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9 marzo 2018

Per un’economia co-creativa del Web-Cloud

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La condizione del Web-Cloud consente per la prima volta a qualunque creativo di manipolare virtualmente, o quanto meno di esperire qualunque tipo di intermedialità: le opere emergenti da tale ambiente potrebbero proporre un blending con escursioni semantiche eccezionali, e quindi in grado di generare attrattori non banali.

In altri termini, la nuova educazione estetica, rispetto a quella tradizionale (cfr. Taylor 1998), dovrebbe condurre non a cercare tasselli colti o rielaborazioni raffinate della tradizione in sé e per sé, come nelle ricerche intertestuali di matrice modernista o postmodernista, bensì una percezione del reale stratificata e mai definitiva, quasi un esame molecolare del Cloud, che riesca a veicolare un campione del mondo-ambiente contemporaneo abbastanza vario per essere rappresentativo.

È vero che non sono ancora disponibili modi ricchi e densi per rielaborare a livello simbolico-allegorico le nuove forme stilistiche di base, secondo un passaggio dalla piacevolezza all’allegorismo complesso. In particolare, la tendenza al mix intermediale è troppo timida rispetto alle potenzialità offerte dall’enorme patrimonio condiviso, e rifuso per ora in oggetti artistici nell’insieme piuttosto facili nella loro elaborazione stilistica.

Questo implica, in teoria, che sarà indispensabile una profonda riconfigurazione delle canoniche divisioni artistiche, basate sull’uso di determinati materiali-media (nel senso indicato da Peters 2015), come i suoni, la pietra o i colori, i gesti mimetici, il linguaggio ecc. Parlare di ‘belle arti’ allo stesso modo per un disegno preistorico o per la Gioconda o per un palloncino di Jeff Koons evidentemente non ha molto senso. Il Cloud induce a superare nei fatti le divisioni e le definizioni sia per gli accostamenti illimitati e variabili che rende possibili, sia per le manipolazioni intermediali ormai facili da realizzare e sempre più ricercate anche a livello di autofiction quotidiana. Attualmente non esiste però una teoria estetico-filosofica in grado di interpretare, e non solo di segnalare, queste tendenze. […]

Le arti non sono destinate a finire ma a trasformarsi. Quasi sicuramente infatti andranno incontro a fusioni intermediali per ottenere blendings sempre più forti: prima occorrerà tuttavia sviluppare una capacità di stilizzazione che tenga conto, in fase ispirativa-creativa, delle possibilità intrinseche ai diversi media, per adesso ancora pensate in modi distinti.

Così come per tanti altri aspetti, anche in questo caso saranno necessari adattamenti mentali e culturali, per pensare e pensarci in un mondo complesso, a n dimensioni, continuamente variabile, globale e locale, infinito e uno.

Di certo una costante e ampia interazione fra i media, all’insegna della variazione e della ricombinazione, risulta necessaria per una creatività efficace.

Sin qui gli stili si sono evoluti separatamente all’interno delle varie arti, sebbene non siano mancati esempi di combinazioni di largo successo, mentre ora la stessa natura della sfera-Cloud spinge a lavorare contemporaneamente in più ambiti, permettendo di porre in rilievo le consonanze sinora poco evidenti.

Come il dadaismo e in specie l’opera di Marcel Duchamp ha allargato l’ambito dell’artistico a tutti i tipi di riappropriazione/rifunzionalizzazione del materiale, da selezionare o semplicemente da indicare come opera d’arte ready-made, così attualmente il googlism e l’aumento esponenziale del flusso informativo che impone il cambiamento di scala osservabile attraverso l’analisi dei big data (e da affrontare attraverso lo sviluppo di motori di ricerca semantici sempre più qualitativi) aprono l’ambito dell’inventio a qualunque tipo di combinazione fra immagini della realtà.

Non si tratta solo di un ibridismo volontaristico, bensì di una possibilità e effettiva, suggerita dalla struttura stessa dell’ambiente attuale, di un nuovo tipo di blending, adatto a interpretare in primo luogo i sistemi simbolici storicamente attivi, ma in ultima istanza in grado di crearne di nuovi, cognitivamente più ricchi e quindi tali da permettere di comprendere meglio il reale.

Anche in questo caso si andrebbe a rinnovare uno degli effetti più importanti prodotti dalla stilizzazione artistica, specie dopo la svolta romantica: quello della possibilità di produrre opere non mimetiche che tuttavia forniscano un’idea forte della realtà anche attraverso mezzi simbolico-allegorici, o comunque realizzando un realismo largo e non ristretto.

Se noi possiamo parlare del realismo di Kafka o Joyce o Picasso o Bacon è appunto in virtù di questo ampliamento degli orizzonti dell’inventio nelle varie arti, sostenuto da esiti stilistici che spingevano a superare i momentanei sconcerti, dovuti al riposizionamento del rapporto noto/ignoto. È necessario arrivare a un ulteriore allargamento dell’ambito artistico, superando gli steccati ancora esistenti fra i suoi vari territori.

In un certo senso, si tratterebbe di arrivare, seguendo un auspicio di Jacques Rancière (2000), a una nuova ‘partizione del sensibile’, ovvero a riconoscere che l’intera Umwelt umanizzata è dominata non solo dalle immagini, come nell’epoca della società dello spettacolo, bensì dall’infinito commento alle immagini-evento (dal selfie al video in presa diretta di un attentato o di una catastrofe), e che ogni individuo ormai vive in questa realtà aumentata, senza per questo aver superato le rispettive propensioni primarie.

In teoria, ogni individuo potrebbe cercare di immergersi nella percezione del mondo altrui in modo empatico, senza un’implicita volontà di sopraffazione o di fagocitazione: ‘comprendere di più’ implica il riconoscimento, per parafrasare Goethe, dell’umanità fondativa, comune e ora confrontabile proprio grazie all’acquisizione di alcuni modi di interrogazione dell’immaginario largamente condivisi. […]

L’economia co-creativa abilitata dal Web-Cloud potrebbe contrastare un’economia sbilanciata tra pochi centri di potere dalle enormi risorse e innumerevoli luoghi dislocati, soggetti alla dinamica soffocante di produzione e consumo, secondo la quale la manodopera sottopagata è anche chiamata a desiderare e ad assorbire gli oggetti prodotti.

Le nuove equivalenze fondate sulla percezione della compresenza di tutti gli esseri umani e delle loro creazioni, potrebbero essere cognitive e simboliche, ma molto più dense conoscitivamente delle equivalenze ‘negative’ prodotte dallo stato di emergenza globale, che unifica il mondo nel segno della minaccia delle catastrofi , da quelle economiche a quelle ambientali. […]

Un’arte che riesca a stilizzare aspetti intermediali potrà certo apparire meno ‘compiuta’, e quindi meno perfetta, ma suggerirà un movimento continuo, e quindi un aumento di complessità, come auspicato da pensatori tra loro molto diversi, quali Jacques Derrida e George Steiner.

Un’arte che si pone il problema dell’arte (Blanchot); che si presenta come progetto di vita scritto ai margini del vivere (Celan); che trasforma ogni vincolo coercitivo per far coincidere parole e cose (Foucault); un’arte così caratterizzata non può non darsi come obiettivo fondamentale quello di proporre la cofondazione di una humanitas che non sia solo la somma delle visioni del mondo attuali, come avevano già intuito Jean-Pierre Changeux e Paul Ricoeur (1998). Si dovrà verificare quali stili saranno adatti a riproporre e rappresentare la condizione della nuova sfera-Cloud e delle sue interazioni con la corporeità e il pensiero.

Ma d’altronde che cosa ha fatto l’arte, dalle sue prime manifestazioni a oggi, se non fondere propensioni biologico-cognitive ed elaborazioni stilistiche?

Veicolare nuclei di senso, grazie alla realizzazione di attrattori, ha consentito di focalizzare eventi, ossia di chiarire al massimo un ritagliamento del reale, oppure di ipotizzare oscurità, ovvero anti-eventi, realtà non consuete o standardizzate.

Lo scambio tra il biologico-corporeo e l’antropologico-simbolico si è rivelato continuo nell’inventio artistica: e in particolare il medium della scrittura ha per lungo tempo aumentato le potenzialità di elaborazione simbolica dell’ambiente inerenti alla letteratura.

Ora si prospettano trasformazioni profonde nei rapporti fra la letteratura e le altre arti, ma esistono, oltre a molte limitazioni, anche grandi potenzialità di nuovi blendings grazie all’immersione nella sfera del Web-Cloud.

Una nuova stilizzazione higher level potrà comunque prolungare l’opera di collegamento fra inconscio cognitivo e Io cosciente, di interazione fra individuo e Umwelt, di rielaborazione dei qualia, e le tante altre che hanno consentito di pensare l’arte e la letteratura come forme di poiesis, di ri-creazione dell’esistente.


Pubblichiamo un estratto da Biologia della letteratura (Il Saggiatore) di Alberto Casadei

Immagine di copertina: ph. di Jonas Verstuyft da Unsplash

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