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19 Febbraio 2018

La piazza del Cinema America e il pallone dell’assessore

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Il pallone è mio e ci gioco io. È con questo spirito che l’Assessore alla “crescita culturale” del Comune di Roma ha deciso che un’eccellente proposta culturale venisse spazzata via dalla città.

Stiamo parlando del Festival Trastevere Rione del Cinema organizzato dai Ragazzi del Cinema America che da quattro anni anima l’estate del quartiere romano portando in piazza San Cosimato 3.000 e più spettatori a guardare gratuitamente film presentati dagli stessi illustri registi e interpreti.

Ebbene, il festival non si può fare. Che diritto hanno i ventenni del cinema America di avere questo successo? Appoggiandosi non solo alle lamentele di una scarsa decina di persone che non riescono a dormire – sulle migliaia che abitano il quartiere – l’Assessore dichiara che ci sono denunce sulla legittimità della manifestazione e sul disturbo alla quiete pubblica. Il Primo Municipio richiede dunque una verifica di queste denunce per capire quale sia la falla nell’organizzazione del festival o nei permessi o nell’ordine pubblico.

Il lavoro appassionato e importante del gruppo dei ragazzi del cinema America non ha falle amministrative né di ordine pubblico. Inoltre è partecipato da adulti, bambini, anziani, anima una socialità ritrovata, rallegra i commercianti dei paraggi, rende il cinema accessibile a tutti perché gratuito e perché ci sbatti piacevolmente contro se fai una passeggiata a Trastevere in una sera d’estate.

E invece no, la piazza è di tutti, va messa a bando. Il progetto non solo non ha falle ma lo scorso dicembre l’Associazione Piccolo America ha presentato la richiesta di occupazione di suolo pubblico per l’arena nella piazza, non a titolo gratuito. Una procedura totalmente normale per svolgere una manifestazione culturale e per un costo di circa 35.000 euro, di cui l’Associazione si sarebbe fatta carico e che il Comune avrebbe potuto incassare.

La decisione è politica ma per viltà si nasconde dietro farfugliamenti amministrativi, di fatto inesistenti. Il primo Municipio di Roma interviene a difesa dei ragazzi e dell’arena, richiede l’utilizzo della piazza in quanto ente territoriale di Roma Capitale affinché si possa svolgere la manifestazione, concordando con l’Associazione Piccolo America accorgimenti tecnici che limitino il rumore, la fine delle proiezioni entro la mezzanotte, le cuffie due volte a settimana. La Presidentessa del Primo Municipio Sabrina Alfonsi dichiara: “Noi siamo pronti ad assumerci la responsabilità di far svolgere questa manifestazione, che ha un valore assoluto nel panorama delle attività culturali a Roma.”

No. L’assessore è irremovibile. La piazza viene inserita all’ultimo momento nel bando dell’Estate romana. E al diavolo i 35.000 euro. Si resta senza fiato per la finta legalità di imporre un bando su una piazza in cui si svolge già un’iniziativa che ha la sua unicità, per l’idea ipocrita di dover consentire a tutti di fare qualcosa che è venuto in mente a qualcun altro. Paradossalmente è come se si volesse togliere il festival di Sanremo da Sanremo perché anche le altre città hanno diritto di fare il festival della canzone.

Escono articoli su tutti i giornali, Valerio Carocci portavoce dell’Associazione Piccolo America rilascia interviste in cui cita i numeri di determine dirigenziali e protocolli comunali con cui hanno avuto tutti i permessi, elenca nomi di chi li ha firmati, spiega le procedure meglio di un funzionario statale. Registi, attori, premi oscar intervengono a loro favore: quante volte sono stati seduti in quella piazza a raccontare i loro film, il loro lavoro? Interviene addirittura il presidente del Consiglio per difendere il loro operato. Sindaci di altre città offrono le loro piazze per quell’esperimento così riuscito.

Quando si parla di cultura a Roma, di iniziative pubbliche, la frase che si sente pronunciare più spesso è “non ci sono fondi”. Dunque per una questione logica, per l’interesse dei cittadini – questo sconosciuto – l’Amministrazione dovrebbe soltanto favorire e promuovere iniziative di successo come l’arena di San Cosimato. Patrocinarle simbolicamente, ricavandone lustro e non spendendo un soldo. Poteva bastare un’apparizione dell’Assessore “Ragazzi, bravissimi, grazie a nome della città di Roma, continuate così, viva il cinema.”

È un potere ottuso e miope contro una visione della cultura coltivata da giovani che hanno dimostrato una tenacia e una speranza intramontabile nonostante la burocrazia che cerca in tutti modi di pugnalarli a colpi di comma, articoli e allegati (come nell’esperienza del Cinema Troisi a loro affidato).

“È come se ci stessero portando via un figlio di quattro anni che abbiamo nutrito e cresciuto.” ha affermato Carocci che, durante la conferenza stampa dello scorso 12 febbraio, dice amaramente: “Lavoriamo da quattro anni nell’estrema legalità e far passare il nostro lavoro come qualcosa di illegale è l’atto di censura più forte che abbiamo mai visto in questa città”.

Per quanto possa essere grande l’amarezza, lo è di più la voglia di occuparsi di cultura senza farsi sopraffare da questa oscurità che cala sulla città. Un’oscurità che vuole ventenni ciondolanti nelle piazze artificiali dei centri commerciali a guardare vetrine da cui si possa acquistare qualcosa o a spendere soldi per mangiare nel locale cool appena aperto. “Bisogna parlare di legalità quando parliamo dei ristoranti nel centro storico che sono in mano alla criminalità organizzata e non quando parliamo di iniziative culturali” sottolinea Sabrina Alfonsi alla conferenza stampa. E invece i ristoranti continuano ad accogliere avventori mentre i cinema chiudono.

“Questa città aveva bisogno di un nuovo progetto che portasse il cinema nella periferia di Roma. Siamo qui oggi – continua Carocci alla conferenza stampa – per annunciare che l’Associazione Piccolo Cinema America ha lavorato a un nuovo format culturale da proporre in alternativa a quel che è diventata ormai l’Estate Romana. Si chiama il Cinema in piazza ed è un progetto diffuso nelle borgate di Roma e viaggia tra il porto turistico di Roma ad Ostia, il Parco della Cervelletta a Tor Sapienza dove ci fu l’assalto al centro migranti e il Monte Ciocci, dove Ettore Scola – che ha sempre sostenuto la nostra battaglia – girò “Brutti, sporchi e cattivi”.

Il progetto l’avevamo immaginato in collaborazione con Piazza San Cosimato che doveva essere la piazza centrale che arricchiva e riportava le persone della borgata nel centro storico offrendo la cultura gratuitamente, ma abbiamo deciso di non partecipare al bando. Diciamo di no perché non si può fare un bando per le idee di altri: l’amministrazione fa un bando quando ha qualcosa da proporre e cerca un interlocutore che la possa realizzare. Il bando serve a questo e in questo serve a dare contributi. Nel nostro caso l’idea ce l’abbiamo noi, ma i contributi non li abbiamo chiesti.”

Annunciare il bando a venti giorni dalle elezioni, continua Carocci, è un segnale di strumentalizzazione politica di una proposta culturale inventata da ragazzi che lavorano in modo volontario e hanno tra i 20 e 25 anni. Oltre a questo, l’Associazione Piccolo America rifiuta di partecipare al bando per non dover sottostare ai dettami scritti chiaramente in un allegato in cui si chiede agli operatori culturali che vi partecipino di impegnarsi a ‘evitare comportamenti e dichiarazioni pubbliche che possano nuocere a Roma Capitale e ai suoi amministratori’. “Noi siamo un’associazione che rivendica la propria indipendenza culturale. E in un momento in cui l’amministrazione comunale sta proponendo alla città di riconvertire il cinema Metropolitan in un centro commerciale al 90%, noi, per organizzare San Cosimato non possiamo accettare questa censura e questo impedimento di continuare a lottare per la difesa degli spazi culturali e dei cinema della nostra città.”

Come antichi guerrieri che usano con sapienza con l’arte della guerra per condurre la propria battaglia, i ragazzi del Cinema America aggirano l’ostacolo, si spostano in avanti e preparano un’offensiva ancora più massiccia.

“Abbiamo lavorato, studiato, abbiamo mappato la città e individuato i luoghi in cui il bando dell’Estate Romana nonostante i contributi non è riuscito a finanziare progetti perché non ha trovato interlocutori in grado di realizzarli. Nelle aree di Monte Ciocci e Parco della Cervelletta – luoghi in cui tra giugno e luglio non è mai successo niente, almeno negli ultimi anni – proponiamo due arene cinematografiche. Mentre abbiamo programmato in collaborazione con il Dott. Donato Pezzuto, amministratore giudiziario del Porto di Ostia sequestrato a Mauro Balini, un’arena di 90 giorni a ingresso gratuito con 1500 posti. Abbiamo infatti chiesto al Porto turistico di Roma, in cui esiste grande collaborazione con gli enti locali, di accoglierci proprio per portare in quel luogo un po’ della nostra esperienza.”

In questi tre luoghi i ragazzi del Cinema America vogliono portare quello che hanno messo in pratica a San Cosimato “non abitando i luoghi ma le relazioni” come ricorda Carocci citando l’antropologo Franco La Cecla.

“Noi vogliamo portare questo nelle periferie. Un controllo endogeno: i territori, se sono vissuti, abitati, vivi culturalmente, sono sicuri. Non c’è bisogno della camionetta dei carabinieri che controlla. A San Cosimato, alla fine, la camionetta dei carabinieri se ne era andata. La piazza era tornata ad essere un luogo sicuro e questo è quello che vogliamo fare nella periferia della città. Noi veniamo dalla periferia, siamo arrivati nel centro storico perché ci studiavamo e cercavamo un luogo per confrontarci – quello che poi è diventato il Cinema America – quindi siamo pronti per esportare il modello.”

Ecco l’offensiva: il modello di San Cosimato moltiplicato per tre, luoghi di cui si parla come pericolosissima terra di nessuno – come Ostia – ma che sono pieni di giovani che solitamente non hanno accesso a nessun tipo di offerta culturale diffusa e gratuita. Questo è pianificare una politica culturale accessibile e inclusiva sul territorio cittadino.

L’Assessore è rimasto da solo col pallone in mano nella piazza vuota. In lontananza si sentono i ragazzi: hanno già ricominciato a giocare, stanno organizzando un torneo e probabilmente torneranno.


Immagine di copertina da federicorocchi.blogspot.it

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