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14 Marzo 2019

‘Autodistruzione creatrice’, ovvero il lavoro al tempo di Fiverr

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Oggi pubblichiamo il terzo estratto da Entreprecariat. Siamo tutti imprenditori. Nessuno è al sicuro di Silvio Lorusso. Fa parte della serie di 4 estratti dallo stesso libro che pubblicheremo settimanalmente e sono dedicati a Fiverr e ai cosiddetti ‘gig’: piccoli lavori una tantum intorno ai quali sta fiorendo un intero sistema economico legato alle piattaforme digitali.  


(Continua da questa pagina) –  A volte diversificare la propria offerta vuol dire inventare un servizio che prima non c’era. Come si è detto, su Fiverr si trovano numerosissime stramberie che sembrano rifarsi al teatro dell’assurdo e alla performance art oppure replicano la logica dei meme.

Questi servizi post-situazionisti ci fanno riflettere su tutti gli altri: in fondo che differenza c’è tra chi registra la sua voce per uno spot pubblicitario e chi si filma mentre parla al telefono con una banana? Entrambi forniscono delle prestazioni, livellate e astratte dalla conveniente interfaccia di Fiverr.

[Pubblichiamo, su concessione dell’autore, un estratto da Entreprecariat. Siamo tutti imprenditori. Nessuno è al sicuro di Silvio Lorusso (Krisis, 2018)]

Il sito è perciò una chiara manifestazione di quella che Federico Chicchi e Anna Simone chiamano «società della prestazione», in cui le qualità performative del lavoro contemporaneo sono oggetto di valorizzazione economica. Fiverr incoraggia l’incessante invenzione di servizi, un processo che, strizzando l’occhio a Schumpeter, potremmo chiamare autodistruzione creatrice, ovvero il rimescolamento di competenze, pratiche e iniziative a misura d’individuo.

Su Fiverr il lavoro diventa spesso spettacolo, e ciò a volte porta con sé delle conseguenze. Nel 2017 Felix Kjellberg, in arte PewDiePie, lo youtuber con più iscritti al mondo, è finito nei guai con un video in cui descriveva proprio il funzionamento del sito. Nella clip PewDiePie scopre Fiverr e ci spiega di che si tratta.

Per fare ciò ordina innanzitutto un logo, stupendosi della semplicità e dei costi del servizio, ma poi decide sventuratamente di testare i limiti etici della piattaforma e di quelli che ci lavorano commissionando il messaggio «Death to All Jews» ai Fiverr Funny Guys, due giovani indiani che, indossando una decorazione natalizia sul petto nudo, mostrano un cartello con un messaggio scelto dal buyer mentre ballano su uno sfondo tropicale.

Difficile ignorare le implicazioni post-coloniali del fattaccio: qui lo sguardo occidentale esercita il suo potere mettendo a valore l’esotismo dei corpi, dei movimenti e degli scenari. Kjellberg è stato prontamente bannato da Youtube e lo stesso è accaduto ai poveri indiani che hanno in seguito pubblicato una dichiarazione di scuse in cui spiegano di non conoscere il significato del messaggio incriminato.

Mettiamo da parte gli scandali e consideriamo ora le storie di successo, che a quanto pare su Fiverr non mancano. Tra i “killer gig” ci sono quelli offerti da Joel Young, padre di famiglia costretto a trasferirsi spesso a causa della sua attività di pastore ecclesiastico. Young ha guadagnato quasi un milione di dollari creando voice-over su Fiverr, munito solo del suo laptop e di un microfono.

Riflettendo sulla sua fortunata carriera in un’intervista della CNBC, Young spiega le ragioni del suo successo: bisogna reggersi sulle proprie gambe e far sì che le cose accadano. Di contro, i detrattori del marketplace sono parecchi. C’è chi considera Fiverr una vera e propria truffa e ha creato un sito apposta per dirlo intitolato Fiverr is a Scam.

Su Fiverr numerosissime stramberie sembrano rifarsi al teatro dell’assurdo e alla performance art oppure replicano la logica dei meme

Una truffa sia per gli acquirenti, che comprano ad esempio follower per i propri social che scompaiono nell’arco di pochi giorni; ma anche per i venditori, poiché la piattaforma «attinge a un bacino globale di seller disperati che competono tra loro nella speranza di procacciarsi quattro dollari preziosi». Fiverr, come d’altra parte numerosi servizi online, generalizza l’accesso a risorse e servizi, ma nel fare ciò omogeneizza il mercato prescindendo dalle differenze culturali ed economiche dei contesti di riferimento.

Un grafico statunitense si può trovare a competere con un collega bengalese per un guadagno equivalente solo sulla carta.

Qualche tempo fa fece scalpore una storia relativa alla campagna presidenziale di Trump. Tra i tormentoni dell’attuale presidente degli Stati Uniti, c’era l’idea di riportare il lavoro in America. Basta con la delocalizzazione!, prometteva Trump. Ebbene, si è scoperto tra i designer delle slide usate dall’allora candidato compariva un’adolescente di Singapore assoldata proprio tramite Fiverr. La ragazza ha raccontato di aver usato il servizio per mettere qualche soldo da parte per l’apparecchio da denti.

In tale contesto, dove si colloca Fiverr, dalla parte dei buyer o dei seller? In altre parole, ritiene più importante agevolare il lavoro dei venditori oppure far sì che i compratori traggano vantaggio da una manodopera a basso costo e senza diritti, scaricando i costi sui freelancer?

Su Fiverr il lavoro diventa spesso spettacolo

A tal proposito la posizione dell’azienda rimane in questo parecchio ambigua: qualche anno fa pubblicò un post sponsorizzato che domandava: «perché pagare 100 dollari per un logo?» scatenando le ire di molti graphic designer. Nella sezione dedicata alla rassegna stampa, Fiverr si fregia di articoli dal titolo piuttosto deprimente, come «Così un uomo usa Fiverr e la sua creatività in un’economia di poveretti» in cui si racconta con entusiasmo che per cinque dollari è ora possibile delegare interi progetti a sconosciuti.

Fiverr è inoltre promosso come lo strumento perfetto per il bootstrapping di una startup, ovvero la messa in piedi di un servizio con risorse finanziarie minime. Una testimonial di Fiverr spiega sull’homepage che il sito le ha permesso di «delegare lo stress» mentre un altro gioisce del tempo risparmiato grazie a esso. D’altro canto Fiverr si propone di potenziare l’autonomia dei suoi microimprenditori offrendo tutorial e strumenti per gestire le proprie finanze, come Elevate, una sorta di 101 della vita freelance.

Inoltre il sito tutela i freelancer rendendo il pagamento immediato, eliminando lo spettro delle attese di 30, 60, 90 giorni. La vera domanda sembra dunque essere: qual è la differenza tra buyer e seller, dato che, come abbiamo visto, il titolo di doer può essere vantato sia da chi vende, sia da chi compra. Su Fiverr ognuno sembra essere il freelancer di qualcun altro, un perfetto schema di Ponzi che avvantaggia soprattutto la piattaforma.

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