Almanacco > Inediti
19 ottobre 2017

Shareable! È tempo di condivisione

Scarica l'inedito in PDF!

Per scaricare l’articolo in pdf bisogna essere iscritti alla newsletter di cheFare, completando il campo qui sotto l’iscrizione è automatica.
Inserisci i dati richiesti anche se sei già iscritto e usa un indirizzo email corretto e funzionante: ti manderemo una mail con il link per scaricare il PDF.

Letta l'informativa*, dichiaro di averne compreso il contenuto e acconsento al trattamento dei miei dati per le finalità e secondo le modalità ivi indicate.

Con Shareable! L’economia della condivisione a cura di Guido Smorto e Tiziano Bonini arriva oggi nelle librerie il primo volume di un progetto ambizioso a cura di cheFare che con l’editore Edizioni di Comunità intende indagare – nel solco di Olivetti – l’innovazione sociale e culturale contemporanea.

condivisione

Shareable! A cura di Tiziano Bonini e Guido Smorto. Traduzione di Maria Moschioni. Progetto grafico di Riccardo Falcinelli

La collana cheFare di Edizioni di comunità è dedicata a una serie di volumi agili e dal taglio divulgativo (il prossimo: Politiche del quotidiano di Ezio Manzini) in grado però di sedimentare nel tempo. Volumi lontani dunque dalle mode e che puntano ad un rapporto attivo e consapevole con i lettori: strumenti e guide utili a comprendere gli spazi d’innovazione nel contemporaneo. Di seguito la prefazione al volume di Neal Gorenflo, fondatore di Shareable.


Il libro che avete in mano è molto più che una raccolta di articoli. Queste pagine incarnano le speranze, i sogni e le visioni di un gruppo di persone, me compreso, che crede nella condivisione come una delle attività umane più importanti, e che riesce a vederne la straordinaria rilevanza per la società contemporanea, come strumento per combattere l’esaurimento delle risorse naturali, l’isolamento sociale, e il divario tra ricchi e poveri.

Da parte mia, posso solo dirvi quanto sia stato faticoso il percorso che mi ha portato a capire questa cosa, apparentemente molto semplice. Mi ci sono voluti decenni di vagabondaggio, lavori senza futuro, relazioni fallite, progetti incompleti, tentativi incostanti di fuga dalla cultura consumistica, e periodi di solitudine così lancinante in cui desideravo solo di scomparire.

Per me la condivisione è una strategia nata da un doloroso fallimento esistenziale. Per molto tempo ho cercato di adattarmi, di inserirmi, senza mai riuscirci. Se anche sulla carta avevo ottenuto qualche successo, dentro mi sentivo impotente e debole come un bambino. Raggiunta la mezza età, mi sembrava di non aver mai davvero iniziato a vivere.

Dopo due decenni di maturità realizzai che, pur essendo ben lontano dalla perfezione, il problema non era in me, ma nel sistema. Il concetto chiave era questo: mi ero fatto una vita da solo, seguendo le regole della cultura americana, ma non è così che si diventa umani. Parafrasando Desmond Tutu: è grazie agli altri che le persone diventano tali.


Lunedì 6 novembre 2017 alle 10.30 alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli in Viale Pasubio, 5 a Milano si terrà l’incontro Sharing Economy. Una riflessione sul governo dell’economia collaborativa a partire dalla prima presentazione in Italia della Risoluzione del Parlamento europeo.

La giornata è realizzata in collaborazione tra Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, cheFare e Sharitaly.

L’evento Facebook è qui, partecipate e invitate!


Quest’intuizione non aveva niente di originale, ma me l’ero guadagnata: era una lezione importante che avevo finalmente scolpito nella mia mente. E sebbene possa sembrare ovvia per alcuni, quest’intuizione è tanto profonda quanto trascurata. Nel momento in cui la riscopersi, e cominciai a costruire la mia vita intorno alla condivisione, la mia vita ebbe veramente inizio. La condivisione mi salvò letteralmente. Mi trasformai in un suo fervente sostenitore, quasi fosse una religione.

Fu questo a ispirarmi a fondare Shareable, insieme ad alcuni amici che incontrai a San Francisco mentre stavo provando a riorganizzare la mia vita sulla base della condivisione. Questi amici – Laurie Schechter, Will Watman, e Jonah Sachs – avevano imparato la lezione a modo loro. Anche loro credevano ferma- mente nella condivisione. Così ci trovammo uniti dall’enorme desiderio di “convertire” gli altri alle pratiche della condivisione. Volevamo invitare più persone possibili a sperimentare quello che avevamo scoperto, e volevamo farlo offrendo loro delle narrazioni valide.

Così, il primo ottobre 2009, lanciammo Shareable, un magazine online interamente dedicato alle pratiche dell’economia della condivisione. Il nostro progetto iniziale era quello di avviare una sorta di movimento politico, ma secondo le nostre ricerche, la condivisione era già una tendenza emergente.

Comunque, nessuno aveva ancora “unito i puntini”. Decidemmo quindi di fare proprio questo: rappresentare i produttori di software open source, i co-worker, i prodotti Creative Commons, le cooperative, il car sharing, il bike sharing, i sistemi governativi aperti, il bilancio partecipativo, gli alloggi cooperativi, e le nuove piattaforme di condivisione nate grazie a internet, come facenti parte di un’unica tendenza generale, e accelerare ciò che iniziammo a definire “sharing economy”.

La nostra strategia ebbe successo, più o meno. La sharing economy divenne rapidamente un fenomeno mediatico globale, ma la stampa iniziò ben presto a concentrarsi sui business della condivisione, piuttosto che sulla condivisione in sé. Tutte le iniziative partite dal basso, non profit, e cooperative scomparirono dalla scena. Sicuramente non aiutarono tutti i miliardi di capitale di rischio che, a partire dal 2011, cominciarono a riversarsi nelle tasche di poche imprese che si autodefinivano sharing economy.

Alla fine, la sharing economy divenne sinonimo delle ricche startup della Silicon Valley, Airbnb e Uber in primis.

È facile immaginare, quindi, quanto sia grato del fatto che questa raccolta di articoli rispecchi la nostra reazione alla commercializzazione delle pratiche di condivisione, i nostri pensieri sulle possibili strade da intraprendere, e la nostra missione quale organizzazione non profit, che consiste nel fornire idee e strumenti alle persone che vogliono iniziare a condividere le proprie risorse, per un mondo più resiliente, giusto e felice.

Speriamo che questo libro possa aiutare a riportare al centro della scena il tipo di condivisione che ha ispirato Shareable. Da una parte, crediamo che la condivisione sia un dovere morale, un modo saggio di gestire le risorse, oltre che un vero piacere, se fatta bene; ma soprattutto crediamo che sia una componente essenziale del nostro essere umani. Ogni sharing economy del futuro dovrebbe innanzitutto incoraggiare lo sviluppo umano. È questo il tipo di sharing economy per cui si impegna Shareable.

Crediamo che ogni essere umano sia per natura incline alla condivisione.

Crediamo inoltre che gli esseri umani siano i maestri della condivisione sulla Terra. La condivisione è il nostro passato e il nostro futuro. Non potremo sopravvivere a tutte le crisi che si stagliano all’orizzonte senza condividere, collaborare, e agire secondo questa verità essenziale: siamo tutti sulla stessa barca. Questo libro, come Shareable, è un invito a unirsi a coloro che riconoscono queste verità, e che cercano di vivere pienamente, proteggendo ogni forma di vita sulla Terra.

 

La newsletter di cheFare

Le attività e gli articoli di cheFare nella tua mail

Ti piace cheFare?

Seguici su Facebook!

Potrebbero interessarti anche questi articoli

social wallet

Social Wallet, la finanza collettiva contro gli unicorni

3 luglio 2018
innovazione sociale

Che cosa è l’innovazione sociale trasformativa?

3 maggio 2018
città

L’airificazione delle città. Airbnb e la produzione di ineguaglianza