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L’ultimo treno per Lastation, una battaglia collettiva per uno spazio di partecipazione

Quando Ramdom è nata nel 2011 lo ha fatto in modo specifico attorno ad un tema e un formato molto precisi. Il tema è quello della rigenerazione urbana, il formato Default: una masterclass internazionale della durata di una settimana, discorsiva, che non prevedeva la formalizzazione di un’opera d’arte. Una scelta molto coraggiosa che da subito ha orientato il lavoro verso un indirizzo chiaro: quello della sperimentazione transdisciplinare tesa alla definizione di un linguaggio capace di costruire un senso comune dello stare insieme. Oltre il tema proposto, l’arte è da subito diventata un vettore capace di attraversare le discipline provando, nella discontinuità, a creare un nuovo linguaggio e quindi una funzione istituente. Per istituzione s’intende in questo caso non un luogo fisico ma un luogo capace di produrre relazioni e idee o se vogliamo pratiche.

Il linguaggio è stato da sempre per Ramdom il dispositivo1G. Agamben, Cos’è un dispositivo, I sassi nottetempo, Roma, 2006, p. 22 attraverso il quale provare raccontare le cose in modo differente, produrre un nuovo immaginario e quindi cambiamenti.

Ma soffermiamoci un momento qui. Costruire un nuovo linguaggio, istituire, produrre relazioni sono parte di un percorso che ragiona innanzi tutto sulla ridefinizione delle pratiche rimettendo in scena la percezione del reale. Per farlo il fuoco si sposta sulla progettualità e quindi sull’aspetto sociale attraverso la dimensione estetica. Così agendo Ramdom ha prodotto uno spazio molto ampio di possibilità attivando comunità, territorio ed economie (economia reale ed economia dell’amicizia); conoscenza, codici, informazione, emozione, affetto e ottimismo. O come direbbe Antonio Negri amore e cioè “una comunità formata dall’incontro di passioni, una comunità che si manifesta da passioni contraddittorie e conflitti. […] un comune amato dalle singolarità o dalla moltitudine”2Traduzione dell’autore. P. Gielen e S. Lavaert, Art and Common. A Conversation with Antonio Negri, p.178 in Community Art, The Politics of Traspassing a cura di P. De Bruyne & Pascal Gielen, Antennae Valiz, Amsterdam, 2013 .

Ex Dormitorio, 2020, courtesy Ramdom

 

Attraverso la narrazione, infine, Ramdom ha strutturato e sviluppato un tessuto connettivo fatto di soggettività, responsabilità e confronto dialettico che produce invenzione, moltitudine e comune3Traduzione dell’autore. Antonio Negri: “Ciò di cui il capitale non può appropriarsi e mai potrà è l’energia della forza di produzione che chiamiamo il potere dell’invenzione o la moltitudine di individui che producono il comune. Il comune è la forza di produzione per eccellenza”. In Art and Common. A Conversation with Antonio Negri, di P. Gielen e S. Lavaert p.177 in Community Art, The Politics of Traspassing a cura di P. De Bruyne & Pascal Gielen, Antennae Valiz, Amsterdam, 2013 a partire da un ripensamento del proprio ruolo. Un ruolo pubblico, fino al 20154Nel 2013, con il progetto Lastation, Ramdom è risultata vincitrice del bando “Mente Locale” ma solo in data 18/11/2014 viene firmato con la Regione Puglia – Servizio Demanio e Patrimonio l’atto di concessione avente ad oggetto l’uso temporaneo, connesso al progetto di cui al citato bando, per la durata di 6 anni, dei locali dismessi del primo piano della stazione ferroviaria sita in Gagliano del Capo (Le); tuttavia, a causa di un ritardo nell’espletamento dell’istruttoria da parte dell’Ente regionale, l’Associazione, a seguito di numerosi solleciti, entra nel possesso dell’immobile soltanto in data 13/05/2015 (v. verbale di consegna di pari data) e cioè circa 6 mesi dopo la sottoscrizione del predetto atto di concessione d’uso. anno in cui prende possesso della casa dell’ex capo stazione dando vita al progetto Lastation, articolato ben oltre i confini di uno spazio fisico.

Un’eredità, questa, custodita con cura fin oggi che Lastation, oltre ad essere la casa e quartier generale di Ramdom, è diventata Centro di ricerca e produzione artistica, Istituto culturale, Centro di residenza e Osservatorio sulle Terre Estreme.

Ramdom ha strutturato e sviluppato un tessuto connettivo fatto di soggettività, responsabilità e confronto dialettico che produce invenzione, moltitudine e comune.

Dire però che Lastation è solo espressione progettuale di Ramdom non è del tutto corretto. Lastation è infatti emanazione di un indirizzo culturale specifico che la stessa Regione Puglia ha segnato attraverso bandi a sostegno delle imprese culturali locali: Mente Locale, Principi Attivi, Bollenti Spiriti, Bandi Cultura, e altri. Strumenti che hanno permesso a Ramdom di riqualificare e animare il primo piano della stazione trasformandolo nel corso degli anni in un simbolo e un modello della produzione e dell’impresa culturale nell’estremo sud d’Italia.

Lastation è diventata così l’avamposto di una ricerca specifica, l’“Indagine sulle Terre Estreme”, attraverso la quale è stato valorizzato il territorio mettendolo in relazione con realtà simili a livello nazionale e internazionale. È un luogo che ha attivato energie coinvolgendo la comunità locale; ha stretto relazioni e sinergie; ha ospitato, nel corso degli anni, più di cinquanta tra artisti, curatori, ricercatori e semplici appassionati da tutto il mondo. È stata sede di mostre, rassegne cinematografiche, performance sperimentali e dal 2019 si è dotata di una Mediateca – “Osservatorio sulle Terre Estreme” – centro di ricerca e punto di riferimento per tutti coloro che, a partire dalla specificità del territorio del Capo di Leuca, vogliono conoscere di più sul tema e sulla produzione artistica realizzata negli ultimi dieci anni di lavoro attraverso opere d’arte e pubblicazioni.

The Other Shapes of Me, foto courtesy Sergio de Riccardis

 

Ma c’è di più: attraverso Lastation, Ramdom ha prodotto un lavoro di trecentosessantacinque giorni l’anno generando un’economia reale e continua sul territorio che va ben oltre la sola stagione estiva, quella in cui solitamente si accende la luce sul territorio e la Regione Puglia. Un’economia che ha prodotto nel tempo lavoro e occupazione stabile coinvolgendo tanto le forze locali (personale, artigiani, commercianti ecc.) quanto quelle nazionali e internazionali come nel caso di “The Other Shapes of Me” di Emilio Vavarella realizzato e prodotto interamente a Gagliano del Capo in collaborazione con la storica Tessitura Giaquinto e oggi parte della collezione permanente del MAMbo di Bologna.

Per questo Lastation non è un bene che appartiene e riguarda solamente Ramdom ma è un bene che riguarda tutti. È un modello culturale, una realtà unica e preziosa in un territorio complesso, periferico, remoto5Default11, progetto con il quale Ramdom è nata, ebbe luogo a Lecce. Spostare la progettazione a Gagliano del Capo (LE), nel punto più estremo a sud-est d’Italia, è stata una scelta di resistenza culturale: ha significato scegliere un territorio e alzare la posta in gioco confrontandosi costantemente con una condizione di precarietà (area interna, rurale, a rischio di spopolamento) in cui l’arte assume, oltre che connotati estetici specifici, anche una dimensione sociale., che andrebbe sostenuta, ma alla quale le Ferrovie del Sud-Est hanno chiesto di sgomberare lasciando, ad oggi, solo intravedere una piccola apertura per l’ex dormitorio che da anni, però, giace abbandonato a pochi metri dalla stazione stessa e che necessiterebbe di ingenti somme di denaro per essere rimesso in opera prima e riattivato poi.

Se così fosse vorrebbe dire che il dormitorio tornerebbe in primo luogo ad essere un bene della comunità di Gagliano e questa, si, potrebbe essere una vittoria politica di primaria importanza.

Jacopo Rinaldi, Intervallo, 2017 e Nuvola Ravera, Fin…esy Ramdom

 

La battaglia intrapresa in questi mesi per la difesa di Lastation non è stata quindi solo quella per uno spazio, ma una battaglia politica per difendere una visione e progettualità a lungo termine, sostenute dalla Regione6Con il progetto Lastation, Ramdom è vincitrice del bando “Mente Locale”, promosso dall’Assessorato ai Trasporti della Regione Puglia, avente finalità di recupero e riconversione dei beni immobili a servizio del trasporto pubblico locale sottoutilizzati e/o non più utilizzati per abbandono e deperimento, per scopi sociali, ambientali, turistico-culturali, di promozione del territorio e della mobilità sostenibile, attraverso la valorizzazione delle esperienze del no-profit, del volontariato, della cittadinanza attiva. in primis, e poi da tutti i soggetti pubblici e privati che in questi anni hanno supportato e incentivato il nostro lavoro. Chiudere sarà difficile: vorrà dire mettere a repentaglio posti di lavoro e un’eredità fatta allo stesso tempo da professionalità, valorizzazione del territorio e opere d’arte prodotte.

Molti, quindi, gli interrogativi che questa situazione ha generato, prima di tutto: cosa ne sarà del lavoro fin ora fatto? Che fine farà tutta l’eredità culturale fin qui prodotta? Restano domande aperte sulle quali costantemente ci interroghiamo ma su cui, siamo certi, s’interrogano costantemente tutti quei soggetti – spazi, istituzioni di varia natura – che sono nelle nostre condizioni e che hanno stretto con il territorio una relazione profonda e proficua.

La battaglia di Ramdom per Lastation non può quindi che essere una battaglia collettiva. Una battaglia da condurre insieme, una battaglia che ci auguriamo possa, oggi ancor di più, accendere un faro e aprire una discussione con chiunque voglia interagire. Noi siamo disponibili!


Immagine di copertina: Lastation, 2013, foto courtesy Ramdom