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L’Enciclopedia Massimale come idea regolativa del mondo

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Il secondo estratto “estivo” dai saggi di Umberto Eco. Grazie alla collaborazione con La Nave di Teseo, cheFare propone alcuni pezzi che ci aiutano non solo a ricordare e a riscoprire l’efficacia e la duttilità di un pensiero sempre vigile e che oggi è più che mai necessario riprendere in mano. Da rileggere e nel caso da scoprire (per i più fortunati) per la prima volta. Qui il primo estratto, qui la presentazione di Claudio Paolucci.

La nave di Teseo, Umberto Eco

In collaborazione con La Nave di Teseo

L’enciclopedia è potenzialmente infinita perché è mobile, e i discorsi che facciamo sulla sua base la rimettono continuamente in questione (nel senso che l’ultimo articolo scientifico di uno scienziato nucleare presume una serie di conoscenze enciclopediche circa la struttura dell’atomo, ma ne introduce di nuove e pone in crisi alcune di quelle vecchie).

L’Enciclopedia Massimale non si preoccupa di registrare solo ciò che “è vero” (qualunque senso si assegni a questa espressione) ma tutto ciò che socialmente è stato detto, e non solo quello che è stato accettato per vero, ma anche quello che è stato accettato come immaginario.

Essa esiste come idea regolativa: e tuttavia questa idea regolativa, che non può dare origine a un progetto editoriale perché non ha forma organizzabile, serve a individuare porzioni di enciclopedia attivabili, nella misura in cui queste servono a costruire gerarchie provvisorie, o reti maneggiabili, ai fini di interpretare e di spiegare la interpretabilità di certe porzioni di discorso.

Questa enciclopedia non è attingibile nella sua totalità perché è l’insieme completo di ciò che l’umanità ha detto, eppure ha una esistenza materiale, perché questo detto è stato depositato nella forma di tutti i libri, di tutte le immagini, di tutte quelle testimonianze che fungono da interpretanti reciproci nella catena della semiosi.

Trasformatasi nel corso dei secoli da utopia della conoscenza globale (raggiungibile) in coscienza dell’impossibilità della conoscenza globale ma in sicurezza della reperibilità locale degli elementi di questa conoscenza, diventata da progetto di un libro, metodo di indagine attraverso la biblioteca generale e onnivora della cultura tutta, l’Enciclopedia Massimale è stata vagheggiata poeticamente quando Dante (Paradiso XXXIII), nell’accedere alla visione di Dio, non riesce a descrivere ciò che vede se non in termini, appunto, di enciclopedia:

Nel suo profondo vidi che s’interna

legato con amore in un volume,

ciò che per l’universo si squaderna:

sustanze e accidenti e lor costume,

quasi con conflati insieme, per tal modo

che ciò ch’i’ dico è un semplice lume.

La forma universal di questo nodo

credo ch’i’ vidi, perché più di largo,

dicendo questo, mi sento ch’i’ godo.

Un punto solo m’è maggior letargo

che venticinque secoli a la ’mpresa,

che fé Nettuno ammirar l’ombra d’Argo.

L’enciclopedia è l’unico mezzo con cui noi possiamo rendere ragione, non solo del funzionamento di qualsiasi sistema semiotico, ma anche della vita di una cultura come sistema di sistemi semiotici interconnessi.

Come si è mostrato in altre sedi, nel momento in cui si imbocca la via dell’enciclopedia cadono due distinzioni teoricamente cruciali:

(I) anzitutto quella tra lingua naturale e altri sistemi semiotici, dato che della rappresentazione enciclopedica di un dato termine (o concetto corrispondente) possono far parte anche proprietà espresse in forma non verbale (nel senso che fanno parte della rappresentazione enciclopedica di cane anche infinite immagini di cani);

(II) in secondo luogo, la distinzione tra sistema semiotico-oggetto e metalinguaggio teorico. Infatti è impossibile costruire un meta- linguaggio come costrutto teorico composto di primitivi universali in numero infinito: tale costrutto, come si è visto, esplode, e nell’esplodere rivela che i propri termini metalinguistici altro non sono che termini del linguaggio oggetto – sia pure usati provvisoriamente come inde nibili ulteriormente.

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Pubblichiamo un estratto da Dall’albero al labirinto (La Nave di Teseo)

L’enciclopedia è dominata dal principio peirciano della interpretazione e quindi della semiosi illimitata. Ogni espressione del sistema semiotico-oggetto è interpretabile da altre espressioni, e queste da altre ancora, in un processo semiotico che si autosostiene, anche se, nella prospettiva peirciana, questa fuga degli interpretanti genera abiti e quindi modalità di trasformazione del mondo naturale; ma ogni risultato di questa azione sul mondo deve a propria volta essere interpretato, e in tal modo il circolo della semiosi da un lato si apre continuamente al di fuori di se stesso, e dall’altro continuamente si riproduce al proprio interno.

Inoltre l’enciclopedia genera sempre nuove interpretazioni a seconda dei contesti e delle circostanze (per cui in essa la semantica incorpora la pragmatica). Pertanto di essa non si dà mai rappresentazione definitiva e chiusa: una rappresentazione enciclopedica non è mai globale ma sempre locale, e viene attivata in funzione di determinati contesti e circostanze. L’espressione cane che appare in un universo di discorso che riguarda le armi da fuoco genera interpretanti diversi dalla stessa espressione che appare in un universo di discorso che concerne gli animali; e all’interno di un discorso sugli animali la stessa espressione genera rami cazioni diverse d’interpretanti a seconda che si stia discutendo di zoologia o di attività venatorie.


Immagine di copertina: ph. Daniel Olah da Unsplash