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18 Maggio 2020

Tutti i traffici di intelligenze del mondo editoriale che verrà

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Quando la nebbia scomparirà, apparirà ciò che era, ma noi intanto ridisegniamo il mondo
Antonio Catalano, maggio 2020.

Antonio Catalano è un artista, poeta, artigiano, pedagogo, e in questi giorni lo sento spesso per i nostri progetti legati al National Geographic Festival delle Scienze di Roma, che avrebbe dovuto tenersi tra fine marzo e inizio aprile e che abbiamo necessariamente spostato a novembre.

La nebbia potrà scomparire nei mesi prossimi, ma nulla sarà più lo stesso, e in campo culturale questo è ancora più profondamente vero .

Antonio per me è un vero esempio di come l’autore/editore oggi possa cambiare il mondo, con i suoi sguardi sempre aperti, ingenui, veri, mai banali. Antonio parla attraverso le cose per riscoprire la natura delle cose: in questi giorni di lockdown la sua creatività si è ancor più scatenata. Inventa, scrive, crea reti di collaboratori/artigiani in giro per il mondo, lavora intensamente con maestre e insegnanti provenienti dai luoghi più disparati

Antonio sta scrivendo un libro di Pedagogia povera o della meraviglia. Un libro essenziale, basato sulla sua poetica, ma soprattutto su esperienze vissute da tanti suoi vicini e sorretto da competenze scientifiche sulla formazione che rendono il testo particolarmente interessante, se non unico.

Gianni Rodari

Quest’anno si celebrano i centenari della nascita di Gianni Rodari e di Loris Malaguzzi, entrambi grandi creativi, pedagogisti, sognatori e disegnatori di futuro. Mai come in questo momento abbiamo bisogno di ricorrere a figure come le loro per capire quanto il futuro stia nelle nostre mani. Penso anche a Franco Lorenzoni, al suo Laboratorio di Cenci e ai suoi magnifici libri sui bambini; ma anche a Maria Montessori e a Don Milani. E penso anche a quanto poco abbiamo imparato e messo in pratica di queste straordinarie esperienze e ancor più quanto poco abbiamo ascoltato le voci di queste fondamentali figure.

Parto allora proprio da loro per parlare della cultura all’epoca della grande pandemia perché ci indicano quanto sia fondamentale ridisegnare le mappe del nostro pensiero con naturalezza, semplicità, senza sovrastrutture e vincoli di appartenenza o di ambiente.

La scienza mi interessa perché crea continuamente domande, non è mai definitiva

In un’epoca di forte specializzazione e di accumulazione esponenziale dell’informazione, non viene a mancare – a mio avviso – il ruolo essenziale dell’editore, la sua mediazione o la sua capacità d’intermediazione, ma vanno ripensate le categorie di pensiero e di status culturale che hanno governato il sistema sino a ieri e che oggi appaiono d’improvviso vecchie e troppo rigide.

L’editore infatti è uno e tanti, ma la struttura verticale che sino a ieri ha governato il suo modello di produzione culturale è messa ormai in crisi dalla molteplicità di accessi e di competenze che scompaginano il sistema tradizionale.

La scienza – per questo – mi interessa, perché crea continuamente domande, non è mai definitiva, sollecita collaborazione e si apre continuamente a nuovi confronti e a nuove esperienze, senza dogmatismi.

Felice Frankel, Picturing Science and Engineering

Stanislas Dehaene, un grande neuroscienziato che insegna al Collège de France, lavora da anni sui temi della coscienza, dell’apprendimento e della lettura e ci parla del nostro cervello come di un sistema continuamente e plasticamente in evoluzione che è in grado sempre di imparare, a differenza delle macchine.

Che cosa possiamo imparare oggi da questo momento di grande cambiamento?

Riprendo la suggestiva proposta di Alberto Rollo che nel suo bell’intervento qui su cheFare dal titolo Cultura, epidemia, editoria: considerazioni e persuasioni, ricorda il modello gobettiano dell’editore ideale lanciando l’idea di un comitato di salute pubblica.

Il primo passo di un’editoria ideale è, nella mia immaginazione, un comitato di salute pubblica, una sessione di studi in cui imprenditori, funzionari, tecnici e uomini di cultura convengano in modalità permanente a misurare non tanto il futuro del libro quanto le forme e i modi di approvvigionamento di sapere e intrattenimento che passano attraverso la mediazione editoriale.

Potrebbe sembrare velleitaria come idea, e forse lo sarà, a patto che non si tenti davvero di metterla in pratica. È difficile pensare che un lettore, mentre si immerge nelle storie con cui crea relazione, non accenda nella sua mente anche un’immagine, un suono, un odore, un ricordo. La fantasia creata dalla lettura è la stessa di quando vediamo un quadro in un museo e pensiamo all’autore, alla sua storia, alle sue passioni, al suo mondo.

Nella ricezione culturale il nostro io e il nostro mondo si arricchiscono di un altro sempre più vasto

In fondo, siamo da sempre multimediali e multisensoriali e nella ricezione culturale il nostro io e il nostro mondo si arricchiscono di un altro sempre più vasto, che diventa un noi.

Nell’epoca dei social media e del loro uso anche smodato, c’è ancora più bisogno di indirizzi e di contenuti, che necessariamente dobbiamo cercare di costruire insieme.

Fernand Legér, La Lecture

L’esperienza che sto vivendo in queste settimane è quella di un collettivo intelligente che si sta creando a partire dalla casa editrice e che si espande ai collaboratori e ai tanti interessati – spontanei o sollecitati – , allacciando e costruendo produzioni inedite.

Per esempio, nel nostro blog ospitiamo dibattiti che affrontano l’attualità dell’emergenza sanitaria da molti punti di vista, anche su territori non particolarmente frequentati da noi, come ad esempio l’economia.

Ed è proprio da un dialogo tra due economisti e banchieri, Pietro Modiano e Fabio Innocenzi che è nata l’idea di un agile e rapido libro sulle tensioni tra emergenza sanitaria e crisi economica dal titolo Appunti per il dopo, in cui abbiamo chiesto agli autori di tracciare un percorso e di offrire riflessioni e possibili proposte.

Si potrebbe dire che è un semplice by product, ma non è così, perché si è creato un circolo virtuoso, primariamente non orientato alla produzione editoriale bensì originato da un diverso modo di interpretare la creazione e lo scambio di contenuti.

Tauba Auerbach, Three Stars Book

Un dato interessante è che non esistono più barriere rispetto alla gerarchia e alle dimensioni dei produttori editoriali: anzi la piccola dimensione può consentire agili movimenti e decisioni rapide, con impegni economici molto contenuti come non è invece possibile spesso per i grandi gruppi.

In pochi giorni, per esempio, abbiamo deciso di aprire e realizzare un sito dedicato al tema della scienza e del suo impatto nella vita di tutti i cittadini, con una domanda precisa a molti scienziati, scrittori, filosofi e amici: Perché la scienza, oggi? Sottolineando l’importanza che la scienza ha sempre avuto nella nostra vita, ma che sino a ieri era relegata in un suo ambito ristretto e specialistico, mentre oggi sembra incarnare il totem della necessaria verità e della garanzia di certezze assolute, che non possono tuttavia esserci.

Alla nostra domanda abbiamo così ricevuto risposte riccamente variegate, non scontate e di impegno reale per una scienza non dogmatica, umile e sempre aperta. Risposte con una visione comune per un futuro diverso, non idealistico e possibile.

Andrea Bowers

Mutuando la dimensione emergente di un’evoluzione profonda in campo economico, e non solo, potremmo pensare oggi alla figura di una’editoria circolare, nel senso di un utilizzo virtuoso delle risorse intellettuali rappresentate dall’insieme di persone, pensieri e desideri che tipicamente rappresentano la ricchezza di una casa editrice, ma che spesso vengono interpretati, a cominciare dagli editori stessi, solo come elementi finalizzati all’output tradizionale della forma libro. Ma il traffico di intelligenze e di idee tipico di una casa editrice come sappiamo è molto più del prodotto libro. È la tessitura paziente di indizi, intuizioni, scoperte, verifiche, confronti, scontri e soluzioni che producono spesso un rapporto diverso rispetto al prima del libro nelle persone coinvolte. E sarebbe bello e utile che i tanti passaggi che compongono questi cammini potessero essere tracciati e raccontati nelle modalità più proprie e di interesse per ciascuno di noi quali possibili lettori/autori.

Ciò che sta avvenendo in questo tempo senza tempo e senza ritmo è che abbiamo preso una generale confidenza con la tecnologia, scoprendone – per molti versi – il lato buono, utile e amico.

David Weinberger nell’introduzione al nuovo libro Caos quotidiano. Un nuovo mondo di possibilità che pubblicheremo tra poche settimane – scrive che la sua speranza è quella di cogliere il barlume di un cambiamento epocale nel nostro modo di comprendere che renda conto di una serie di fenomeni che sarebbero altrimenti indecifrabili se presi singolarmente, e ciò ancor più perché siamo arrivati facilmente a considerarli come normali. È un cambiamento che riguarda il modo in cui riteniamo che le cose accadano, vale a dire, il modo in cui riteniamo che il futuro derivi dal presente, il “dopo” dall’“ora”. E questo cambia tutto.

Vermeer, Donna in azzurro che legge una lettera / Steve McCurry, Donna che legge

E più avanti scrive L’uso quotidiano di internet ci ha messo faccia a faccia con il caos, in tutta la sua bruttezza e bellezza. Il successo degli algoritmi di intelligenza artificiale rende manifesta quella complessità che pensavamo non valesse la pena di considerare stante l’impossibilità di districarla. La nostra esperienza con queste due tecnologie ci sta mostrando che l’interoperabilità crea le condizioni di base perché il momento successivo sia diverso da quello precedente: la definizione stessa di avvenimento.

Weinberger già nel suo libro precedente La stanza intelligente. La conoscenza come proprietà della rete ci aveva aiutato ad entrare in una dimensione nuova: la conoscenza in rete è meno certa ma più umana. Meno definita, ma più trasparente. Meno logica ma molto più ricca. Ogni blogger è un’emittente. Ogni lettore è un redattore.

Oggi possiamo dire che il cambiamento verso un sistema più aperto, collaborativo e democratico della conoscenza dipende ancor più dai noi e dalla nostra voglia di interpretarci in una nuova logica di comportamenti e relazioni. La tecnologia è frutto e figlia della nostra storia e dobbiamo creare tutte le opportunità possibili per renderla sempre più umana, ovvero conosciuta e quindi nostra.

Ivon Illmer, Buch Skulpturen

Nella Halle 3 della Buchmesse di Francoforte ogni anno vado a visitare il piccolo stand di Ivon Illmer, un artista austriaco che crea sculture di libri in legno. È straordinario vedere e toccare questi oggetti così vivi, che rappresentano in fondo una bellissima metafora della natura del libro, in una sorta di circolo infinito.

Steve McCurry

Si parla spesso del valore sociale della lettura, della ricchezza che produce in termini di piacere, di arricchimento e di libertà. E dovremmo ricordarci sempre la bellissima frase di Gianni Rodari:

Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo.

Così, mi piacerebbe che questo nostro attraversare il Coronavirus ci aiutasse a pensare oltre che ai fondamentali vaccini per la salute anche a quelli per la nostra mente. E che tutto questo vivere le difficoltà e il dolore, possa insegnarci a essere più vicini, com-presenti, connessi davvero attraverso le parole, i gesti, le storie, le vite che riusciamo a vivere e interpretare, per noi stessi e per gli altri.

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