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11 settembre 2018

Rosetta. A quale città aspiriamo? Un Atlante del cambiamento

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In Giambellino-Lorenteggio, sud-ovest Milano, abbiamo provato a portare nei cortili delle case popolari politica e poesia. Non possiamo forse dire che ne sia nato un dialogo, ma possiamo dire di aver aperto uno spazio in cui questo dialogo un giorno potrà diventare coraggioso: ci mostriamo per quello che siamo – infimi e immensi – e inventiamo un luogo impensato – il libro dal titolo ‘Atlante del Cambiamento. E 31 domande per interrogarlo’ (Dynamoscopio, 2018). Al fondo sta l’intuizione che riscoprire come la periferia popolare Giambellino-Lorenteggio sia cambiata nel tempo ci serva adesso per poterla cambiare ancora. Un’avventura di questo tipo non può essere governata tramite percorsi guidati e affermazioni di verità, come paiono le storie ufficiali o le ricette urbanistiche. Abbiamo dunque pensato di lasciarci semplicemente interrogare dal cambiamento, dai vuoti che lascia e dai legami che crea. Da qui nasce l’Atlante, con le 31 domande che tracciamo per attraversarlo.


soumahoro al mercato lorenteggio

Sabato 15 settembre 2018 alle 18.30 Rosetta torna in classe con Aboubakar Soumahoro al Mercato Lorenteggio, Milano.

Quali sono le classi sociali oggi? Quali le forme di sfruttamento? Possediamo degli antidoti? In che modo il genere e le migrazioni incidono su questa stratificazione?

Partecipano: Aboubakar Soumahoro, Edoardo Albinati, Francesca De Masi, Pietro Vereni


L’idea di ricomporre un bilancio di conoscenza e di esperienza di un quartiere popolare considerato fra i più controversi a Milano in una pubblicazione a forma di atlante deriva anzitutto dal fatto che, a tale ‘bilancio’, hanno contribuito con biografie, racconti e fotografie, centinaia di persone: un ‘esploso di umanità’ impregnato di storie e prospettive diverse, composto di residenti storici, abitanti più recenti, commercianti, operatori e volontari, attivi da molti anni per arginare la povertà, l’isolamento, l’abbandono e il vuoto di politiche pubbliche che oggi contraddistinguono le nostre periferie.

L’idea dell’Atlante nasce anche dall’incontro di alcuni desideri, maturati dal gruppo di Dynamoscopio in diversi anni di lavoro sul campo e accresciuti grazie alle scoperte compiute insieme al Gruppo Giovani del CDE Creta e all’illustratore Luigi Zetti, abitanti viaggiatori di questo quartiere e co-autori diretti del libro.

Il primo desiderio è di ripristinare il senso di un’avventura collettiva fra povertà e dignità, migrazioni e case, fatiche e aspirazioni, appartenenze e conflitti, solitudini e comunità. L’Atlante tende un arco di tensione fra i mutamenti che riteniamo già avvenuti e che appartengono al passato e quelli che potrebbero ancora accadere nel presente, magari anche grazie al nostro impegno. L’Atlante diventa allora il modo per tirare, flettere e amplificare questa tensione plurale, che possa portarci avanti e indietro fra le generazioni e ciò che hanno sperato e ciò per cui hanno vissuto, e farlo risuonare con ciò che immaginiamo per noi oggi: una società capace di preservare la ‘casa popolare’ perché strumento di equità sociale.

Il secondo è quello di costruire uno strumento di conoscenza di questo quartiere popolare che sia accessibile come uno spazio di navigazione libera nel tempo, nello spazio, nelle nostre vite. In questo senso, l’Atlante diventa il luogo di un racconto pubblico fatto di piccole cose che ci accomunano, traiettorie quotidiane in cui possiamo riconoscerci e chiavi di lettura che possiamo comporre, a seconda dello sguardo che ci guida. Nell’Atlante possiamo perderci, costruire mappe per ritrovarci e riscoprire che la ‘casa popolare’, chi l’ha abitata nel passato, chi oggi la abita e chi non ha mai smesso di abitarla, costituiscono una risorsa dirompente per interrogare (e orientare) i cambiamenti che oggi trasformano la città.

Il terzo desiderio racchiuso in questo Atlante è quello di non perdere il significato della storia e, al contempo, di non perdersi nella nostalgia che nega l’attualità e le sue responsabilità; di addentrarsi con coraggio a nominare i nodi critici e la sofferenza sociale che contraddistingue oggi l’abitare nel Giambellino-Lorenteggio (come in molti altri quartieri popolari a Milano e altrove) e, al contempo, di non esaurire in essa il possibile di uno sguardo umano, pieno e consapevole; di trovare stupore e raccoglimento nel dettaglio etnografico (che è storico, geografico e biografico insieme) e rimetterlo al lavoro nella composizione corale di una prospettiva di mutamento divenuta inderogabile.

Il luogo di questi desideri, per noi, è proprio questo Atlante, che non è una mappa che si possa srotolare su un tavolo, ma una crepa – e noi tutti che ci abitiamo dentro.

Il poter sfogliare un Atlante, infine, consente a chiunque di poter prender parte a questa vicenda umana e simbolica, che oggi riguarda il Giambellino-Lorenteggio, e già riguarda molte altre periferie: a quale città aspiriamo, e per chi? Oggi il quartiere Giambellino-Lorenteggio sta attraversando importanti trasformazioni spaziali e socio-culturali, avviate tramite un programma istituzionale di riqualificazione urbana (Regione Lombardia e Comune di Milano), che potranno costituirsi come opportunità nella misura in cui sapranno essere inclusive e intelligenti, riducendo le diseguaglianze, intersecando i progetti di vita delle persone, attivando processi di risignificazione dell’abitare, abilitando quei luoghi in cui gli immaginari di comunità diventano progetto di città e di società.

Nell’introduzione all’Atlante, il Gruppo Giovani del Cde Creta della cooperativa Azione Solidale, composto di ragazzi fra i 15 e i 25 anni, lascia ai lettori questo pensiero, genuino e sferzante insieme: ‘Continuiamo a pensare che fare gruppo, ascoltarci e fare comunità sia la risposta alle nostre aspettative e ai nostri desideri. Una volta Zygmunt Bauman ha detto: “Se ci metteremo insieme, il risultato sarà maggiore della somma delle parti, perché insieme siamo più forti di quanto possiamo esserlo individualmente”. Noi lo vediamo nelle azioni che progettiamo e realizziamo insieme per affermare ogni giorno la necessità di un cambiamento verso un altro mondo possibile, solidale, accogliente e nel quale fare la propria storia con gli altri’. In fin dei conti, una politica dell’ascolto è l’unica politica possibile.

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