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1 Aprile 2016

SUMS: questo è il nome dell'unione tra Barry Burns e Kangding Ray al Teatro Franco Parenti il prossimo 6 Aprile

SUMS: partire dallo spazio

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“The most exciting rhythms seem unexpected and complex, the most beautiful melodies simple and inevitable.” (trad. le tonalità più eccitanti sembrano inaspettate e complesse, le più belle melodie semplici ed inevitabili), queste le parole di Wystan Hugh Auden in ‘Prose 1949-1955’. SUMS, duo composto da Barry Burns e Kangding Ray racchiude nel suo guscio due componenti, separate dal poeta inglese: le tonalità articolate del produttore di musica elettronica incontrano i ritmi melodici e estemporanei del polistrumentista dei Mogwai, dando vita ad un ibrido inter-generico, dove per genere si fa riferimento all’inaspettato-complesso ed al semplice-inevitabile.

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Barry Burns è il polistrumentista della celeberrima band Mogwai, quintetto scozzese che sin dal suo esordio non segue un pattern di composizione predefinito, spaziando piuttosto all’interno dei generi e mostrano la loro reticenza ad essere osannati come uno dei poli catalizzatori del post-rock, definendosi: “instrumental guitar and piano music from Scotland” (trad: chitarra strumentale e pianoforte dalla Scozia). Lontani dal cadere in autoreferenzialismi musicali, la band esplora tonalità più melancoliche lungo le prime produzioni, vedi lo ‘slo-core’ di ‘Young Team’ (1997), per poi andare a sondare il mondo dei sintetizzatori modulari in ‘Rave Tapes’, album del 2013 considerato il più ‘elettronico’ della band, pur sempre rimanendo fedeli alla componente di improvvisazione: “Ci incontriamo e suoniamo, non ne parliamo molto.”

I Mogwai accolgono Burns nel 1997, anno in cui viene rilasciato quello che viene definito il vero e proprio album di esordio della banda: ‘Young Team’, con il quale toccheranno il loro apice di sperimentazione scalando pericolosi vertici noise, piuttosto che svelando la loro vena dark-rock tedesca. Mine vaganti tra le note, la band è un ape che impollina il rock con le tonalità blues, folk, electro, post-punk, venendo poi osannata per brani come ‘Take Me Somewhere Nice’ (parte dell’album ‘Rock Actions’), vera e propria cantata dove i tasti del piano vengono attutiti da un manto di voce sussurrata di David Pajo. Se SUMS vede quest’ultimo esplorare il suo lato più elettronico, il duo riporta indietro Kangding Ray al suo periodo adolescenziale, al momento del suo primo incontro con la musica, lontano da sintetizzatori e drum-machine, quando suonava in gruppi rock e industrial come chitarrista o percussionista.

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Trasferitosi a Berlino nel 2002 con la sua Akai Sampler, avido di esplorare architettonicamente la città, il produttore francese viene velocemente travolto dal fermento musicale iniziato ai tempi del muro di Berlino, quando all’interno di interi palazzi abbandonati veniva messa al mondo la ‘techno’ nella sua accezione europea, sanguinosa, lontana dai tribaleggiamenti nordamericani figli della musica africana. Influenzato dalla ricerca del materiale, Kangding Ray diventerà ben presto un architetto del suono, venendo individuato da Carsten Nicolai (Alva Noto), il quale nel 2003 gli propone di comporre un album per raster-noton. ‘Stabil’, che vedrà la luce solo tre anni dopo, definito “paesaggio di filigrana digitale”, viene composto unicamente con il suo sampler ed interamente basato su suoni registrati da Letellier stesso, non tanto per fanatismo stilistico quanto perché all’epoca non aveva possibilità di comprarsi una Roland 808 o un sintetizzatore.

Con ‘Autumne Fold’ abbandona la pura ricerca sonora per lasciarsi ammaliare da toni più pop (-techno, ndr) per poi esplorare la sua anima più legata al dancefloor con le release su Stroboscopic Artefacts, etichetta fondata dall’italiano Luca Mortellaro. Nel suo ultimo, magistrale album ‘Cory Arcane’ su raster-noton, Kangding Ray si ispira alle “zone temporaneamente autonome” di Hakim Bey per dar vita ad un personaggio inventato: la techno modulare compare sotto le vesti femminili di un personaggio che cerca di liberarsi da qualsiasi tipo di vincolo (sociale o politico) in un futuro vicino e distopico. È proprio in quest’ultimo album che Kangding Ray ritorna in realtà alle sue origini ‘rock’, avvicinandosi a quella forte componente di improvvisazione che è caratteristica dei Mogwai, separando la composizione dalla produzione per passare ore a provare senza avere in mente un prodotto finale, lasciando da parte i sintetizzatori per andare a sondare droni, VCA o altre sorgenti poco comuni nella produzione musicale.

Mentre Barry Burns rilascia ‘Central Belters’ come Mogwai sull’etichetta di casa Rock Action Records, a Kangding Ray viene data carta bianca per un nuovo progetto in seno al Berlin Atonal, festival che dal 1982 al 1990 ospitò artisti come Psyichic TV, 808 State o Einstürzende Neubaten, per poi scomparire dalla scena quando il suo fondatore, Dimitri Hedgemann, decide di focalizzarsi sull’apertura dello storico Tresor nel 1990 . Nel 2013, l’Atonal riemerge con un nuovo format, pur sempre focalizzandosi sull’avanguardia in campo musicale e delle arti visive, nelle mani del nipote di Moritz von Osvald, Laurens, insieme a Harry Glass e Paulo Reachi, aprendo le porte di quello che è considerato uno degli edifici più emblematici della Berlino industriale: il Kraftwerk, imponente centrale elettrica costruita negli anni Sessanta, poi abbandonata dal 1997.

“Il punto di partenza di SUMS è lo spazio” e questo spazio è il Kraftwerk. Sarà propio a Barry Burns che si rivolge David Letellier, convinto delle affinità tra generi come post-rock e elettronica, permeate dallo stesso concetto e la stessa attitudine.

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Ecco quindi che l’improvvisazione abbatte le barriere tra generi dando vita a quella che potrebbe essere definita come ambient post-rock, senza essere né ambient né post-rock, quanto una decostruzione di entrambi i generi per dar vita ad uno di quei palazzi sonori che tagliano trasversalmente le referenze storiche o spaziali. In un primo momento i due mettono un scena una vasta gamma di strumenti, tra cui anche il corno per poi sgonfiare la composizione dal punto di vista quantitativo, senza allontanarsi dallo standard qualitativo che caratterizza le produzioni dei due artisti in solo. Se Barry Burns si vede alle prese per la prima volta con la composizione, Kangding Ray continua nella sua esplorazione sonora uscendo da una pianificazione musicale tendenzialmente rigorosa (D.L si è spesso definito ‘maniaco del controllo’ nella produzione) per entrare nella dimensione che vede la composizione scomposta. Entrambi gli artisti si trovano per la prima volta alle prese con un duo, uscendo dalla pelle che li caratterizza per lanciarsi in sperimentazioni sonore a suon di sintetizzatori, tastiere e chitarra.

A completare quest’incontro-scontro sul palco sarà poi Merlin Ettore, percussionista di terza generazione, che comincia a collaborare con il Montreal Museum of Archeology and History quand’è ancora ventenne, per poi affiancarsi ad effigi del jazz come Guy Nadon, piuttosto che il tastierista di Frank Zappa, Don Preston.

SUMS è uno spettacolo per gli amanti della musica, disposti a spogliarsi dalle utopie racchiuse nelle parole per entrare in uno spazio in cui saranno proprio gli scontri tra generi ad annientarli.


Electropark Exchange 1 I SUMS: Kangding Ray + Barry Burns (Mogwai)
06 Aprile, ore 21
Teatro Franco Parenti di Milano

Per info e biglietti: http://www.electropark.it/exchanges/

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