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23 Settembre 2016

-U-Topia- lo spirito della cura

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Anni fa, io (Emmanuele) mi ero incrociato con il nome (o meglio, le azioni) di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, per l’idea di un progetto che si era poi improvvisamente bloccato: Salvatore stava male, aveva scoperto un cancro al cervello, tutto da rimandare. Il silenzio.

Fine marzo 2016. Sento voci, vedo immagini, seguo un flusso che mi riporta a loro: un libro, La Cura, un testo al centro di mille incroci, una ‘piattaforma’ che ipercornette luoghi fisici a luoghi tecnologici e viceversa, ‘una performance globale per riappropriarsi del proprio corpo e della propria identità creando una cura partecipativa open source per il cancro’

‘Il cancro è la metafora della perdita di senso della nostra società contemporanea, e dell’unica cura possibile…nella possibilità di ritrovare il senso nelle reti di relazioni tra esseri umani’.

Un atto, La Cura, radicalmente altro, dove tutto si misura nella volontà di Salvatore e Oriana di uscire dal complesso ‘autoriale’ e divenire loro stessi piattaforma per altre/i, partendo da una non semplice sintesi, quello fra il concetto di cura e di conflitto. Una cura che sappia essere partecipativa ma che sappia contemplare l’idea di conflitto, come semplice mezzo di superamento ‘indisciplinato’ dei limiti delle molteplici realtà che viviamo. Un conflitto accettato nella sua dimensione irenica, come elemento serenamente indispensabile in ogni incontro di alterità.

Questo dopotutto sta anche alla base del libro stesso, dove, nei diversi capitoli che seguono cronologicamente lo sviluppo del progetto, vi è una struttura precisa che segue una ripartizione in 4 tempi: 1) la voce di Salvatore 2) la voce di Oriana 3) lo sviluppo del progetto 4) i materiali del progetto. L’aspetto forte sta proprio nella conflittualità/armonia delle prime due parti (dalla cui relazione peraltro nascono le altre due): le storie di un uomo e di una donna, di un rapporto d’amore, dove, ognuno con le proprie prospettive (di qui la naturale conflittualità) interroga la relazione con la ‘palletta’ cancerogena, per arrivare alla cura.
Il progetto meriterebbe molte più parole, ma dopotutto altre parole sono anche quelle che stiamo in questo momento realizzando proprio sullo spirito de La Cura, come continuo atto performativo.

(U)Topia nasce da un contatto: leggo il libro, mi riconosco nella profonda metafora che tocca i vari cancri della nostra esistenza, lo poggio sul davanzale del mio terrazzo nei Sassi e scatto una foto. E la invio ad Oriana e Salvatore. Un’immagine che diventa un ponte, che apre un confronto in continuo divenire, costruito anche sul gioco di parole (#emoticà..) e sul desiderio di portare quelle parole oltre le classiche presentazioni stanche dei libri, verso un’ulteriore sviluppo de La Cura stessa.

cura

Utopia è la parola al centro di Materadio 2016, l’appuntamento annuale di Radio3 con Matera: 500 anni dalla scrittura del testo di Thomas More, che inventò questa parola dando in qualche modo inizio alla costruzione del concetto di stato moderno. Il tutto, ironicamente, fondato sulla non esistenza di una parola, ‘u-topos’, il non-luogo.

L’idea – sposata immediatamente da Paolo Verri e dal team di Fondazione Matera-Basilicata 2019, proprio perché nello spirito del dossier, e da Radio 3 – diventa quindi quella di coinvolgere la comunità locale (e non, variamente interconnessa) in un grande processo di reinvenzione del senso, del luogo che abitiamo, di eliminare la ‘negazione’ (la ‘u’), e da lì ripartire, attraverso un rituale pubblico. Il desiderio è principalmente quello di ridare un senso ai luoghi: nell’assenza ormai di pensieri forti di riferimento (sia nel campo ‘intellettuale’ che quello politico/sociale), vogliamo andare contro il dis-astro, l’assenza di stelle (in greco, così come riprendiamo un vocabolario ‘antico’ costruito sempre sugli astri, de-siderio, con-siderazione – dal latino sidera) per rimettere in rete quelle mille voci che, dal laboratori sul territorio, stanno rigenerando il pensiero in crisi, delineando nuove costellazioni.

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Il tutto organizzando laboratori con le scuole in uno spazio come l’Iglu de Vent di Jordi Enrich (che lui stesso definisce una “capsula per l’immaginazione”), atti performativi che attraversino fisicamente la città (grazie alla realizzazione di maestri artigiani materani, Raffaele Pentasuglia e Massimo Casiello, di una grande ‘U’ in cartapesta, secondo la tradizione del carro della Bruna – che viene costruito per essere ‘strazzato’, distrutto, ogni 2 luglio), un mapping al centro della performance sabato notte 24 settembre (realizzato da Nefula con colonna sonora realizzata dal gruppo di Materelettrica e la scuola di Fabrizio Festa di Musica Elettronica Applicata del Conservatorio ‘Duni’ di Matera ) e la realizzazione di un sito per costruire un vocabolario condiviso, base per contributi di tutti per futuri progetti.

Costruiamo quindi insieme il nuovo vocabolario, a partire da qui.

-U-Topia

Un dizionario ubiquo interconnettivo delle -u-topie contemporanee. Il luogo dei desideri e significati costruiti dalle comunità.
Utopia è un gioco di parole dal greco ‘ou-topos’ [non luogo], ‘eu-topos’ [buon luogo], coniato da Thomas More per descrivere un’isola immaginaria governata da un sistema sociale perfettamente regolato dal basso, dove la proprietà comune sostituisce la proprietà privata, donne e uomini sono educati allo stesso modo, e c’è una quasi totale tolleranza religiosa.

La novella omonima fu pubblicata nel 1516, a cura di Erasmus, con il titolo “Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus, de optimo rei publicae statu deque nova insula Utopia”.

Sebbene creato con la migliore intenzione, il mondo perfetto e bilanciato di Utopia ha un inconveniente: non può esistere perché non ha un ‘luogo’.

Che succede se a 500 anni dalla pubblicazione del testo di More, giocando ancora con il linguaggio, barriamo la ‘U’?
Questa semplice azione ci offre un’opportunità: improvvisamente riappare il ‘luogo’.

E ancor di più: migliaia, centinaia di migliaia di luoghi (e la loro utopia) possono esistere. Luoghi che nascono dalle parole, dalla moltiplicazione delle parole: la creazione collettiva e connettiva di un dizionario per immaginare e moltiplicare possibili futuri. Creando parole, usandole e performandole insieme per creare i loro significati.

<<Utopia diventa -U-Topia: il luogo dei desideri e dei significati costruiti dalle comunità>>

cura

Il dizionario delle -u-topie emergerà da spazi e tempi.

È una piattaforma ubiqua per l’espressione delle persone, interconnettendole secondo i loro desideri, visioni, aspettative, così come emergono da territori e contesti diversi.

È un processo di disseminazione: fra scuole, cittadini, artisti, istituzioni che collaboreranno per creare il dizionario.

Ed è un rituale interconnettivo, permettendo alla gente di convergere e rendere reale la performance delle utopie recuperate, che finalmente avranno un luogo.

Il rituale avverrà a Matera durante Materadio (23.25 settembre 2016); prima dell’evento, una serie di laboratori, che coinvolgeranno scuole, artisti, artigiani e musicisti, concettualizzeranno e realizzeranno l’elemento del rituale e lo performeranno insieme alla città di Matera.

Per poi ripartire dalla piattaforma on line e costruire nuovi rituali. #curatopia

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