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9 Aprile 2019

Abbiamo già tutti a che fare con l’Intelligenza Artificiale e non c’è da aver paura

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Luca Sossella Editore, con Emilia Romagna Teatro Fondazione e Gruppo Unipol, ha ideato il progetto Oracoli. Saperi e pregiudizi ai tempi dell’Intelligenza Artificiale: una serie di iniziative integrate dedicate all’emergenza delle tecnologie intelligenti e al loro impatto su tutti gli aspetti dell’esistenza umana.

  1. Quattro lezioni-spettacolo a Bologna con esperti internazionali che ragioneranno sulle più importanti questioni etiche, filosofiche, politiche, sociali ed economiche connesse allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
  2. La pubblicazione Oracoli, curata da Paolo Gervasi e in edicola con Repubblica a Milano e in Emilia Romagna, che racconta il progetto, approfondisce la riflessione e si può scaricare in pdf qui.
  3. Una partnership con cheFare per diffondere online il dibattito sulle sfide culturali poste dall’intelligenza artificiale. Qui la serie.
  4. Produzione di video e di un libro sulle quattro lezioni-spettacolo.
  5. Durante la Notte di Radio3, la sera prima di ogni lezione-spettacolo, sarà trasmessa la lezione-spettacolo precedente.
  6. Le trasmissioni saranno pubblicate online sui portali di Rai Radio3 (Media partner di Oracoli), Rai Cultura e Rai Scuola e condivise sui loro canali social.

Oracoli prossimi appuntamenti chefare

Stiamo assistendo alla rivoluzione 4.0 dell’industria, caratterizzata dalla dirompente innovazione dell’impiego delle tecnologie digitali su larga scala. La sua peculiarità è dovuta alla crescita esponenziale, inedita nella storia dell’uomo, che ha rimesso velocemente in discussione la concezione dell’industria stessa.

Questo processo sta portando allo sviluppo di nuovi prodotti e servizi contraddistinti da un alto livello di automazione e interconnessione, motivo di nuovi mercati globali, bisogni individuali e assestamenti sociali. 
Le tecnologie digitali hanno assunto un ruolo pervasivo nell’industria indicativamente all’inizio degli anni dieci del duemila, portando a cambiamenti che, secondo Klaus Schwab, starebbero modificando radicalmente il modo in cui viviamo, lavoriamo e ci relazioniamo. L’aspetto più evidente è la trasformazione delle barriere tra la sfera fisica, digitale e biologica.

L’uomo stesso sarebbe oggetto di tale contaminazione, tanto da affermarsi sempre di più il concetto di uomo bionico, ovvero un organismo le cui caratteristiche sarebbero rafforzate e/o potenziate da almeno un elemento tecnologico creato su ispirazione di strutture e meccanismi biologici. Si va dalle protesi robotiche agli esoscheletri, fino alle estensioni per i lavori al di sopra delle capacità umane. L’ibridazione dell’organismo biologico diventa quindi un importante tema che lega concetti come l’identità, la responsabilità e la sopravvivenza.

Caratteristica inedita della nuova generazione della tecnologia digitale è la sua accessibilità anche per i non addetti

Le tecnologie fautrici di tali sconvolgimenti possono essere classificate in base agli obiettivi: lo sviluppo di interfacce uomo-macchina avanzate da cui tecnologie come il riconoscimento e il comando vocale, il touch screen fino ad alcuni sistemi di realtà aumentata; la conversione fisico-digitale che comporta la robotica avanzata e le stampanti 3D, le cosiddette additive manufacturing; la gestione e l’archiviazione di grandi aggregazioni di dati, i big data, in modo che siano liberamente fruibili; l’interconnessione autonoma tra oggetti, l’«internet of things»; l’estrazione e l’analisi dei dati tramite algoritmi e lo sviluppo qualitativo dell’automatizzazione fino alla cognizione con la cosiddetta Intelligenza Artificiale, nota con la sigla inglese AI.

Caratteristica inedita della nuova generazione della tecnologia digitale è la sua accessibilità anche per i non addetti al settore, sia come fruitori che come ideatori. Oltre alla diffusione in rete di informazioni e occasioni per sperimentare, un esempio è  la Maker Faire, una manifestazione dove chiunque ha la possibilità di presentare le proprie creazioni e interagire con quelle degli altri. In Italia si svolge l’edizione europea, Maker Faire Rome, già al sesto appuntamento.

L’interesse pubblico e la sperimentazione generale sembrano ruotare soprattutto intorno all’AI. Quest’ultima, una delle tecnologie più critiche per effetti e cambiamenti, è oggetto di immaginari sin da prima della sua effettiva creazione.

Cosa s’intende per Intelligenza artificiale? Semplificando, è la simulazione dei processi di intelligenza umana da parte delle macchine. 
Una delle categorie della AI più citate è legata al machine learning, un tipo di apprendimento automatizzato grazie al quale le macchine riescono a migliorare la loro performance nel tempo. Ciò è possibile tramite una forma di percezione/recezione per ottenere le informazioni, l’applicazione di regole predisposte e il progressivo aggiustamento della risposta. In poche parole è l’interpretazione di dati trasdotti tramite la loro categorizzazione per auto-monitorare le proprie azioni.

Il processo è fortemente legato alle impostazioni della programmazione iniziale e al feedback umano che riceve nelle fasi di apprendimento. Per esempio, se una macchina è impostata per identificare volti umani si perfezionerà su quelli ma non riconoscerà mai delle mani. Per lo stesso principio, il monitoraggio di un operatore umano sarà cruciale per il perfezionamento dell’attività di discriminazione delle informazioni tra figure complesse come una macchina e una bicicletta che in certi casi potrebbero essere lontani dal prototipo preso a riferimento.

Vero è che si tende sempre di più a far raggiungere alla macchina una certa autonomia cognitiva, ovvero la capacità di astrazione della regola di riferimento e di, per quanto possibile, interiorizzazione di strategie di gestione del dato per fronteggiare i casi di informazione ambigua.

Leggi anche L’Intelligenza Artificiale con gli androidi ma con le scelte di tutti i giorni, di Daniele Signorelli

Quando parliamo di AI subito pensiamo a un androide, un robot con un’estetica umana. In realtà l’Intelligenza Artificiale è legata ad agenti algoritmici e non alle sue sembianze antropomorfe. 
È bene, inoltre, abbandonare il falso mito secondo il quale il traguardo principale degli studi sull’AI tenderebbe alla sostituzione dell’umanità. Le intelligenze artificiali più complesse e più indirizzate ad assomigliare al cervello umano in tutte le sue funzioni (obiettivo attualmente lontano dall’essere raggiunto) non sono le stesse che il mercato realmente richiede. Quel tipo di tecnologia è ancora troppo costosa e, quindi, relegata a sperimentazioni e finanziamenti molto limitati rispetto a quelli a servizio della domanda.

Possiamo osservare invece la diffusione di AI nel quotidiano tramite il suo uso nei social media e nei motori di ricerca. Gli algoritmi in questione rendono personalizzata l’esperienza dell’utente tramite una raccolta di informazioni sulle precedenti interazioni con lo strumento, per offrire una predizione che faciliti le scelte e le ricerche future.

Altro esempio di impiego di AI è riscontrabile nelle macchine utilizzate a scopo esplorativo o per lavori pesanti che presentano un ‘corpo’ lontano dalle fattezze umane, che non sarebbero funzionali al compito da svolgere.

Di recente si è sviluppata una nuova generazione di robot che si ispirano alle strutture biologiche degli insetti e dei vegetali, usati per lo più in progetti sulla sicurezza e di ricerca. 

Ciò non toglie che esistano molti casi di automi in robotica che mirano alla simulazione dell’aspetto umano per un inserimento nella società.

Come detto, non è la tecnologia più diffusa ma sono già presenti umanoidi dotati di AI che forniscono servizi pubblici come l’assistenza agli anziani o l’intrattenimento, tendenza diffusa soprattutto in Giappone. La questione solleva perplessità legate a un rischio relazionale uomo-macchina, ovvero quello descritto dalla teoria dell’Uncanny valley (la valle del perturbante) di Masahiro Mori: l’eccessiva umanizzazione dei robot potrebbe portare a un effetto perturbante. Se infatti la somiglianza spingerebbe inizialmente a una positiva predisposizione empatica, il ‘troppo’, che varia a seconda delle differenze culturali e personali, farebbe crollare la familiarità per far posto a disagio o, addirittura, repulsione.

La robotica umanoide e industriale si è sviluppata anche in Italia, Paese che si inserisce tra quelli che sperimentano in tali settori. In particolare, possiamo identificare una generazione di robot umanoidi all’avanguardia ideata e realizzata dai ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (IIT). Tra loro spicca iCub robot, androide pensato per assomigliare a un bambino umano. È capace di 53 tipologie di movimento, possiede funzioni basiche di processamento visivo e una parziale sensibilità tattile.

Cognitivamente, oltre a essere in grado di imparare azioni complesse come l’afferrare, il mantenere e lo scuotere, è programmato per un apprendimento progressivo della lingua. 
Un altro importante traguardo dell’Istituto è Walk-man, robot ideato per destreggiarsi nelle situazioni di emergenza. L’obiettivo a lungo termine sarebbe di metterlo a disposizione delle comunità per intervenire in circostanze pericolose per l’uomo come calamità naturali o pericoli bellici. Ultimo, il più recente R1, pensato per un uso domestico, in particolare per servizi assistenziali per anziani, malati o diversamente abili.

Quali scenari ci aspettano dunque? Quello che si delinea all’orizzonte sembra meno catastrofistico rispetto a quanto suggerito dalla letteratura fantascientifica ma non per questo meno complesso. 
Innanzitutto, l’aspetto giuridico, ovvero tutte le problematiche sollevate dall’introduzione della cognizione automatizzata nella società. Il principale quesito verte sull’autonomia delegabile alla tecnologia e alla relativa responsabilità.

Il punto è che la macchina sarà sempre legata alla sua programmazione e, quindi, i suoi errori sempre riconducibili all’uomo. 
Un esempio classico per comprendere la questione è quello dei veicoli a guida autonoma. L’attività presenta numerosi imprevisti per i quali talvolta sono richiesti processi decisionali istintivi molto rapidi.

L’algoritmo non presenta un’emotività e dev’essere preparato a numerose possibilità. Il tipico dilemma che fa interrogare gli esperti sarebbe come programmare la macchina se la scelta dovesse essere tra investire un anziano o un bambino in una situazione nella quale non è prevista altra opzione. Per motivi come questi, non strettamente legati allo sviluppo tecnologico, attualmente esistono in commercio e circolano liberamente soltanto veicoli con pilota semi automatico che offrono un supporto al guidatore.

Lo scenario sembra meno catastrofistico rispetto alle suggestioni fantascientifiche, ma non per questo meno complesso

L’aspetto economico della tecnologia in questione invece porta subito alla mente il problema della sostituzione dell’uomo nel lavoro. Il timore non è così infondato in quanto verranno sostituiti molti impieghi principalmente legati ai lavori manuali e di calcolo. In compenso aumenteranno esponenzialmente i posti legati allo sviluppo, alla programmazione e alla manutenzione della macchina e non verranno toccate tutte quelle attività legate a capacità umane come l’empatia, la creatività, il ragionamento, la pianificazione, la percezione e la cognizione di alto livello.

Questo però potrebbe portare a un significativo aumento delle diseguaglianze sociali. Per tale motivo la questione in merito è molto controversa: per alcuni il futuro lavorativo sarà possedere la tecnologia, per altri l’AI rimarrà principalmente a supporto dell’uomo e non in sua sostituzione.

È interessante osservare gli effetti meno comunemente associati allo sviluppo dell’AI e che invece vanno a condizionare culturalmente l’umanità: le dipendenze digitali e l’appiattimento del senso critico. Il miglioramento predittivo degli algoritmi diffusi nella rete che rischiano di creare delle vere e proprie casse di risonanza dell’individuo che, per gratificazione immediata, spingerebbero molti all’uso compulsivo delle tecnologie di questo tipo. Inoltre, i contenuti informativi, ludici e legati alla socializzazione, nel diventare più affini al fruitore, quindi più appetibili, rischiano di diventare limitati e, in una certa forma, ripetitivi. Di conseguenza, si verrà a contatto solo con quanto vicino ai propri schemi mentali con significative ripercussioni nel confronto con il diverso.

Non ultima la questione etica che attraversa già tutti gli aspetti presi in analisi e ne chiama in causa altri. La cosiddetta roboetica comporta infatti questioni come l’uso dell’AI per l’industria del sesso, per l’istruzione, per l’uso bellico, per la manipolazione di scelte ed emozioni umane. Gli interrogativi si fanno numerosi, ma la riflessione in merito si muove più lentamente dello sviluppo della tecnologia. Per questo motivo sono sempre più urgenti confronti e studi in merito.

In Italia si stanno tenendo numerose iniziative per discutere le implicazioni etiche e sociali come per esempio il workshop Roboetica. Persone, macchine e salute, tenutosi questo gennaio all’interno dell’Assemblea della Pontificia Accademia per la Vita, e l’ultima edizione di Industry 4.0 – 360° Summit presso la Camera dei deputati e che ha visto il confronto di esperti del settore e di cariche istituzionali. Oggi a Bologna si terrà l’ultima lezione-spettacolo del progetto Oracoli. Sapere e pregiudizi al tempo dell’AI organizzato da Luca Sossella editore in collaborazione con cheFare.

L’AI è certamente un traguardo interessante ma sembra sfidare in modo particolare le sovrastrutture sociali e le convinzioni individuali. Per integrarla efficacemente nella società è necessario mantenere un approccio sì critico ma costruttivo. Sicuramente sarebbe importante abbandonare i facili e disinformati allarmismi legati a visioni distopiche. Bisognerà, invece, lavorare con attenzione agli aspetti giuridici ed etici cercando di mantenere la macchina a sostegno dell’umanità e non solo a vantaggio del singolo. Seguendo questa prospettiva non sarebbero necessarie le tre leggi della robotica di Asimov ma solo uno sviluppo consapevole e finalizzato.
Purtroppo però il mercato non sempre segue il bene comune.

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