Milano deve fare di più per difendere i propri spazi sociali

Scarica come pdf

Scarica l'articolo in PDF.

Per scaricare l’articolo in PDF bisogna essere iscritti alla newsletter di cheFare, completando il campo qui sotto l’iscrizione è automatica.

Inserisci i dati richiesti anche se sei già iscritto e usa un indirizzo email corretto e funzionante: ti manderemo una mail con il link per scaricare il PDF.


Se inserisci il tuo indirizzo mail riceverai la nostra newsletter.

image_pdfimage_print

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su The Submarine.

“Milano è sempre quella perché non è mai la stessa.” L’ultimo spot di Yes Milano, il canale di promozione della città, ha ragione. O meglio aveva. Molti locali e realtà che costituivano una parte importante della vita culturale e sociale di Milano sono stati costretti a chiudere, in seguito alla pandemia e alle sue conseguenze economiche. “Ci abbiamo provato fino all’ultimo respiro,” ha scritto lo staff del Serraglio annunciando la propria chiusura. “La nostra è stata una decisione presa con tristezza e dolore, ma con assoluta responsabilità verso l’associazione e la sua storia, per evitare – prima che fosse troppo tardi – debiti, spese, cambiali,” ha fatto invece sapere Ohibò. Serraglio e Ohibò sono forse le due realtà più note che hanno dovuto chiudere i battenti, ma non sono purtroppo gli unici.

Note

Clicca qui per leggere l’articolo completo