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12 Settembre 2019

Dobbiamo superare il ‘bandismo’ per ricominciare a fidarci dell’innovazione culturale

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È tempo di affrontare i nodi che condizionano lo sviluppo delle organizzazioni no profit che operano nell’ambito culturale e sociale, soprattutto nel Mezzogiorno. Non solo per difendere l’operato di migliaia di associazioni, cooperative, fondazioni, imprese sociali, che meritano rispetto, ma per guardare con fiducia ad uno sviluppo equilibrato delle comunità, in cui cioè sono assicurati i servizi sociali e culturali essenziali, si sperimentano progetti per la lotta alla povertà educativa e alla dispersione scolastica, si incoraggiano i giovani a promuovere imprese nella gestione del patrimonio culturale e nella produzione culturale, si valorizzano i beni confiscati alle mafie, si coltivano opportunità per costruire una economia civile.

Leggi e bandi non possono diventare ‘ostacoli’.

Per raggiungere questi obiettivi norme, leggi, bandi non possono diventare “ostacoli”. Abbiamo conosciuto un tempo abitato da fiducia, speranza, aspettative, dopo l’approvazione della riforma del Terzo Settore. Poi tutto si è “incagliato”. Non solo non si è data piena attuazione al nuovo quadro normativo (che pure presentava alcune evidenti criticità) ma è stata avviata una campagna di delegittimazione delle associazioni di volontariato, della cooperazione sociale e culturale, delle organizzazioni non governative, alimentando un clima di sospetto e di sfiducia.

Sicché milioni di persone hanno dovuto difendere il proprio lavoro, la propria dignità, il loro servizio alle comunità, il loro impegno civile, senza per questo coprire limiti e contraddizioni. Ora serve voltare pagina. Senza aspettare soluzioni miracolistiche ma rimboccandosi le maniche e provando ad interrogarsi anche sui limiti di una azione collettiva che, in qualche caso, ha smarrito l’orizzonte entro il quale sono nati e si sono sviluppati i “mondi vitali”.

Ledo Prato

Nessuno può sentirsi escluso da questo processo che riveste il profilo di un’”autoriforma”. Ci sono nodi che vanno affrontati. Ne cito alcuni. C’è una dicotomia nelle stesse organizzazioni del Terzo settore, fra Nord e Sud, fra aree interne e centri urbani, fra grandi cooperative, associazioni e la miriade di piccole esperienze che si affannano quotidianamente. Chi è “grande”, spesso non si cura di chi è più “piccolo”. Ci si prende cura della propria comunità ma non delle piccole realtà associative che di quella comunità fanno parte e di cui molte volte sono il lievito.

Vivaio Sud è una rete informale di associazioni, cooperative, imprese sociali, progettisti che operano in ambito culturale e sociale

La competizione, alimentata da un esasperato “bandismo”, mortifica le possibilità di crescita. Le alleanze, i partenariati si fanno fra soggetti forti senza coinvolgere le realtà più piccole. Qualche volta si “sceglie” di restare piccoli e la frammentazione non sempre consente di crescere. I professionisti, legittimamente, emettono le proprie parcelle. Quelli più bravi, più ricercati, sono una “merce” a disposizione di chi ha i mezzi adeguati. I più piccoli, a volte, devono ripiegare su professionalità meno competenti in materia ma che hanno costi più abbordabili. Le conseguenze sono immaginabili.

Questo quadro, già complesso, si fa ancora più grave se lo riferiamo al Mezzogiorno. Qui, le tante straordinarie esperienze che, fra mille difficoltà, si sono fatte avanti fra sconfitte e conquiste, non hanno facili interlocuzioni con il sistema bancario, non possono fare riferimento alle risorse delle Fondazioni bancarie (poche e debolissime), si confrontano con enti locali deboli sul piano delle risorse finanziarie e umane, operano spesso in contesti ostili perché rappresentano un presidio di legalità e principi di comunitarismo.

Si costruiscono bandi pubblici sempre più complessi con una serie interminabile di vincoli e criteri di selezione che premiano chi è già forte

In un sistema normativo sempre più tendente ad omologare le imprese no profit a quelle profit, si costruiscono bandi pubblici sempre più complessi con una serie interminabile di vincoli e criteri di selezione che premiano chi è già forte e collaudato. Un esempio per tutti. Asse II del PON Cultura (destinato al Terzo settore). Dotazione iniziale 114 milioni. Domande presentate, 186. Ammesse 34 (il 18%!). Dopo tre anni le risorse ancora disponibili sono 84 milioni. E se è vero che non dobbiamo affidare solo alle norme legislative la soluzione di questioni culturali e sociali è altrettanto vero che la legislazione, la giurisprudenza, possono contribuire a semplificare o complicare processi e procedure.

Quindi i fronti sono più di uno e ciascuno rimanda all’altro. Di questo e di altro parleremo a Salerno il 19 settembre in occasione della VI edizione di Vivaio Sud organizzata da Mecenate 90, in collaborazione con il Forum del Terzo settore.

Vivaio Sud è una rete informale di associazioni, cooperative, imprese sociali, progettisti che operano in ambito culturale e sociale, prevalentemente nelle regioni del Mezzogiorno, che si danno appuntamento ogni anno per confrontarsi su temi “sensibili”, per imbastire rapporti, relazioni, collegamenti, scambiarsi esperienze. Il titolo di questa edizione è “Fiducia nell’innovazione sociale e culturale. Fiducia nel terzo settore”.

Vivaio Sud

Un titolo che è anche un appello. I lavori (che hanno inizio alle 10.30 e di norma terminano alle ore 17.30/18.00) sono organizzati in due sessioni: al mattino si ascoltano gli interventi (15 minuti) di alcuni esperti sui temi posti al centro del meeting.

Nella seconda sessione si presentano alcune esperienze, mettendo a tema le problematiche con cui si sono confrontati i partecipanti nel corso dell’anno, con particolare riferimento alle questioni presentate nella prima sessione.

Serve un supplemento di impegno civile, culturale

In questa edizione avremo occasione di confrontarci anche sugli istituti della co-programmazione e co-progettazione, disciplinati dal Codice del Terzo settore, con l’obiettivo di individuare le modalità con cui è possibile comporre un quadro che migliori l’efficacia e l’efficienza nella erogazione delle risorse destinate al Terzo settore nell’ambito culturale e sociale.

Per affrontare alcuni dei temi richiamati sono stati invitati: Sergio De Felice, Presidente di Sezione del Consiglio di Stato, Michele Corradino, Consigliere dell’ANAC, Luca Gori, giurista della Scuola Sant’Anna di Pisa, Carlo Borgomeo, Presidente della Fondazione con il Sud, amministratori locali come Roberto Covolo, Assessore a Brindisi, economisti come Ludovico Solima e Stefano Consiglio, esperti come Marco D’Isanto, Renato Quaglia e Agostino Riitano, Bertram Nissen di cheFare, partner di Vivaio Sud.

Soprattutto tante donne e uomini impegnati in una economia che si vuole generativa di contesti sociali e culturali capaci di valorizzare le persone. Con loro, insieme a Maurizio Mumolo, Direttore del Forum del Terzo settore, proveremo a condividere domande e a fare proposte. Perché lo richiede il tempo che stiamo vivendo. Serve un supplemento di impegno civile, culturale, serve il coraggio di individuare le criticità, la saggezza necessaria per avanzare proposte che segnino quella discontinuità che serve per costruire un diverso presente prima ancora che un nuovo futuro.

Per partecipare a Vivaio Sud, inviare una mail a m90@mecenate90.it

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