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9 Gennaio 2019

L’esperimento di Bromberg-Martin spiega perché il nostro cervello vuole sapere cosa ci aspetta

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Con un esperimento molto creativo, i neuroscienziati Ethan Bromberg-Martin e Okihide Hikosaka hanno mostrato che anche le scimmie preferiscono sapere. I nostri pelosi amici non inoltravano domanda per la Harvard Business School, ovviamente, né erano curiosi di ricevere informazioni sulla loro eventuale gravidanza. Ciò che angustiava la mente delle scimmie era se avrebbero ricevuto un sorso da 0,88 millilitri di acqua (una bella ricompensa) oppure un piccolo sorso da soli 0,04 millilitri (una piccola ricompensa).

Ecco come funzionava l’esperimento: a ogni prova, la scimmia riceveva una ricompensa grande o piccola. Spostando lo sguardo su uno dei due simboli presentati su uno schermo (diciamo una stella blu o un quadrato rosa) qualche secondo prima che venisse erogata l’acqua, la scimmia poteva indicare se desiderava avere informazioni in anticipo. Le scimmie sono state addestrate per settimane, per avere la certezza che comprendessero quel che significava ciascun simbolo. Se la scimmia sceglieva di ricevere quelle informazioni in anticipo, sullo schermo compariva un terzo simbolo (per esempio, un cerchio rosso), che indicava se la scimmia stava per ricevere molta acqua oppure poca. Infine, l’acqua veniva erogata direttamente in bocca alla scimmia.

Quando hanno raccolto tutti i dati, Bromberg-Martin e Hikosaka sono rimasti stupiti: non solo le scimmie volevano sapere in anticipo, ma erano anche disposte a “pagare” per l’informazione. Erano disposte a rinunciare a qualche preziosa goccia d’acqua per sapere in anticipo se stavano per ricevere una ricompensa grande oppure piccola. Ripetutamente le scimmie spostavano lo sguardo per indicare che volevano sapere. Sembra che, proprio come Kate, anche loro avrebbero seguito le istruzioni fornite da “Brookbond” e sarebbero andate sul sito ApplyYourself.com a sbirciare. La preferenza per l’informazione non è quindi unica degli esseri umani. In termini di evoluzione, è un desiderio antico. Che cosa alimenta, a livello biologico, questo desiderio?

Per trovare qualche possibile spiegazione, Bromberg-Martin ha registrato l’attività dei neuroni nel cervello delle scimmie. Ha inserito dei microelettrodi nel loro cervello, attraverso il cranio. La punta di questi elettrodi era collocata accanto ai neuroni che voleva registrare. Quando un neurone si attiva, genera un segnale che fluisce sotto forma di corrente elettrica, e il microelettrodo può rilevare le variazioni di tensione.

Quello che ha osservato Bromberg-Martin è che il cervello delle scimmie trattava l’informazione come se fosse in sé una ricompensa. Quei neuroni, chiamati “dopaminergici”, si attivavano in risposta all’informazione come avrebbero fatto in risposta ad acqua o cibo.

informazione

Pubblichiamo un estratto da La scienza della persuasione di Tali Sharot (Feltrinelli)

I neuroni dopaminergici sono cellule cerebrali che liberano il neurotrasmettitore dopamina. Questi neuroni inviano segnali dal mesencefalo, una parte del cervello “arcaica”, nel quadro evolutivo, verso altre regioni del cervello, fra le quali lo striato, che elabora le ricompense, e ad aree nella parte frontale che sono invece importanti per la pianificazione. La dopamina viene liberata quando ci aspettiamo una ricompensa e quando riceviamo una ricompensa imprevista. Beh, si dà il caso che venga liberata dopamina anche quando ci aspettiamo informazioni e quando riceviamo informazioni impreviste. Nel cervello, la “valuta” per beni tangibili come il sesso e la torta di prugne, risultava molto simile alla “valuta” per la conoscenza pura. In effetti, Bromberg-Martin è rimasto stupito quando ha visto che i neuroni si attivavano, in previsione di informazioni, in misura simile a quella a cui si sarebbero attivati ottenendo 0,17 millilitri d’acqua. In altre parole, i neuroni erano eccitati dalla conoscenza anticipata quanto lo erano dalle gocce d’acqua, che sono necessarie per la nostra esistenza.

Questi risultati possono spiegare in parte il modo in cui siamo ossessionati da Google e Twitter: siamo spinti a cercare informazioni dagli stessi principi neurali che ci spingono a cercare acqua, nutrimento e sesso. Resta aperto comunque l’interrogativo: perché? Perché il cervello umano ha un codice per la conoscenza come per le cose necessarie per la sopravvivenza?

La semplice risposta è che, in molti casi, l’informazione è effettivamente necessaria per la sopravvivenza, perché la conoscenza anticipata può aiutarci a prendere decisioni migliori. In libertà, se la scimmia sa che sta per ricevere una grossa banana, può decidere di rimanere nei paraggi, ma se scopre che la banana è piccola può decidere di andare a cercare altrove. Certo, negli esperimenti di Bromberg-Martin le scimmie non potevano sfruttare le informazioni in alcun modo utile: erano legate a una sedia, e non potevano andare da nessuna parte; eppure il loro cervello rispondeva comunque secondo la “regola generale” che l’informazione è meglio dell’ignoranza, e importante quasi quanto l’acqua.

C’era un altro motivo per cui le scimmie di Bromberg-Martin volevano sapere in anticipo se avrebbero ricevuto un grande o piccolo sorso d’acqua. Sapere che stava per arrivare dell’acqua le faceva sentire bene, e perciò cercavano quella sensazione.

Quello che sai influenza non solo quello che dici di fare ma anche come ti senti, perché l’informazione è la sostanza delle tue convinzioni, e quello che credi ha un effetto profondo su quanto sei felice.

Immaginatevi Oscar e Albert. Albert è in carcere. La sua cella è piccola, umida e fredda, le pareti sono nude e lui resta sveglio fino a tarda notte sullo scomodo tavolaccio di legno che gli fa da letto. Forse pensate che Albert sia abbattuto, ma in realtà è entusiasta e felice: sa che domani sarà rilasciato e potrà tornare a casa. La sua famiglia gli preparerà un bel tacchino arrosto per pranzo, che si godrà nella sua casa accogliente e calda. Non vede l’ora.

Oscar, invece, è seduto a tavola con la sua famiglia e sta mangiando un delizioso tacchino arrosto nella sua casa calda e accogliente. Potreste pensare che Oscar sia allegro ed entusiasta, ma in realtà ha il morale sotto le scarpe. È abbattuto perché sa che domani verrà incarcerato: verrà messo in una cella piccola, fredda, umida, con le pareti nude e un tavolaccio di legno scomodo per letto.

Se osservate Oscar e Albert da lontano, senza sapere che cosa succede dentro la loro testa, pensereste che Oscar, al caldo, all’asciutto e sazio sia più felice di Albert, affamato al freddo e all’umido. La condizione di Albert non è una di quelle che ci augureremmo, ma nella sua mente è già festa: volano palloncini, il sole splende, gli alberi sono in fiore. La condizione di Oscar in questo momento è di gran lunga migliore di quella di Albert, ma quel che succede nella sua mente è molto peggio. Sapere che il giorno dopo finirà in carcere influenza negativamente il suo benessere.

Se Oscar potesse ignorare quel che lo aspetta starebbe bene, ma lo sa, e quella conoscenza è devastante.

È importante quindi ricordare che le persone sono motivate non solo a ottenere gratificazioni e a evitare il dolore, ma anche a credere di ottenere gratificazioni e di evitare il dolore, perché quel che crediamo può renderci felici o tristi tanto quanto gli eventi reali. Con alle spalle l’esperienza di tutta la vita, di essere devastati o spinti al settimo cielo dalla conoscenza, abbiamo appreso che l’informazione influenza i nostri sentimenti e che possiamo usarla per regolare le nostre emozioni. Di conseguenza, le persone cercano selettivamente di riempire la loro mente di conoscenza che formi convinzioni piacevoli ed evitano invece le informazioni che possono dar luogo a pensieri spiacevoli. Questo è uno dei motivi per cui i nuovi annunci piacevoli prima del decollo sono stati così tanto più efficaci nel catturare l’attenzione delle persone.

In un esperimento, Filip Gesiarz e io abbiamo invitato delle persone a giocare a una lotteria. Ogni volta che giocavano, venivano presentate loro due porte digitali, una blu e una rossa. Dietro ogni porta c’era un premio in denaro, a volte relativamente grande, a volte piccolo. La porta rossa era sempre meglio: dietro quella porta luccicante c’era sempre più denaro che dietro quella blu. Un programma per computer selezionava a caso una delle porte per i partecipanti, e questi avrebbero ottenuto il premio che si trovava dietro. Prima che il computer elaborasse la sua scelta, consentivamo alle persone di dare una sbirciata dietro una delle porte. Avrebbero voluto vedere quel che c’era dietro la porta rossa (premio grande) o dietro la blu (premio piccolo)? La decisione non avrebbe avuto alcuna conseguenza per il risultato. Regolarmente, le persone preferivano aprire la porta rossa anziché quella blu: volevano sapere quale fosse la condizione migliore, non quella peggiore.

Questo significa che non tutte le informazioni hanno per noi lo stesso valore? Forse il nostro cervello codifica il valore delle informazioni in modo diverso, a seconda che ci aspettiamo che quell’informazione ci renda felici o tristi. Per rispondere alla domanda, Caroline Charpentier e io ci siamo associate a Ethan Bromberg-Martin. Questa volta, invece di registrare l’attività dei neuroni nel cervello di una scimmia, abbiamo registrato l’attività nel cervello umano mediante una tecnica di scansione cerebrale.

Immaginate di essere fra i partecipanti all’esperimento. Incontrate Caroline, la sperimentatrice francese, che vi spiega: sarete sdraiati in un lungo scanner a forma di tubo per le immagini cerebrali e giocherete a una lotteria. Il gioco sarà diviso in due parti. Per metà riguarderà il vincere: ogni volta che giocate, vincerete un dollaro oppure nulla. Va bene, pensate voi. L’altra metà del gioco ruota invece intorno al perdere. Ogni volta che giocate, o perdete un dollaro o non perdete nulla. Non molto divertente, lo so, ma non avete scelta: se volete partecipare all’esperimento, dovete giocare, e queste sono le regole. Oh, e ogni volta che giocate, Caroline vi chiederà se volete sapere l’esito di quella mano del gioco o restare all’oscuro. Alla fine dell’esperi- mento, vi pagheremo tutto quello che avete guadagnato, indipendentemente dagli esiti che avete scelto di scoprire in anticipo e da quelli che avete preferito ignorare. Provate a pensare di essere di fronte a una slot machine: chiudete gli occhi e tirate la leva; le ruote girano, girano e alla fine si fermano. Aprite gli occhi? Volete sapere?

Come Kate e le scimmie di Bromberg-Martin, le persone volevano sapere. Ma volevano conoscere più le potenziali vincite che le potenziali perdite. In altre parole, le persone era più probabile che aprissero gli occhi se giocavano alla slot machine “vinci o niente” che a quella “perdi o niente”. Inoltre, quanto migliori erano le probabilità di vincere con la slot machine, tanto più persone volevano sapere il risultato. Mostravamo la probabilità di vincere ogni volta che giocavano alla nostra piccola lotteria: quanto più era probabile la vincita, tanto più volevano sapere, e quanto più era probabile la perdita, tanto meno volevano sapere. In altre parole, le persone vogliono aprire le buste che promettono buone notizie e buttar via quelle che ne promettono di cattive.

E il cervello? Ricordate i neuroni che Bromberg-Martin hanno scoperto attivi nel cervello delle scimmie in risposta alle informazioni anticipate sull’acqua? L’evidenza che abbiamo ottenuto fa pensare che anche i neuroni della stessa regione nel cervello umano aumentino la loro attivazione in previsione di informazioni su guadagni finanziari. In previsione di informazioni sulle perdite, invece, l’attivazione diminuiva. Inoltre, ogni volta che i partecipanti sapevano che stavano per arrivare delle informazioni (non importa se riguardassero perdite o vincite) si attivava un’altra regione cerebrale: la corteccia frontale orbitale. Sembra che nel nostro cervello ci siano due tipi di risposte alle informazioni: un tipo di neuroni apprezza la conoscenza in sé, l’altro apprezza la conoscenza che è probabile ci faccia sentire bene.

Non tutte le informazioni sono come il sesso e la torta di prugne; quello che le persone si aspettano di trovare dietro la porta è rilevante. Le persone preferiscono ricevere informazioni che pensano le facciano sentire bene, perciò cercano più le buone che le cattive notizie. Trasmettere un messaggio in una luce positiva (come alla fine hanno fatto le compagnie aeree con i video sulla sicurezza in chiave musicale) significa aumentare la probabilità che le persone ascoltino e che quindi si facciano influenzare. Quando le persone sospettano che stiano per arrivare brutte notizie, possono evitare il messaggio, anche se l’ignoranza può danneggiarle.


Immagine di copertina: ph. Andre Mouton da Unsplash

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