste misure di governo.

La misura mette a rischio la sopravvivenza fisica e culturale dei popoli e delle comunità tradizionali. Organismi e società nazionali e internazionali devono manifestarsi per impedire la realizzazione di un tale progetto politico

Il Consiglio Indigenista Missionario, organo della Confederazione Nazionale dei Vescovi brasiliani, denuncia che i propositi di governo di Bolsonaro squalificano i diritti individuali e collettivi delle comunità e dei popoli tradizionali, attaccano i leader che lottano per i diritti, minacciano e criminalizzano chi difende l’ambiente e i popoli indigeni, così come le entità e organizzazioni della società civile.

Non è un caso che con queste misure si determini che una segreteria di governo, comandata da un militare, faccia il monitoraggio delle attività di tutti gli organismi internazionali e le organizzazioni non governative presenti sul territorio nazionale.

Avendo in mente le questioni territoriali e ambientali, cosa può dirci in relazione alle biografie dei membri della nuova squadra di governo?

A capo del Ministero dell’Agricoltura è stata nominata la ex-deputata Tereza Cristina, del partito DEM – Democratici del Mato Grosso do Sul, conosciuta per aver lavorato alla Commissione speciale della Camera dei Deputati che ha fatto approvare lo sdoganamento dell’uso dei pesticidi, che vengono semplicemente ridefiniti come “strumenti di difesa fitosanitaria”. Al comando del Fronte Parlamentare per l’agricoltura della bancada ruralista, le è stato attribuito il titolo di “musa do veneno” e, quando era deputata, ha ricevuto donazioni da parte di dirigenti dell’industria dei pesticidi, per finanziare la campagna per la rielezione.

Il suo percorso politico si è sviluppato nel Mato Grosso do Sul, che nella nostra federazione è uno stato conosciuto per gli interessi anti-indigeni e per i bagni di sangue provocati dai proprietari terrieri contro il popolo Guarani Kaiowà, denunciati con durezza nel film Martirio di Vincent Carelli (2017).

Sempre al Ministero dell’Agricoltura, il Segretario speciale per gli Assunti Fondiari, Luiz Nabhan Garcia, ex leader ruralista, ha già annunciato che sta preparando una revisione dei titoli e dei diritti acquisiti da indios e quilombolas sui loro territori demarcati.

l Mato Grosso do Sul è uno stato conosciuto per gli interessi anti-indigeni e per i bagni di sangue provocati dai proprietari terrieri contro il popolo Guarani Kaiowà, denunciati con durezza nel film Martirio di Vincent Carelli

A capo di ciò che resta della Funai, accantonata nel Ministero della Donna, della Famiglia e dei Diritti Umani, c’è la Pastora evangelica Damares Alves, fondatrice della ONG Atini. Questa organizzazione è accusata di sfruttare la tematica dell’infanticidio nei popoli indigeni per legittimare le proprie azioni; ci sono accuse che Atini sarebbe anche coinvolta nel traffico e nello sfruttamento di indigeni ed è sotto inchiesta della Polizia Federale.

Sempre osservando i dati della Funai, ci sono vasti territori, pari a circa un milione di ettari, in cui vivono popoli indigeni che non hanno mai avuto contatti fuori dalla loro comunità. Queste aree di protezione sono state create per garantire la sopravvivenza fisica e culturale dei popoli che le abitano, ma non sono state ancora completamente regolarizzate (e sono soprattutto molto ricche di risorse). Pensiamo naturalmente alla foresta Amazzonica e alle politiche che la investono, che hanno una ricaduta globale su tutti i popoli del mondo, perché modificano il clima a livello planetario.

La critica che il presidente Jair Bolsonaro ha diretto contro il rigore delle licenze ambientali, che intende flessibilizzare, è un tema di estrema serietà e rilevanza. Le aree di preservazione ambientale, così come le riserve indigene, potrebbero essere aperte allo sfruttamento economico, per uso agricolo o estrattivista. In Amazzonia abbiamo già problemi di estrattivismo illegale di oro e legname, avvallato dai poteri locali, e i municipi più devastati dal disboscamento selvaggio sono quelli in cui il governo Bolsonaro ha ricevuto il più alto numero di voti al primo turno.

È preoccupante che, ancora una volta, un militare sia stato nominato ministro dell’attività Mineraria e dell’Energia, l’ammiraglio Bento Albuquerque, che è stato Direttore Generale di Sviluppo Nucleare e Tecnologico della Marina Militare.
Il nuovo ministro ha annunciato che realizzerà una “armonizzazione” tra diritto minerario e diritto ambientale, per stimolare la produzione del settore estrattivista, e un rafforzamento dell’energia nucleare, considerata strategica.


Immagine di copertina: ph. Rafaela Biazi da Unsplash

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