Accettare i cicli naturali non significa debolezza, ma umanità

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“La nascita della scienza e dell’industria moderna ha portato alla rivoluzione successiva nelle relazioni tra uomini ed animali. Durante la rivoluzione agricola l’umanità ha messo a tacere gli animali e le piante, e ha trasformato il grande spettacolo operistico animista in un dialogo fra l’uomo e gli dèi. Durante la rivoluzione scientifica l’umanità ha messo a tacere anche gli dèi. Il mondo aveva adesso un one-man show.”
Yuval Noah Harari – Homo Deus

Questi giorni stiamo sperimentando molte novità sulla nostra pelle. Le difese impenetrabili che come umanità abbiamo eretto contro la natura esterna si stanno sgretolando, il nostro senso di sicurezza sta vacillando, stiamo riscoprendo una mortalità condivisa.

Nel frattempo il clima a Roma è primaverile da dicembre, il sole è caldo, le nuvole bianche e il cielo azzurro, è un piacere passeggiare per le vie della capitale, evitando accuratamente di prendere i mezzi pubblici.

Quest’anno l’inverno non è esistito da queste parti, sembra come se dopo le piante, gli animali ed altri esseri umani, fossimo riusciti ad addomesticare anche il clima, standardizzandolo in base alle nostre esigenze.

Qui una stagione è morta, e molto probabilmente l’abbiamo uccisa noi (sarà interessante vedere come evolveranno le prossime!).

I cicli che ci hanno accompagnato per millenni da agricoltori e allevatori, sono superflui nella nostra cultura attuale, meglio vivere in un ambiente in cui tutto sia sempre uniformato, dove non ci sia nessuna oscillazione, come un bell’ufficio climatizzato, nessuna distrazione dai cicli naturali, solo efficienza lavorativa, perché noi esistiamo per fare carriera, per essere più importanti, ricchi, cool e belli dei nostri vicini, e quando ci accorgiamo che i nostri vicini lo sono maggiormente dobbiamo investire molta energia per raggiungerli, emularli o compiacerli, lunghe storie di aristocratici, borghesi, classe media, mode e bias cognitivi.

I cicli che ci hanno accompagnato per millenni da agricoltori e allevatori, sono superflui nella nostra cultura attuale

La cosa interessante è che anche se crediamo di vivere in un contesto dove possiamo ordinare tutto – assoggettandolo alla nostra razionalità (limitata) – i sistemi complessi che ci circondano e che definiscono le nostre vite non sono prevedibili né tantomeno ordinabili come ci aspetteremmo. Questo aspetto è esplorato largamente nella scienza delle reti, in Link, Barabasi scrive:

“[…]inseguendo il riduzionismo ci siamo imbattuti nel muro della complessità. Abbiamo capito che la natura non è un puzzle perfettamente disegnato, con tutti i pezzi che si incastrano in un’unica maniera. Nei sistemi complessi le componenti possono combaciare in così tanti modi diversi che ci vorrebbero miliardi di anni per provarli tutti. Eppure la natura assembla i suoi pezzi con una grazia e una precisione perfezionate in milioni di anni. Lo fa sfruttando le leggi onnicomprensive dell’autorganizzazione, le cui radici continuano a essere per noi un profondo mistero.”

Esplorando questi mondi complessi, ogni tanto ci si imbatte in Cigni Neri, eventi estremamente rari, ma con un enorme impatto all’interno dei sistemi di riferimento nei quali emergono. Questi eventi sono poco prevedibili, seguono delle logiche esponenziali e possono modificare completamente il contesto, come sta accadendo durante questi giorni per l’epidemia che si sta diffondendo in tutto il mondo.*

Non abbiamo controllo su alcune circostanze, non lo possiamo avere

Non abbiamo controllo su alcune circostanze, non lo possiamo avere, l’arroganza e la presunzione di avere dei poteri sovrumani, che trascendono i processi naturali soggiacenti è molto pericolosa. Ci siamo sostituiti a qualunque idea di divino, abbiamo trasceso erroneamente la nostra umanità.

Noi, possiamo solamente accettare i processi che la natura mette in atto, non possiamo opporci al senso degli eventi, alle meta-leggi nascoste che li regolano, noi siamo parte di esse.

“Perché è impossibile conoscere la natura? Ciò che viene concepito come natura è solo l’idea della natura che nasce nella mente di ognuno. Quelli che vedono la natura vera sono i fanciulli. Basta che i nomi delle piante siano noti […] e la natura non viene più vista nella sua vera forma. Un oggetto visto isolato dal tutto non è una cosa reale.”
Masanobu Fukuoka – La Rivoluzione del Filo di Paglia

Quello che possiamo fare però è provare a interferire con alcuni eventi (NB non con il senso degli eventi naturali di cui si parlava nella parte precedente) usando gli strumenti dell’etica e della responsabilità, che sono gli unici che ci distinguono dagli altri esseri viventi, basati spesso sulla razionalità del risolvere i propri problemi locali nel breve termine. Interferire implica la non certezza che il risultato reale corrisponda a quello atteso, perché un sistema complesso non dipende solamente dalle nostre azioni informate, ma da tante interazioni inaspettate, come illustrato da Donella Meadows in questo articolo.

Quindi noi, come possiamo interferire con il presente? Dobbiamo prendere delle precauzioni soggettive per il benessere della collettività? Dobbiamo interrompere il nostro business as usual personale in una situazione di modifica esponenziale delle circostanze (nel caso della una pandemia o nel caso della crisi ecologica in atto)? Così sia!

Passiamo più tempo a casa allora, senza correre, rispettando i nostri cicli e i cicli che la natura è ancora in grado di imporci come parte di essa. Se in questo momento non possiamo agire, osserviamo, ascoltiamo, leggiamo, scriviamo, disegniamo, meditiamo, progettiamo.

Proviamo a riempirci del mondo e non – come spesso accade – a riempire il mondo con il nostro ego. Proviamo ad estendere i nostri confini interiori e non ad imporre i nostri limiti all’esterno.

Vorrei rimanere nella soggettività dell’opinione mentre continuo a mettere nero su bianco questi pensieri.

Potrebbe essere utile per il futuro riflettere sulla qualità delle reti

Non entro quindi nel merito tecnico dell’epidemia, non ne sono competente, non entro nella questione politica, del reddito per i lavoratori autonomi, il supporto alle imprese o dei carceri, ci vorrebbero diversi articolo a parte e comunque non ne sarei in grado. Queste crisi hanno a che fare con gli individui, ma non tutto deve essere lasciato sulle spalle dei singoli, sono crisi che probabilmente si ripeteranno con maggiore frequenza, di un sistema sempre più lontano dalla propria omeostasi, di un sistema in cerca di un nuovo equilibrio. È possibile che ci saranno molti punti di rottura nello stesso periodo in futuro e dovremo prenderci le nostre responsabilità da esseri umani… Ma per parlare di questo ci sarebbe bisogno di un saggio intero.

Potrebbe essere utile per il futuro riflettere sulla qualità delle reti e di come possiamo utilizzarne alcune caratteristiche a nostro vantaggio.

Se è vero che il virus si continuerà a propagare finché ogni individuo contagerà un numero di individui superiore ad 1, allora noi potremmo imparare che il mondo sarà un posto migliore quando noi con il nostro tempo riusciremo a far star bene almeno un numero superiore ad 1 di altri individui. È un concetto banale, ma dovremmo ricordarcelo, le leggi che governano le reti non cambiano, non sono implicitamente giuste o sbagliate, sta a noi utilizzarle in maniera consapevole ed etica.

Che questo tempo di isolamento sia ben speso!

Come i contadini che ci hanno preceduto, rispettiamo questa parte del ciclo e prepariamo i campi per una stagione migliore (o solo diversa).

Ribelliamoci a questi ritmi innaturali che abbiamo costruito collettivamente e che hanno invaso ogni parte della nostra intimità.

Ribelliamoci con fermezza, ma delicatezza, con piccoli gesti di supporto per i più deboli, con dati scientifici, dedicando tempo per interpretarli e condividerli solo nel caso in cui abbiano veramente senso, ribelliamoci dando la nostra capacità computazionale inutilizzata ai centri di ricerca, con le nostre letture, con il dialogo oppure attraverso il civic hacking.

Cambiare le cose significa prima di tutto cambiare le lenti con le quale osserviamo e interpretiamo la realtà. Il cambiamento deve essere culturale ed epistemologico, dobbiamo modificare le nostre modalità individuali e collettive di gestire le gerarchie, il potere, la diffusione di informazioni. Ci vuole tempo, pazienza, dedizione e amore per farlo, rispetto per il modo in cui gli altri percepiscono la realtà, con la consapevolezza che queste lenti saranno sempre diverse per ogni individuo.

Cambiare le cose significa prima di tutto cambiare le lenti con le quale osserviamo e interpretiamo la realtà

Abbiamo il privilegio di poter sperimentare in prima persona cosa significa una mobilitazione di massa e che genere di impatto può avere un comportamento di cura collettivo, le retroazioni di questo evento saranno radicali, potrebbero demistificare lo status quo, non perdiamo questa occasione!

La sfida che vorrei lanciare – unendomi ad altri inviti a costruire un pensiero sulla fragilità – è quella di prendere questo periodo per iniziare a riconnettersi con la propria umanità, senza panico, accettando con fiducia i consigli che ci vengono dati dalle persone più esperte di noi in qualche dominio, mantenendo sempre attiva la nostra capacità critica e creativa. Socializziamo i nostri limiti, non c’è vergogna nell’essere umani, non c’è debolezza nell’accettare i cicli naturali.


* O forse no, a detta dello stesso Nassim Nicholas Taleb, questa epidemia non sarebbe un Cigno Nero per via della sua prevedibilità. Lasceremo il dibattito sul tema specifico per un altro momento, questo non invalida il discorso, anzi lo arricchisce.

Ringrazio l’amico e collega Sebastiano Pirisi per la fantastica illustrazione. Potete trovare i suoi lavori su Facebook, Instagram e Behance.

Note