Milano City School, un dossier sulle trasformazioni culturali del territorio milanese

Gli anni ’10 sono stati un grande laboratorio per Milano, durante i quali si sono sviluppate nuove tendenze demografiche, economiche e sociali trasformando il ruolo della città su tutti i livelli territoriali nei quali è coinvolta. Questo ha prodotto nuove ricchezze, nuove forme di capitale,  nuove disuguaglianze e nuove narrazioni. Tra i molti piani che si intersecano in un panorama di mutamenti così complesso, è soprattutto sul piano della cultura che si gioca la comprensione dell’esistente e lo sviluppo di strumenti concreti per guidare le trasformazioni del domani.

Milano City School è la piattaforma di condivisione del Comune di Milano sui temi della rigenerazione urbana per la promozione, lo sviluppo e lo scambio di conoscenze su progetti che riguardano i quartieri della città di Milano. La piattaforma coinvolge 6 università milanesi, le direzioni e gli assessorati del Comune di Milano assieme a enti di ricerca, enti culturali e think thank.

Il 3 luglio 2019 questi temi sono stati approfonditi durante un seminario organizzata da Milano City School è che ha visto il coinvolgimento di Paolo Dalla Sega (Università Cattolica del Sacro Cuore), Paola Dubini (Università Bocconi – centro ASK) e Pierluigi Sacco (Università IULM Milano), con una breve introduzione del Direttore della Direzione Cultura del Comune di Milano Marco Edoardo Minoja e del Direttore di cheFare Bertram Niessen. Le istanze emerse sono urgenti per la città di Milano ed è dunque fondamentale aprire il dibattito a quanti più interlocutori possibili — il rischio, altrimenti, è di perdere spazi di discussione fondamentali e in costante riduzione.

Quindi, che fare?

Gli interventi del seminario sono stati raccolti da cheFare nella pubblicazione Città, quartieri, reti e cultura a Milano, una raccolta di saggi che è il risultato di un workshop del percorso di collaborazione tra cheFare, Milano City School e il Comune di Milano sulle trasformazioni culturali del territorio milanese.

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LA FESTA, L’INFRASTRUTTURA E L’ECOSISTEMA: LA CULTURA A MILANO

L’intervento di Paolo Dalla Sega – intitolato Gli eventi dopo la festa: Milano e l’eventismo – si interroga criticamente sul rapporto tra eventi, cultura e città. Se gli eventi sono segni dei tempi, tracce storiche per future narrazioni, si può sfuggire alla dittatura del presente e riequilibrare l’asse della progettazione culturale tra tempi e luoghi? E come, in questo senso, è possibile progettare.

L’infrastruttura culturale e la crescita di Milano – l’intervento di Paola Dubini – illustra come le infrastrutture urbane rappresentino gli elementi su cui una città fonda il suo funzionamento quotidiano e la sua prosperità duratura. Se la qualità delle infrastrutture è fonte “nascosta” di vantaggio competitivo, in che cosa consiste l’infrastruttura culturale di Milano? Su che cosa può contare la città per creare da un lato valore civico condiviso – che plasma le narrative e l’esperienza della città – dall’altro rendere la città attrattiva e stimolare gli investimenti pubblici, privati, e filantropici? Su che base valutiamo la qualità e la sostenibilità dell’infrastruttura culturale cittadina?  E in quale relazione si pone l’infrastruttura culturale con la componente effimera dell’offerta culturale?

L’intervento di Pierluigi Sacco – Milano come ecosistema culturale: dagli eventi all’impatto sociale – riflette infine su come ragionare in termini di ecosistema della cultura voglia dire soprattutto essere consapevoli delle interdipendenze strutturali che esistono tra i vari settori della produzione culturale e creativa. A partire da questa considerazione, riflette su come sia possibile oggi partire dalle interdipendenze strutturali per pensare una politica culturale ecosistema per Milano.

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