Riccardo Falcinelli: Se non sai chi sono Dostoevskij e Flaubert come fai?

Riccardo Falcinelli, nato a Roma nel 1973, fa un mestiere bello e affascinante, ma di grande responsabilità: in quanto grafico editoriale, progetta le copertine dei libri, ovvero il primo biglietto da visita in cui s’imbattono i possibili lettori di un saggio o di un romanzo, che entrino in libreria o che lo trovino su Amazon. E non di rado è proprio la copertina a determinare quel passaggio fondamentale che consiste nell’atto di aprire il volume di turno e dare un’occhiata al suo contenuto.

«La passione per il disegno ce l’ho da quando ero bambino. A un certo punto mi dissi che avrei voluto disegnare i cartoni animati della Walt Disney. Avevo tredici anni. Scrissi alla Disney Usa, e loro da bravi americani si presero la briga di rispondermi. Mi consigliarono di studiare disegno, e quel gesto mi rimase impresso. Pochi anni dopo mi iscrissi alla Facoltà di Lettere qui a Roma, più che altro per rimandare il servizio militare. Ma quella lettera ricevuta dall’America continuava a girarmi per la testa. Ne parlai ai miei genitori. Trasferirmi negli Usa per studiare nella patria di Paperino era troppo costoso, ma Londra era un’opzione fattibile. Così seguii un corso di graphic design nella capitale inglese, grazie al quale conobbi un art-director della Penguin. Fu l’incontro decisivo, perché mi innamorai delle copertine dei libri».

Oggi, tra le altre cose, Riccardo Falcinelli cura per Einaudi le copertine di Stile Libero, ma per arrivare fin lì ha dovuto fare la classica gavetta. «Tornato da Londra mi laureai in Lettere e cominciai a cercare lavoro come grafico. Qui a Roma lo trovai presso il Gruppo Artigiano Ricerche Visive, quelli per intenderci della sigla Rai di Lunedì Film. Facevo un po’ di tutto, ma dissi loro che il settore che mi interessava davvero era quello dell’editoria. Mi presentarono un signore, Severino Cesari, che ancora non aveva fondato con Paolo Repetti Einaudi Stile Libero. Io intanto avevo realizzato un mio graphic novel e lo avevo sottoposto a minimum fax. Fu Marco Cassini a dirmi che mi avrebbero pubblicato il libro, e a propormi di realizzare delle copertine per la casa editrice. Una delle prime fu quella del romanzo La Sicurezza degli oggetti. Mi misi al lavoro con una bambola Barbie, fotografandola più volte come se avesse una camminata umana. La copertina piacque a Marco Belpoliti, che ne scrisse sulla rubrica che all’epoca teneva sul Manifesto. Fu il primo riconoscimento in assoluto della qualità del mio lavoro e per me si trattò di un grande incoraggiamento.

Un paio di anni dopo venne a cercarmi Severino Cesari. Mi disse che volevano cambiare le copertine di Stile Libero, che avrebbero fatto una gara per scegliere il nuovo grafico. Avevano visto i miei lavori per minimum fax e li apprezzavano: perché non partecipi, mi propose. Ed ecco come sono arrivato a Stile Libero: la mia prima copertina é stata quella di Romanzo Criminale di De Cataldo, a partire da un’illustrazione di Mattotti».

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