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Come manipolare i social durante una pandemia

Una prospettiva interessante da cui osservare la pandemia in corso è quella che permette di analizzare il flusso di informazioni che circolano su Facebook da quando è iniziata. Osservare il tipo di contenuti condivisi, le pagine che li fanno girare e le reazioni che suscitano consente di individuare chi fa da cassa di risonanza a queste iniziative, aiutandoci a capire chi ne può trarre vantaggio a livello politico.

Fabio Giglietto è Professore Associato di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi all’Università di Urbino e coordina un team di ricercatori che lavora su Mapping Italian News & Democracy, un progetto di mappatura dell’informazione online iniziato durante le elezioni italiane del 2018. Il suo gruppo di ricerca ha accesso a dati e strumenti – forniti anche dalla stessa Facebook – che permettono di individuare reti di pagine e gruppi che agiscono in modo coordinato veicolando messaggi di propaganda politica. Partendo da un dataset di 80.000 fake news segnalate da fact checker italiani come Pagella Politica e Facta, Giglietto e il suo team sono riusciti a isolare un certo numero di pagine e gruppi Facebook che condividono notizie false e inaccurate con una certa continuità.

I maggiori cluster italiani attivi in attività coordinate di condivisione su Facebook. “Ci sono utenti singoli che in determinati momenti condividono gli stessi contenuti in molti gruppi diversi, stiamo studiando i profili che lo fanno. Questi profili non sembrano bot, sono reali.” afferma Giglietto.

 

Si chiama coordinated link sharing behavior (CLSB) – traducibile come ‘comportamento coordinato di condivisione di link’ e il suo gruppo di lavoro ne ha osservato i pattern durante i mesi della pandemia. Le domande che si erano posti erano sostanzialmente due: i post condivisi da queste azioni coordinate hanno ottenuto più interazioni? Che tipo di contenuti circola in queste pagine e gruppi Facebook?

“Sono pagine e gruppi che condividono in modo coordinato contenuti dopo pochi secondi che finiscono online. Spesso sono gruppi vicini al M5S e alla destra nazionalista, come Lega e Fratelli d’Italia, ma sembrano esserci stati anche dei tentativi da parte di Italia Viva.” afferma Giglietto, che continua “Le pagine che fanno girare contenuti di un certo tipo sono sostanzialmente le stesse dal 2018. Quando c’e’ stata la prima ondata di Covid ci siamo resi conto subito che in un momento di panico generalizzato, le interazioni e i membri di alcuni gruppi stavano crescendo in modo esponenziale.”

“Abbiamo potuto osservare come le posizioni di questi siano cambiate nel tempo.” aggiunge Giglietto “Fino al 2018 era impossibile distinguere il network della destra da quello dei Cinque Stelle, si comportavano quasi come un’entità unica. Dal 2019 invece, quando M5S e Lega si sono divisi, le rispettive pagine spingono agende diverse. I due blocchi non sono però completamente separati, ci sono ancora delle intersezioni.”

Un cluster cospirazionista riconducibile alla destra italiana comprende anche sedicenti fan di Anonymous, anti-vaccinisti, i Fan di Diego Fusaro, movimenti anti-euro, contro il 5G e il Nuovo Ordine Mondiale.

 

Il 27 Ottobre, tra le prime cinque pagine per numero di interazioni sospette su contenuti contro il dpcm c’erano le pagine di Nicola Porro, Noi Poliziotti per sempre e Sputnik Italia, agenzia di stampa governativa russa. Due giorni più tardi, tra le pagine troviamo Sara Cunial, Sapere è un dovere e L’Eretico, mentre tra i gruppi c’è nuovamente L’Eretico, ma anche Con il M5S e Conte Presidente e Sostenitori di Byoblu (Gruppo non ufficiale), che ha visto crescere del 600% il numero di membri durante la pandemia.

Le pagine incluse nella lista disponibile su CrowdTangle sono state selezionate per aver contribuito ad organizzare proteste no-mask, per aver condiviso fake news sul coronavirus o hanno ricevuto like da qualcuno appartenente a questi gruppi, filtrate per keyword legate alle proteste e alle misure anti-covid. (Data 29 Novembre 2020)

 

Nella maggioranza dei casi parliamo di gruppi e pagine Facebook non ufficiali, i nomi che fanno riferimento a partiti o personaggi pubblici infatti non implicano un diretto coinvolgimento dei soggetti in questione. Tuttavia, immaginate se qualcuno creasse una pagina Facebook che condivide contenuti falsi sul Covid-19 utilizzando il vostro nome, che fareste? Probabilmente chiedereste di chiuderla, ma potreste anche non saperlo, almeno fino a prima di leggere questo articolo.

Altre pagine invece non sono riconducibili a determinati partiti politici, almeno di facciata, ma hanno agende politiche chiare. In questo caso, la propaganda politica viene infilata in modo subdolo tra contenuti di intrattenimento come meme e video divertenti.

Per capire il tenore dei messaggi, basta andarsi a fare un giro su CrowdTangle, lo strumento utilizzato dal team di ricerca che raccoglie e visualizza questo tipo di contenuti e le pagine che li condividono. Nella maggior parte dei casi si tratta di teorie del complotto, contenuti anti-vaccinisti, anti-europeisti, negazionisti, no-mask e contro l’immigrazione, che fanno leva su notizie false, teorie anti-scientifiche e contenuti utilizzati fuori dal loro contesto.

Un esempio recente è la campagna che attraverso le riprese amatoriali di due signore voleva dimostrare come in realtà non ci fosse nessuna emergenza all’ospedale Sacco di Milano. Difficile dire se chi ha creato questi contenuti sia in malafede o meno, ma di sicuro sta facendo da cassa di risonanza a notizie false. Il fatto che Open ne abbia parlato – dimostrando che se le ambulanze non arrivavano era perché non c’erano più posti per ricoveri da Covid-19 – è un esempio di media manipulation in cui sono i media mainstream ad inseguire l’agenda di utenti che condividono fake news facendole diventare virali.

Questi contenuti vengono amplificati dalle condivisioni di pagine e gruppi Facebook con migliaia di membri, drogando l’algoritmo della piattaforma con azioni coordinate che ne determinano il successo. Gli algoritmi tendono a premiare i contenuti ingaggianti, la tecnologia creata da Zuckerberg è infatti costruita per aumentare le interazioni e il suo tempo di utilizzo, monetizzando sulle preferenze degli utenti. Quando l’algoritmo che determina cosa vediamo su Facebook capisce che un contenuto condiviso molte volte potrebbe avere successo, tende a metterlo in primo piano e a proporlo ad altre persone collegate alle pagine dove è apparso.

Se vi chiedete perchè quel vostro amico su Facebook, quello che postava sempre foto di gattini, da qualche settimana abbia iniziato a condividere post sulla dittatura sanitaria che opprime l’Italia, provate a vedere di che gruppi fa parte e potreste trovare la risposta. Pagine che di solito condividono immagini e meme, ma di tanto in tanto passano anche contenuti di tipo politico, possono raggiungere anche persone al di fuori di gruppi esplicitamente politicizzati. Queste dinamiche vanno avanti da anni – pensate a quei gruppi Facebook che improvvisamente cambiano nome e ritornano attivi dopo anni parlando di cose completamente diverse – e sono subdole perché avvengono in pagine nate per l’intrattenimento. Se quel vostro amico su Facebook ha fattori di rischio come obesità e diabete poi – molto diffuse nella fascia di popolazione a più basso reddito e limitato livello di istruzione, alle quali potrebbe appartenere – l’esposizione ad un certo tipo di messaggi diventa anche un pericolo per la sua salute. A livello macro, spingere le persone a non seguire la regole – cosa peraltro paradossale per una destra che ha sempre fatto dell’ordine il caposaldo della propria ideologia – ha impatto devastante sul sistema sanitario nazionale, sia a livello di vite umane che di spesa pubblica.

Siamo di fronte una strategia di manipolazione dei media, i cui ingranaggi sono rappresentati anche da utenti inconsapevoli. Da una parte abbiamo l’utilizzo di fake news o notizie tendenziose condivise da pagine con grande seguito e network di profili che in pochi secondi condividono quei messaggi decine di volte. Dall’altra troviamo centinaia di migliaia di persone che diventano il bersaglio di queste campagne – costruite per far leva sulle emozioni più forti, come la paura – che senza nemmeno accorgersene contribuiscono a diffondere quelle narrazioni. Questi gruppi agiscono non solo quando ci sono campagne elettorali in corso, è una pratica utilizzata in continuazione e simile al seeding: una strategia di marketing online pensata per disseminare contenuti pubblicitari per farli diventare ‘virali’, inflazionando diffusione ed engagement sui social.

Le condivisione negli ultimi tre anni di due articoli utilizzati strategicamente durante la pandemia: il primo riguarda un sondaggio sull’Euro, l’altro è una notizia, poi smentita dalla stessa testata, di tre morti in seguito ad un vaccino anti-influenzale.

 

“Il concetto chiave è quello di media manipulation, coniato da colleghi americani durante le elezioni USA 2016.” continua Fabio Giglietto “Normalmente siamo portati a pensare che i media ci manipolino, non diventino oggetto di manipolazione. Oggi invece, gruppi organizzati sfruttano le debolezze dell’ecosistema media contemporaneo per veicolare contenuti di loro interesse.”

“Ci sono studi sui rumor condotti dopo la seconda Guerra mondiale che mostrano come i temi ad alto contenuto di incertezza e considerati molto impattanti sulla vita personale siano i più soggetti a creare teorie che serpeggiano tra la popolazione. L’analogia con la pandemia in corso è evidente.” Se proviamo a guardare sui social, dove molte delle nostre conversazioni avvengono, troviamo amici, specifiche pagine e gruppi Facebook che condividono messaggi contrastanti sulla pandemia che ha cambiato le nostre vite.

Al netto della comprensibile frustrazione causata dalla peggiore pandemia da un secolo a questa parte, è chiaro come una certa parte politica stia buttando benzina sul fuoco per capitalizzare politicamente sul disagio degli italiani. Il paradosso è che parlare di teorie cospirazioniste, anche in modo critico, a volte finisce per fare da cassa di risonanza a quelle stesse teorie. Probabilmente tutti noi, almeno una volta, siamo finiti in una rabbit hole senza nemmeno rendercene conto. Come Alice nel Paese delle Meraviglie, seguiamo il coniglio nel suo percorso folle in un mondo che di reale non ha nulla, ma che emotivamente ci coinvolge e ci affascina perché diverso dall’idea di realtà che siamo abituati ad accettare. Sono realtà confezionate per fare leva sulla paura di perdere il lavoro, la libertà, le persone a cui teniamo. Come accadde nel 1918 per l’influenza spagnola, la disinformazione ha nuovamente un ruolo cruciale nella diffusione del virus. Siamo in emergenza sanitaria e milioni di persone sostengono che sia una bufala, trovando online i contenuti che confermano questa idea e senza avere i mezzi per capire che sono narrazioni distorte, come il video dal parcheggio del Sacco.

Chiunque abbia un profilo Facebook dovrebbe sapere che il funzionamento della piattaforma è manipolato in modo strumentale e che questo succede di continuo. Un post del New York Times appare esattamente come uno di Notizie 24 Ore – tra i siti più segnalati dai fact checker italiani su Facebook – ma il loro contenuto non ha lo stesso valore. Se poi, come successo lo scorso giugno, un network di sette pagine diverse – come IL Malandrino Folle e MALA VITA – dovesse amplificare i suoi contenuti, la sua portata rischia di diventare importante.

Nell’era della post verità, notizie pericolose per la salute pubblica possono diffondersi molto velocemente ed in modo capillare, molto più di studi supportati da evidenze scientifiche, con conseguenze potenzialmente devastanti a livello sanitario, economico e sociale. Concentrarsi su pochi facinorosi che hanno vandalizzato le nostre città, comunque una minoranza delle persone che hanno preso parte alle proteste, fa dimenticare che a finire nel vortice della propaganda e delle fake news su Facebook sono centinaia di migliaia di persone che poi vanno a votare.