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15 Aprile 2020

La rivincita dei nerd nella battaglia contro la noia nei giorni della pandemia

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Niente sport, né in TV né con gli amici. Niente aperitivi o serate al pub. Niente discoteche e concerti. Queste sono le settimane (i mesi) dell’isolamento sociale, in cui tutti siamo chiusi in casa in cerca di nuove forme d’intrattenimento: serie tv, libri, fumetti, videogiochi. In poche parole, per sopravvivere ci stiamo tutti trasformando in nerd, mentre i nerd veri e propri ci osservano dall’alto con uno sguardo soddisfatto del tipo: “Ve l’avevamo detto”.

Lo confermano anche alcuni titoli sarcastici che iniziano a comparire sul web: “I nerd si risvegliano in un mondo utopico in cui tutti vivono chiusi in casa, lo sport è cancellato e l’interazione sociale vietata”. Si fa per ridere, ovviamente. Ma ciò non toglie una cosa: nella battaglia contro la noia nei giorni della pandemia, i nerd partono con un netto vantaggio sugli altri.

Ci stiamo tutti trasformando in nerd, mentre i nerd veri e propri ci osservano dall’alto

Ma in verità sono in vantaggio ormai da anni: sbeffeggiati, bullizzati, emarginati per decenni hanno iniziato a prendersi la loro rivincita sul mondo nel momento stesso in cui il digitale è diventato il cardine attorno a cui ruota la nostra epoca. I videogiochi che per decenni venivano considerati una roba da sfigati appena si raggiungeva la maggiore età oggi sono una delle forme narrative e di sperimentazione culturale più interessanti; i fumetti continuano ad ampliare lo spazio conquistato nelle librerie (dove fino a poco fa erano assenti) e i più importanti imprenditori del mondo sono o la rappresentazione classica del nerd (da Bill Gates a Mark Zuckerberg) o una sorta di nerd sotto steroidi cresciuto a pane e Trilogia di Marte (Elon Musk).

Il nostro è un mondo dominato dagli ingegneri (oggettivamente il corso di laurea più nerd che esista, nelle sue varie declinazioni), che hanno plasmato il presente con internet e i social network e stanno forgiando il futuro a colpi di algoritmi di deep learning e computer quantistici. Ma è un mondo dominato dai nerd anche nelle forme culturali che fino a poco tempo fa avremmo considerato impermeabili alla loro influenza. L’avanzata della musica prodotta digitalmente ha aperto ai nerd le porte della celebrità globale. Non c’è bisogno di fare tanti nomi quanto ce n’è uno iconico come i N.E.R.D., il gruppo di Pharrell Williams e Chad Hugo (assieme al misterioso Shae Haley).

Due gli ambiti culturali il cui trionfo mostra come la nostra epoca stia virando in direzione nerd: i fumetti e le serie tv

Ma sono soprattutto due gli ambiti culturali il cui trionfo mostra come la nostra epoca stia virando in direzione nerd: i fumetti e le serie tv (che spesso sono debitrici della forma narrativa dei primi). Oggi leggere fumetti – Zerocalcare e Gipi, ma anche Homunculus e The Walking Dead – non è un atto di disperazione per sopravvivere alla noia da Coronavirus, ma è considerato necessario per stare al passo con le recenti evoluzioni culturali. Non scordiamoci però che fino a pochissimi anni fa mettere piede in una fumetteria, magari per qualche regalo o per curiosità, era una cosa che si poteva fare solo se preceduta da qualche battuta sui casi umani (maschi, sfigati e brufolosi) che si sarebbero inevitabilmente incrociati.

Si potrebbe parlare anche di come i nerd siano diventati protagonisti delle stesse forme culturali nerd: una sorta di metanerdismo che ha dato vita a serie tv come Silicon Valley o Mr Robot (l’hacker ha un’aria più underground, da punk del mondo digitale, ma resta comunque un nerd). Nulla segna però il cortocircuito culturale della contemporaneità quanto il fatto che i personaggi probabilmente più cool di tutto il pianeta, i giocatori dell’NBA, hanno fatto loro molti degli stilemi estetici dei nerd: i baggy jeans e i doo-rag degli anni ’90 (che segnavano la continuità culturale tra il basket e l’hip hop) sono stati a lungo sostituiti da occhiali dalla montatura spessa, camicie chiuse fino all’ultimo bottone e zainetti.

Nulla segna il cortocircuito culturale quanto i giocatori dell’NBA che hanno fatto loro gli stilemi estetici dei nerd

Personalmente, ho sempre avuto un rapporto conflittuale con l’identità nerd. Da una parte non penso di rappresentare il nerd dell’immaginario collettivo: non ho mai giocato a Dungeons & Dragons o a videogiochi alla Final Fantasy e ho smesso del tutto con le console quando avevo circa 18 anni. La mia vita sociale è attiva, andavo spesso (e ogni tanto vado ancora) a ballare, giocavo a basket e per un lunghissimo periodo ho fatto musica e tenuto concerti.

Eppure mi considero un nerd. A testimonianza posso portare le migliaia di fumetti che affollano la mia libreria (principalmente statunitensi; manga e Bonelli occupano uno spazio marginale) e che nell’adolescenza ho consumato in dosi talmente massicce da far preoccupare i miei genitori. Soprattutto, però, ho la tendenza a diventare ossessivo ogni volta che una nuova passione mi contagia (parola non felice in tempi di epidemia, chiedo venia).

Non so se questo aspetto rientri nella descrizione tradizionale di cosa rappresenta essere un nerd. Eppure penso che l’ossessione ne sia un tratto distintivo. Un nerd non potrebbe mai accontentarsi di guardare una serie tv per poi dimenticarsene: deve discuterne online, leggere le analisi sui blog specializzati, ascoltare i podcast dedicati e cercare di prevederne i futuri risvolti su Reddit. Costretti a restare chiusi in casa dall’epidemia, l’approccio nerd è un ottimo stratagemma per impiegare le ore che altrimenti sembrano non passare mai.

Ma lo stesso approccio si può adottare anche negli ambiti che ci sembrano più distanti dal nerdismo. Nel mio caso, per fare un ultimo esempio personale, non riesco ad accontentarmi di guardare le partite della NBA: devo leggere le analisi di The Ringer (o dell’Ultimo Uomo), devo conoscere le statistiche dei giocatori, comprendere gli intricatissimi meccanismi del mercato e anche approfondire l’evoluzione del gioco e delle strategie offensive. Per mutuare il gergo del wrestling (a proposito di roba da sfigati!), il nerd sente la necessità di avere una visione smart (basata anche su ciò che avviene dietro le quinte), senza accontentarsi di quella mark (che si limita a guardare ciò che avviene sul ring).

Un nerd non può accontentarsi di guardare una serie: deve discuterne online, leggere le analisi sui blog, ascoltare i podcast e prevederne i futuri risvolti

Credo che questa sia una caratteristica fondamentale dell’essere nerd nel senso più ampio del termine. Certo, l’accezione tradizionale ha un altro significato: persone dalla scarsa predisposizione alla socialità che si rifugiano quanto più tempo possibile in un mondo di fantasia attraverso giochi di ruolo, fumetti, videogiochi e altro. Ma in un senso più ampio il nerdismo è diventato un modo di approcciarsi alla cultura e all’intrattenimento.

Si può essere nerd dei libri: persone che collezionano volumi, che conoscono vita, morti e miracoli della loro casa editrice preferita, che catalogano accuratamente tutto ciò che esce, che distinguono i vari tipi di carta o rilegatura e quant’altro. Si può essere nerd del design o di un genere musicale? Forse rischia di esserci una sovrapposizione col termine “appassionato”, ma ho la sensazione che oggi si tenda a considerare “nerd di qualche cosa” chiunque abbia una passione smodata, ossessiva verso ciò che si può consumare anche in solitudine. Videogiochi, fumetti e giochi di ruolo ne rappresentano probabilmente solo la corrente culturale più distinta e più visibile, per la sua diversità da ciò che (in passato) era considerato “accettabile” a livello sociale (e quindi in grado di favorire la socialità invece di condannare all’emarginazione).

Torniamo al punto. I nerd – veri o presunti, tradizionali o in senso lato – hanno oggi un vantaggio oggettivo nella capacità di affrontare la situazione che stiamo vivendo. Il loro universo è solo in minima parte intaccato dall’epidemia rispetto a chi è abituato a trascorrere quanto più tempo possibile all’aria aperta tra aperitivi, eventi, concerti o anche partitelle con gli amici. Per rimanere nella visione stereotipica del nerd, che problema c’è se sono stati vietati i raduni sociali quando posso comunque immergermi nella vita videoludica (in solitaria o in multiplayer), organizzare tornei di D&D online e non alzarmi dal letto per un giorno intero tra fumetti e serie tv senza minimamente accusare il colpo?

Il nerdismo è un modo di approcciarsi alla cultura e all’intrattenimento

Se per la maggior parte delle persone le giornate si stanno tremendamente dilatando, per il nerd il tempo non è invece mai abbastanza: le cose da fare, leggere, studiare, giocare, vedere, ascoltare sono sempre e comunque troppe. Come può un nerd annoiarsi da solo in casa quando c’è un universo di intrattenimento a portata di tastiera?

In questa strana fase della nostra vita tutti ci stiamo esercitando – volenti o nolenti – a diventare nerd, scoprendo una dimensione della vita che sarà pure asociale ma è anche particolarmente arricchente. Relegati in casa siamo costretti a scoprire la differenza che corre tra comprare un Dylan Dog per farsi passare un viaggio in treno abbandonandolo poi sul sedile e rileggersi d’un fiato un’intera saga a fumetti per poi cercarne le disamine sui blog specializzati e discuterne su Reddit.

È una pratica decisamente nerd, ma è soprattutto un modo che consente di immergersi completamente, proseguendo l’esperienza ben oltre la durata del fumetto, del film, del romanzo o della serie tv. E in una fase di isolamento sociale è anche un ottimo modo per passare il tempo in maniera più appagante rispetto a scrollare sui social o condividere meme sulle chat di gruppo.

Che senso ha fare un aperitivo dietro l’altro quando possiamo stare in casa a ripercorrere l’intera filmografia di David Lynch?

Il Coronavirus ci sta trasformando tutti in nerd. E per capirlo basta vedere la quantità infinita di liste su film, libri, documentari, serie tv, fumetti e dischi che stanno invadendo le nostre bacheche social. In tempi di clausura nessuno si accontenta più di affrontare l’intrattenimento mediatico in maniera superficiale: siamo invece tutti alle prese con il binge watching, la lettura non stop, le sedute fiume di videogiochi e le rassegne cinematografiche. Stiamo tutti sopravvivendo all’epidemia attuando un approccio nerd alla cultura.

I nerd hanno già da tempo conquistato il mondo da un punto di vista economico, tecnologico e culturale. E oggi ci stanno definitivamente dimostrando qualcosa che le riviste alla VICE sottolineano da tempo con articoli del tipo: “Uscire di casa è decisamente sopravvalutato”. Che senso ha fare un aperitivo dietro l’altro quando possiamo stare in casa a ripercorrere l’intera filmografia di David Lynch?

Ovviamente, speriamo tutti di tornare il prima possibile a vivere all’aria aperta. Di vedere gli amici non più solo su Skype e anche di bere qualche spritz in piazza Archinto o nella Kalsa. Ma intanto abbiamo imparato che stare tappati in casa non è la fine del mondo. Basta imparare dai veri maestri di vita della nostra epoca: i nerd.

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