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8 luglio 2015

Chi conosce Blockchain è perché probabilmente conosce già Bitcoin, ossia la moneta alternativa che ha avuto grande successo negli ultimi anni. Bitcoin è stato la “proof of work” di Blockchain, la prova che la tecnologia funziona e può supportare applicazioni complesse. Di per sé Bitcoin non ha avuto grandi effetti sui sistemi economici e politici esistenti, ma Blockchain ha delle potenzialità molto più radicali.

Le radicali potenzialità di Blockchain

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Sarebbe utile se invece di passare attraverso la banca si potesse accendere un mutuo autonomamente, usando un software che automaticamente raccoglie finanziamenti prelevando, ogni mese, i soldi dal proprio conto in banca per poi redistribuirli fra i creditori; dovrebbe essere un pezzo di software che, assieme a una serie di altre operazioni come verificare gli eventuali mancati pagamenti, fosse in grado di compiere tutte queste attività in totale autonomia chiedendo il consenso pubblico di tutti gli operatori coinvolti circa l’autenticità del contratto: non è un’utopia perché questi pezzi di software esistono e si chiamano Smart Contract (contratti intelligenti), contratti che si eseguono da sé, e sono l’ultima applicazione della tecnologia Blockchain.

In questo momento è in corso un boom di start-up legate alla tecnologia Blockchain

Chi conosce Blockchain è perché probabilmente conosce già Bitcoin, ossia la moneta alternativa che ha avuto grande successo negli ultimi anni. Bitcoin è stato la “proof of work” di Blockchain, la prova che la tecnologia funziona e può supportare applicazioni complesse. Di per sé Bitcoin non ha avuto grandi effetti sui sistemi economici e politici esistenti, ma Blockchain ha delle potenzialità molto più radicali.

Blockchain è essenzialmente un registro pubblico e sta a indicare una “catena di blocchi”: tutti gli utenti di una particolare catena “possiedono” un blocco, in cui sono registrate tutte le transazioni dell’intera successione. In questo modo, ogni transazione può essere verificata in relazione a tutti i blocchi della catena e ogni anomalia, come ad esempio un utente che cerca di far valere delle transazioni che gli altri non riconoscono, diventa facilmente riconoscibile.

Combinando questa visibilità pubblica con intelligenti soluzioni criptografiche si ottiene un sistema che è in grado di garantire l’autenticità delle operazioni senza dover ricorrere a un’autorità centrale: tutto ciò rende automatiche una serie di funzioni che finora hanno richiesto, in ultima istanza, la firma di un operatore in carne e ossa, come per il trasferimento di denaro, l’emissione di strumenti finanziari, la registrazione di proprietà e funzioni notarili di ogni tipo.

In questo momento è in corso un boom di start-up legate alla tecnologia Blockchain: Mark Andreessen, fondatore del venture capital firm a16z, sostiene che il potenziale è grande quanto quello di internet durante gli anni Novanta.

La maggior parte dei progetti in corso riguarda la possibilità di gestire autonomamente servizi finanziari di vari tipo: un esempio è Abra che usa Blockchain per trasferire denaro direttamente da un mobile wallet a un altro, permettendo di creare un sistema di pagamenti effettivamente al di fuori dal controllo del sistema bancario (o dei controlli finanziari).

Interessante è il caso di BitPesa che utilizza il sistema di pagamenti mobile M-pesa, già molto usato in alcuni paesi africani per facilitare i trasferimenti di denaro utilizzando Bitcoin: in questo modo viene riaperto l’importante flusso delle rimesse da parte di magrati, che è stato parzialmente chiuso dalle nuove norme antiterroristiche degli Stati Uniti, rendendo quasi impossibile il trasferimento di denaro in paesi come Sudan o Somalia attraverso il sistema bancario ufficiale.

Altre applicazioni, invece, hanno a che fare con l’automatizzazione di funzioni giuridiche.
Un’importante area di sviluppo è rappresentata dalle soluzioni Blockchain che possono sostituire i back-office di società finanziarie: di solito gli strumenti finanziari complessi si presentano come malloppi formati da parecchie centinaia di pagine di documentazione giuridica e le procedure di settlement e due diligence impiegano eserciti di avvocati; invece, con una soluzione Blockchain, tutta questa documentazione può essere gestita da un algoritmo, una sorta di avvocato robotico che potrebbe soppiantare quelli reali.

La natura disruptive del Blockchain può diventare la tecnologia di base per una nuova auto-organizzazione dell’economia collaborativa

Questa “giurisprudenza automatica” trova anche delle applicazioni molto interessanti nel campo del futuro internet of things: è per questo che IBM e Samsung hanno sviluppato il sistema ADEPT che usa smart contracts basati su Blockchain per rendere possibile la contrattazione fra macchinari senza l’intervento umano; la self-driving car può rifornirsi di carburante al distributore automatico, pagare la benzina tramite uno smart contract e verificare la responsabilità del distributore in caso di errori, organizzando autonomamente i necessari risarcimenti.

Blockchain offre una serie di applicazioni molto interessanti anche nell’organizzazione autonoma dell’economia collaborativa, perché potrebbe supportare dei registri di “proprietà” alternativi come la registrazione di quella di beni nell’economia informale, o di beni reputazionali (trasformandoli, come aveva suggerito Hernando de Soto già vent’anni fa, in capitale), o l’organizzazione di forme societarie diverse, includendo le definizioni dei diritti e dei doveri dei soci. Si potrebbe immaginare collettivi di produttori che usano Blockchain per darsi forme organizzative solide e garantite, senza necessariamente incorporarsi nelle forme giuridiche previste dal sistema giuridico nazionale, creando una sorta di CopyLeft del diritto societario.

Si potrebbe anche supportare l’organizzazione di flussi finanziari alternativi, estendendo il peer finance a strumenti più complessi, come mutui, casse di risparmio diffuse, mutuo soccorso o mercati azionari non ufficiali. Blockchain potrebbe effettivamente diventare la tecnologia di base per una nuova giurisprudenza che organizza l’economia collaborativa e, ugualmente, essere una sorta di Napster per le banche e il sistema finanziario.

In questo modo la natura disruptive del Blockchain non consiste solo nel suo potenziale di facilitare un ulteriore passo verso l’automatizzazione del lavoro del sapere, rischiando di rendere disoccupati eserciti di avvocati, notai ed impiegati di banca, ma anche nella possibilità di diventare la tecnologia di base per una nuova, più solida ed avanzata auto-organizzazione dell’economia collaborativa. Così come la nascente borghesia, nel Seicento, usava la carta stampata per creare le istituzioni di una nuova economia capitalista, noi useremo, forse, Blockchain per dare una forma istituzionale a quelle che fino ad oggi rimangono forme di collaborazione diffuse e abbastanza disorganizzate: in questo consiste il potenziale politicamente disruptive di Blockchain.


Immagine di copertina: ph. William Bout da Unsplash

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