L’origine della diseguaglianza. Da Rousseau al Paleolitico

«Infatti è facile vedere come tra le differenze che distinguono gli uomini ve ne siano parecchie che passano per naturali, mentre sono solo il prodotto dell’abitudine e dei diversi generi di vita che gli uomini adottano in società.»

«Può esservi un uomo tanto depravato, pigro e feroce, da costringermi a provvedergli i mezzi di vita mentre se ne sta in ozio?»

«Ignorate che una moltitudine di vostri fratelli, muore, o soffre nel bisogno di ciò che voi avete di troppo, e che vi ci sarebbe voluto un consenso espresso ed unanime di tutto il genere umano per poter prelevare sui mezzi di sussistenza comune tutto quel che andava al di là del vostro bisogno?»

«È contro la legge di natura, comunque vogliamo definirla, […] che un pugno d’uomini rigurgiti di cose superflue, mentre la moltitudine affamata manca del necessario.»

(Jean-Jacques Rousseau)

Jean-Jacques Rousseau, Discorso sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini, in Scritti politici, a cura di Maria Garin, introduzione di Eugenio Garin, vol. I, Laterza, Roma-Bari 2013
Kent Flannery e Joyce Marcus, The Creation of Inequality: How Our Prehistoric Ancestors Set the Stage for Monarchy, Slavery, and Empire, Harvard University Press, Cambridge 2014

«Liberté, égalité, fraternité ou la mort». O, per dirla con Jeremy Corbyn, «For the many, not for the few». Dacché la modernità è nata, una porzione della specie umana non ha smesso di anelare all’eguaglianza, mentre un’altra, cospicua porzione ha continuato a brigare per la sua sussistenza, possibilmente a proprio favore. Oggi il dibattito ferve più che mai, si moltiplicano gli studi e le pubblicazioni, economisti si arrovellano per proporre programmi più o meno realizzabili di riduzione del divario socioeconomico. Ma la domanda radicale rimane sempre la stessa: la diseguaglianza è naturale o costruita dalla società? E, se è costruita, ha davvero ragione di esistere?

Da Rousseau…

Nel novembre 1753 Le Mercure de France pubblica il tema del nuovo concorso dell’Accademia di Digione: «Quelle est l’origine de l’inégalité parmi les hommes et si elle est autorisée par la loi naturelle?». Dopo un idillico ritiro meditativo a Saint-Germain, dove, nel folto della foresta, cerca di ritrovare la schiettezza dell’uomo primitivo, il 12 giugno 1754 Jean-Jacques Rousseau completa la stesura del Discours sur l’origine et les fondemens de l’inégalité parmi les hommes, il Discorso sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini che fu alla base della rivoluzione dell’Occidente europeo.

Per rispondere al quesito dell’Accademia Rousseau cerca di arrivare a vedere l’uomo tal quale l’ha fatto la natura; ma non è facile discernere attraverso i mutamenti che il corso dei tempi e delle cose ha apportato alla costituzione originaria, distinguere ciò che appartiene all’essenza da ciò che le circostanze e i progressi hanno aggiunto o cambiato rispetto allo stato primitivo. Rousseau studia i libri di viaggio e i grandi teorici del diritto naturale, ma sa che la sua impresa ha carattere approssimativo: è impossibile scorgere, al di là delle stratificazioni sovrapposte, la natura e l’uomo naturale. Il suo selvaggio non è verità storica, ma un’astrazione, un ragionamento condizionale; la migliore ipotesi di lavoro disponibile.

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