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10 Giugno 2016

Un laboratorio. Anzi no, tre laboratori. Un’esperienza immersiva. Una molteplicità di competenze e punti di vista che si contaminano, condividono valori per produrre valore, esplorano possibilità per creare nuovi mondi. Un atto di fiducia verso le persone e il futuro, una chiamata per tutti coloro che credono che esista un’alternativa. E che si possano cambiare le cose, assieme.

XYZ — 3 assi per definire uno spazio

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La Scuola Open source (*) ha finalmente annunciato il laboratorio di ricerca e co-progettazione XYZ nel quale co-progetteremo La Scuola Open Source: verranno sviluppati in modo cooperativo 3 ambiti di ricerca/progetto: identità (X), strumenti (Y) e processi (Z). Il laboratorio prevede la partecipazione di 12 docenti, 12 tutor, lo staff di #SOS e 60 partecipanti. Le iscrizioni — gratuite — saranno aperte dopo il 5 giugno, contestualmente alla divulgazione dei nomi dei docenti e dei tutor.

La data d’inizio è il 18 luglio.
Quella di conclusione è il 30 luglio.
Il laboratorio si svolgerà a Bari.

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Uno scatto rubato durante il laboratorio X — Una variabile in cerca d’identità (2013, Castrignano de’ Greci).

Come ha scritto Salvatore Zingale, professore di Semiotica del Progetto al Politecnico di Milano, e già docente di X nel 2013 e di XY nel 2014, commentando la morfologia dei glifi XYZ:

La X è l’incrocio, il dialogo.
La Y è la biforcazione, la scelta.
La Z è la strada che va in ogni direzione, l’esplorazione.

XYZ è quella cosa dove le persone dialogano, scelgono e si avventurano.

Come si evince da queste parole, XYZ nasce dalle esperienze di X e XYLAB (*), due laboratori di ricerca e co-progettazione realizzati nel 2013 e nel 2014.

In sintesi: si tratta di un format didattico immersivo, durante il quale per 12 giorni si lavora tutti assieme (docenti, tutor, staff SOS e partecipanti) allo sviluppo di output specifici:

X — IDENTITÀ

– Strategia
– Sistema d’identità
– Sito web
– Processi e prodotti editoriali
– Video

Y — STRUMENTI

– Realizzazione di un sistema di accesso sicuro H24
– Progetto per una moneta interna
– Set up degli spazi
– Co-living/open data
– Impostazione del concept di un Gestionale per la scuola

Z — PROCESSI

– Definizione e formalizzazione dei processi e delle modalità con cui essi si svolgono per i 4 assi: didattica, ricerca, comunità, spinoff
– Impostazione del concept di un Gestionale
– Funzioni del Sito web
– Documentazione (video + publishing)
– Co-living/open data
– Creazione di indicatori e metriche per misurare i risultati

Dalle 9.30 alle 19.30. Con una pausa a pranzo, senza rigide gerarchie, condividendo visione, strumenti (metodologici e non), obiettivi e strategie.

Nel corso dei 12 giorni i docenti guidano metodologicamente il processo, condividendo competenze e nozioni con i partecipanti (anche attraverso brevi presentazioni che possono essere fruite da tutti in plenaria o da singoli gruppi di partecipanti/tutor). I tutor, a loro volta, fanno lo stesso, focalizzandosi prevalentemente su nozioni e informazioni di tipo tecnico e tecnologico. Anche i partecipanti, se necessario, possono tenere brevi presentazioni, per condividere idee, spunti di riflessione, o output intermedi.

Tutti e tre gli ambiti tematici lavorano condividendo strumenti, metodologia, nozioni, spazi e persone. Il format, infatti, promuove la contaminazione e la multi–disciplinarietà.

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Uno scatto rubato durante un mini-lab su basil.js durante XYLAB nel 2014

Abbiamo deciso di usare le voci di alcuni dei partecipanti di X e XY per raccontarvi cosa è e cosa vuole essere. Iniziamo con le parole di Silvio Lorusso, progettista e ricercatore, sull’esperienza vissuta nei 15 giorni a Castrignano de’ Greci:

Ho preso parte a XYLab in qualità di docente nel cosiddetto ‘tavolo aperto’ assieme ad Alessio D’Ellena, Emilio Macchia, Piero Molino, Jacopo Pompilii e Salvatore Zingale. E già questo non è da poco: non capita tutti i giorni di lavorare a stretto contatto con progettisti grafici, interaction designer, semiotici e informatici di talento. I partecipanti al tavolo aperto sono stati circa una ventina, anch’essi competenti, appassionati e provenienti da mondi differenti quali il giornalismo, l’imprenditoria, la curatela e via dicendo. A tale riguardo, ritengo che la sfida più interessante sia stata quella di costruire un linguaggio comune, dovendo più volte rinunciare ai propri dogmi culturali e disciplinari. Per fare ciò, sono stati necessari diversi ‘atti di fede’. Non avendo né un programma, né un tema specifico (al di là della ’nuova editoria’), abbiamo affrontato l’ansia di definire collettivamente un territorio da sondare e scoperto quanto possa essere liberatorio scegliere giorno per giorno il percorso da intraprendere al suo interno.

Ma, dato che ho già raccontato in dettaglio l’esperienza della scuola, vorrei cogliere quest’occasione per riflettere sul modo in cui le due settimane di XY abbiano influenzato l’anno a venire. Questa riflessione mi permette inoltre di rispondere indirettamente alle domande successive (come “cosa significa fare ricerca?”) che, a questo punto, non includo.
Nello specifico, credo che non siano stati principalmente i mini-progetti sviluppati o le competenze apprese durante le due settimane a produrre tale influenza, bensì l’ambiente nel suo complesso e le relazioni che esso ha favorito, aspetti difficilmente misurabili entro parametri di stampo produttivistico o professionalizzante. Ritengo dunque che la creazione di questo ecosistema temporaneo sia stato il merito più grande degli organizzatori di XYLab.

A distanza di un anno da XYLab, Davide e Valerio hanno intervistato numerosi protagonisti della scena dell’archiviazione digitale indipendente, pubblicandone i risultati su diversi blog tra cui quello dell’archivio online di editoria sperimentale che gestisco. Per discutere gli sviluppi del progetto ci siamo incontrati a Lüneburg e Bruxelles, considerando queste tappe delle piccole colonie di XY. Davide e Valerio si sono inoltre diretti a Berlino e Bratislava per toccare con mano il loro oggetto di ricerca. Hanno addirittura presentato gli esiti parziali del progetto agli archivisti indipendenti riuniti a Zagabria, entrando in dialogo con loro e diventando parte effettiva di tale comunità.

C’è anche il racconto di Eugenio Battaglia, bio-hacker, tra i tutor del laboratorio del 2014:

XYlab è stata un’esperienza unica tra quelle in cui mi sono trovato al di là della cattedra, come docente. La realtà è che le cattedre non esistono ad XYlab, ogni studente, ogni partecipante, ogni passante può innescare processi di trasmissione della conoscenza. Ognuno ha infatti contribuito a rendere XYlab contaminazione pura. I tavolacci contenevano grossi pezzi di carta, disegnati, scritti con formule e concetti dei più vari. Altri erano pieni di componenti elettronici, saldatori e cavetteria varia. Si passava un po’ di tempo in un tavolo, si scambiavano chiacchiere, riflessioni e progetti, da qualche istante, a qualche ora, poi come per magia quando ognuno trovava il suo, si ci fermava e si andava a fondo. Il risultato è ben documentato. Ovviamente è un processo sperimentale che ha ancora tanto da implementare, ma considerate le scarsissime risorse, comparate ad altre esperienze che ho avuto in Università e centri di ricerca, lo spirito di collaborazione e la multi–disciplianarietà che sono emerse durante XYlab sono uniche. Da un lato lo spirito degli organizzatori, che in realtà hanno solo facilitato un processo di auto-organizzazione supportando i partecipanti, e dall’altro il numero stesso di partecipanti. Ecco, quando si ha una massa critica di persone interessate a conoscere e a conoscersi, e i giusti parametri, emergono cose imprevedibili e meravigliose.

Infine tre brevi video:

Il primo racconta il punto di vista dei docenti, durante il laboratorio del 2013.

il secondo mostra il punto di vista dello staff che ha organizzato e gestito il laboratorio.

il terzo invece è l’esempio di uno degli output realizzato dagli studenti (facilitati dai tutor e dai docenti) durante il laboratorio.

Il racconto, però, non si esaurisce qui: c’è molto di più, come, ad esempio, la capacità di adattarsi in un contesto di assenza di risorse.

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O l’utilizzo di procedure di facilitazione orientate a responsabilizzare le persone che prendevano parte al processo, facendole sentire protagoniste e attori dello stesso, ma sempre secondo una logica di cooperazione, mai in modo competitivo. Perché crediamo che questo accelleri la trasmissione della conoscenza e contribuisca a creare un ambiente idoneo, una cornice di senso più giusta e più bella.

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In questo modo, nel 2014 ad esempio, è stata ri–progettata l’interfaccia attraverso cui gli Open EEG visualizzano i dati raccolti dalla parte corticale del cervello, introducendo elementi d’innovazione importanti che prima erano assolutamente assenti.

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Abbiamo anche accolto imprese del territorio, dialogato con loro, creato una virtuosa dinamica di scambio, attraverso la quale noi abbiamo condiviso conoscenza e relazioni, e loro hanno potuto finanziare il laboratorio stesso.

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Uno scatto rubato durante una lezione di alfabetizzazione informatica tenuta da Parco di Yellowstone

Se La Scuola Open Source nasce con l’idea di dimostrare che l’educazione è la leva del vero cambiamento, XYZ è il primogenito figlio di questa idea.

Abbiamo chiesto ai docenti e ai tutor — vista la ristrettezza delle nostre risorse economiche — di poter pagare solo il proprio viaggio, vitto e alloggio.

E loro hanno accettato.

Il motivo di questa scelta apparentemente “incomprensibile” è che nessuno di loro, abitualmente, ha la possibilità di praticare l’insegnamento in questo modo. Non solo, tutti hanno sottolineato che nella loro carriera istituzionale (per quelli di loro che praticano l’insegnamento) non hanno mai avuto la possibilità di lavorare con tanti colleghi insieme, afferenti a diverse discipline. Questo è importante perché permette anche a chi è lì per insegnare di continuare ad apprendere, continuamente.

Forse il segreto di XYZ è proprio questo, lavorare secondo una logica “generativa”, nella quale non c’è alcun risultato finale, solo una successione continua di fasi, come ha scritto K.Lynch.

Il processo è il progetto. E poi di nuovo. E ancora.

Alcuni hanno chiamato questa cosa “design based research” negli anni sessanta–settanta. Noi crediamo che sia qualcosa di simile a un principio filosofico, e abbiamo deciso di abbracciarlo, senza indugi.

Ora, piuttosto che stabilire autonomamente come avrebbe funzionato la SOS, disegnarci il nostro bel marchio e costruirci i nostri giochini utili unicamente a ciò che ci serviva, abbiamo deciso di investire tutto, ma proprio tutto, sulle persone. Facilitandone l’incontro (altrimenti, in molti casi, non si sarebbero mai incontrate), lo scambio di conoscenza tra di loro e l’esplorazione dell’ignoto, dell’altro. Perché siamo convinti che il prodotto, il servizio o l’oggetto siano solo un pretesto, che la vera sfida, quella che trascende le nostre esistenze individuali, sia imparare a stare assieme creando valore per tutti.

Questa è la nostra bandiera,
questi sono i nostri obiettivi.
Non resta che issare l’ancora e partire.

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Le iscrizioni saranno aperte dopo il 5 giugno, contestualmente alla divulgazione dei nomi dei docenti e dei tutor. Sarà possibile iscriversi attraverso un form online.

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