Scopri il crowfunding della civica Scuola di Arte Applicata per creare un nuovo modello di didattica

Scarica come pdf

Scarica l'articolo in PDF.

Per scaricare l’articolo in PDF bisogna essere iscritti alla newsletter di cheFare, completando il campo qui sotto l’iscrizione è automatica.

Inserisci i dati richiesti anche se sei già iscritto e usa un indirizzo email corretto e funzionante: ti manderemo una mail con il link per scaricare il PDF.


Se inserisci il tuo indirizzo mail riceverai la nostra newsletter.

image_pdfimage_print

Una sottoscrizione per supportare la civica Scuola Superiore di Arti Applicata della città di Milano, ad aiutare il passaggio tra una scuola completamente tradizionale (laboratori e attività scolastiche in presenza) a un nuovo modello dove alle attività didattiche in aula si affiancano nuove offerte didattiche basate sui media digitali e social.

L’idea iniziale era quella di scrivere 5000 battute per convincere il lettore a darci una mano, ad aiutarci con un suo contributo.

Preferisco usare però questo spazio (e il vostro tempo) per sviluppare un ragionamento sui perché e i percome del crowdfunding.

Provo a elencare una lista di motivi per i quali una stimata (e antica e gloriosa) istituzione quale la civica scuola di arte applicata si lancia in un’operazione rischiosa quale una sottoscrizione pubblica su una piattaforma di crowdfunding.

Ecco sette buoni motivi, che in questo momento valgono per noi ma che potrebbero avere un senso più generale (motivo per il quale ci piace condividere il senso di questa nostra esperienza).

  1. Il crowdfunding diventa motivo e scusa per mettere assieme un comitato scientifico di saggi che ci aiuta in questo passaggi per noi difficile e complesso. Dieci persone che (con grande entusiasmo e passione) dedicano tempo ed energia per una buona causa. Dai nostri nuovi amici abbiamo ottenuto idee, visioni, contatti, network, aperture che fino a tre mesi fa sarebbero state per noi impensabili. Già solo questo ci ripaga di tutto il lavoro fatto.
  2. Dato un problema (la chiusura della scuola a inizio marzo ha generato un buco finanziario non da poco), trovare una soluzione in maniera autonoma è un’assunzione di responsabilità importante. È evidente che non riusciremo a risolvere i nostri problemi da soli, però un’attivazione di questo tipo è un segnale forte. Non stiamo con le mani in mano. Ci stiamo provando, per quello che riusciamo e per quello che possiamo, ce la stiamo mettendo tutta. Poi magari alla fine tutto andrà a scatafascio lo stesso. Però, almeno, non avremo rimpianti.
  3. Il progetto di crowdfunding diventa un progetto di comunicazione molto sofisticato e speciale, sul quale molte delle nostre competenze didattiche vengono messe alla prova.
  4. Storytelling, illustrazione, visual identity, video, strategia di comunicazione, social. In un momento in cui tutto sembra essersi fermato, noi ci inventiamo una storia pazzesca, con il re Umberto che diventa strampalato testimonial, poi arriva la regina Margherita (sì, proprio lei, quella della pizza), call for action, interazioni assortite. È evidente che se in un momento come questo siamo in grado di inventarci una cosa così, possiamo fare qualsiasi lavoro per qualsiasi committenza (in qualsiasi condizione).
  5. La copertura mediatica su questa nostra attività è impressionante. Magari non riusciremo ad arrivare all’obiettivo economico prefissato, ma gli articoli, le condivisioni, il passa-parola, le uscite su newsletter, quotidiani, radio sono state molte e di grande valore (facilmente misurabili con parametrici economici). Se avessimo voluto fare una campagna di comunicazione sulle nostre attività articolata su così tanti media, coinvolgendo così tante persone, ci sarebbe voluto un budget di almeno centomila euro ( stima prudenziale). Il valore del crowdfunding è in prima istanza comunicativo. Se poi arrivano dei soldi, tanto meglio. Ma il punto (vero) non è quello.
  6. Nel lavorare alla campagna si rinsaldano e si rinforzano i legami tra i nostri docenti, lo staff, gli studenti e la prima linea dei nostri affezionati fans e supporter. Questa dinamica ha un grande valore e importanza. Un valore comunicativo verso l’esterno (costituzione del comitato scientifico, copertura sui media, account social incredibilmente attivi e in forte crescita), ma anche verso l’interno. Comunicazione verso l’interno e comunicazione verso l’esterno, assieme.
  7. Il crowdfunding come “avviamento” per riuscire ad avere un supporto economico più forte e significativo al di fuori delle meccaniche stesse della sottoscrizione. Esiste un mondo di fondazioni, filantropi, mecenati, aziende che grazie alla visibilità ottenuta da questo nostro esercizio, potrebbe decidere di aiutarci in maniera più sostanziosa e/o strutturale. Cerchiamo 25.000 euro. In verità, più che soldi, cerchiamo persone. L’aiuto e il supporto può manifestarsi in molti modi diversi.
  8. Se siamo bravi arriviamo ai 25.000 euro richiesti. Che qui arrivati, avete capito, non è il fine, quanto piuttosto il mezzo. Il fine è uscire da questa pandemia ancora più forti di prima, imparando nuove cose, ampliando la nostra offerta didattica, acquisendo nuovi strumenti e tecniche, allargando il nostro network, facendo diventare la nostra community sempre più ricca e interessante.

Ovviamente, tutto questo detto, per chi volesse darci una mano (in effetti ne abbiamo bisogno per davvero e ogni euro fa per noi una grande differenza): questo è il link al sito della scuola, e questo è il link alla piattaforma per la sottoscrizione.

Qui il link a Lapis (la nostra social media tv, oggetto della nostra sottoscrizione) e qui l’archivio (in corso di completamento) di tutte le nostre lezioni messe on-line (da marzo a luglio).

Grazie!

La Scuola Superiore di Arte Applicata del Castello Sforzesco della Città di Milano è un’antica scuola di arti e mestieri, fondata nel 1882, la grande tradizione del “saper fare” milanese arrivata sino a noi.

Corsi triennali, annuali, brevi, brevissimi di arazzo, mosaico, vetrata, incisione, affresco, falegnameria, illustrazione, pittura, fumetto, grafica, media digitali, social. A cavallo tra la sede storica (in via Giusti, Chinatown) e la nuova sede al Gallaratese (in via Alex Visconti). Un centinaio di corsi all’anno, 65 docenti per circa 850 studenti. Lo studente più giovane ha 14 anni, quello più anziano (cioè, anziana) ne compie 94. Età media, 35 anni.

Una grande tradizione milanese, la cultura del saper fare per tutti, senza barriere sociali o di censo. 

Un’istituzione importante e necessaria nel 1882, ancora più importante nella città del 2020. Tutto questo, ovviamente, traguardando il 2158.

Note