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Generazioni, un bando tra linguaggi innovativi e politiche di comunità

Centro e periferia sono termini ambigui, si sa. Ma messi alla prova nelle città, nei borghi o nelle vallate tra il Trentino e l’Alto Adige, quell’ambiguità si dilata ancora di più. Questi sono luoghi al centro di un turismo imponente e con servizi di eccellenza, ma sono ai margini del Paese e lontani dalle grandi città. Le valli si spopolano, ma i centri urbani svettano per la qualità della vita. Questo è un baricentro dell’Europa, una cerniera formidabile di culture e flussi, eppure sono comunità che la Storia ha diviso e le cicatrici solcano la memoria. La stessa parola “Regione” qui assume un significato diverso rispetto al resto d’Italia: ha i contorni di una cornice che fa largo a una piena e competitiva autonomia delle due province. Ma se si chiede a chi ci vive a quale regione senta di appartenere, il più delle volte la risposta è la “regione alpina”.

Qual è allora la dimensione contemporanea di questo mosaico di tensioni contraddittorie? È questo il terreno su cui stanno lavorando la cooperativa sociale Inside e la sua spin-off culturale Young Inside, con base a Bolzano e da nove anni impegnate a far emergere idee innovative e progetti da ogni angolo delle due province. Tutto è iniziato con un festival promosso dalla “Piattaforma delle resistenze contemporanee”. «Ad un certo punto abbiamo pensato che non fosse sufficiente attirare la gente a un evento in città – sottolinea Francesca Viola – Era necessario portarci noi in tutte le pieghe del territorio, a scovare le energie che ci sono nei borghi e nelle vallate, a capire necessità e difficoltà, e provare a sostenere le comunità».

È nato così Generazioni. Funziona come un classico bando annuale, ma con molta più ambizione. «Lo stesso termine “bando” può risultare insufficiente – ci racconta Barbara Fruet – Certo, c’è una call (l’ultima si è chiusa l’8 aprile), un tema (quest’anno è “Eccentrici. Cucire relazioni fuori dal comune”) e una selezione, ma il tradizionale grant è accompagnato da un percorso di tutoraggio e formazione lungo tutte le fasi del progetto». Quello che ne è esce, non è solo un festival di idee, che si accende e si spegne in una stagione, ma una sorta di laboratorio urbano permanente.

Generazioni ha la natura di un paziente lavoro di community building.

Per di più, Generazioni è riuscito a coinvolgere in un progetto comune anche le istituzioni delle due province autonome, nonostante abbiano visioni e pratiche molto diverse nel campo delle politiche pubbliche. Il punto forza è stata l’intuizione di «poter attingere a una lunga tradizione di associazionismo che qui è ben radicato – continua Francesca Viola – Ma allo stesso tempo incentiviamo il passaggio da una dimensione volontaristica alla possibilità concreta di fare impresa, di trasformare le passioni in professioni e nuove opportunità per il territorio». Questo sembra un passaggio decisivo: «I progetti stimolano tutte le comunità a rispondere in maniera nuova a dei bisogni – continua Barbara Fruet – La cosa positiva che abbiamo registrato in questi anni è che molti finiscono per trasformare queste esperienze in un incubatore professionale, alcuni si sono strutturati in associazione o in cooperativa, mettendosi a disposizione della comunità con ulteriori percorsi progettuali».

Prendete il Bolzanism Museum. Un gruppo di giovani architetti di Cooperativa 19 e Campomarzio ha lavorato nei quartieri popolari di Bolzano Ovest, valorizzando le architetture (che pure portano firme eccellenti, come quelli progettati da Carlo Aymonino) e le storie della comunità. Nel 2019, con il Teatro Cristallo, hanno dato vita al Bolzanism Museum, «il primo esperimento in Italia di museo sul social housing, dove i cittadini possono ritrovare l’identità di una comunità», come lo definiscono. Quello che hanno messo in campo è un vero laboratorio di storytelling urbano, con workshop, visite guidate in più lingue, walk teatrali, riuscendo a dar vita a nuovi immaginari attorno a un’area considerata marginale.

Di storie simili è ricco il catalogo di Generazioni. I Moka, ad esempio: è un collettivo nato in occasione del bando 2020, composto da Anika Schluderbacher, attrice e regista, Samira Mosca fotografa e videomaker, e il musicista Maurizio Pala. Hanno puntato sui caffè altoatesini come punto di riferimento di socialità, di incontro e di scambio. L’associazione JoyEnJoy invece ha montato uno spettacolo di Stand Up Comedy nei paesi della Bassa Atesina, coinvolgendo gli abitanti dei piccoli borghi, per ricostruire sul palcoscenico un autoritratto collettivo, tenero e ironico, sul proprio sentimento di perifericità. E, ancora, l’artista visiva Laura Pan e gli attori Claudia Manuelli e Paolo Tosin, dopo essere stati all’estero, hanno preso parte a Generazioni (come collettivo Ventus) con un progetto di teatro tra i meleti di Laives, coinvolgendo ragazzi e bambini per traghettarli fuori dall’isolamento della pandemia. Sono solo alcuni esempi di un lavoro molecolare che Generazioni è stato capace di dispiegare su tutto il territorio.

In questi anni sono stati attivati 135 progetti. Ora con il nuovo bando ne sono arrivati 28 e ne verranno selezionati tra i 10 e i 12, a seconda dei fondi disponibili. Saranno annunciati il 12 maggio e i vincitori avranno tempo fino a fine anno per realizzarli. I progetti possono avere un focus provinciale (ormai le proposte arrivano in eguale misura dai due territori) o avere un raggio regionale (ne sono arrivati una decina) con collaborazioni e partnership tra le due province. Al bando possono partecipare sia gruppi informali che associazioni, imprese culturali e sociali, fondazioni o cooperative: a scartabellare tra i progetti, la differenza che emerge di più è «la capacità dei più giovani a mescolare epoche, storie, mondi, competenze e collaborazioni: forse sono più disinvolti, rispetto ad esempio agli enti più strutturati, perché già vivono nel quotidiano queste dinamiche – racconta Barbara Fruet – La nostra sfida è di fare incontrare linguaggi e modalità diverse di approcciare i progetti, in modo che i più giovani possano portare nuove energie e chi è più strutturato possa mettere a disposizione la propria esperienza».

C’è poi una specificità territoriale, sia geografica che sociale, «e per chi non vive qui è forse difficile da comprendere: ci sono comunità e borghi nelle vallate che sono davvero più isolati, con problemi peculiari da affrontare come non esistono altrove. Anche se abbiamo la fortuna di non avere “aree interne” in Alto Adige e di averne solo due in Trentino, pensare a dei progetti di micro-interventi resta fondamentale». Per capire cosa si intenda per “aree interne” si fa riferimento alla mappatura attivata dal 2012 cui è seguita una strategia nazionale di “coesione territoriale”. Si tratta di quei comuni molto periferici, in termini di accesso ai servizi essenziali (salute, istruzione, mobilità) e a grave rischio di spopolamento. In tutta Italia parliamo di 1060 comuni (dati 2020), in Trentino sono appunto due (il Tesino e la Val di sole), mentre la provincia di Bolzano non ha candidato alcuna area per la Strategia nazionale.

«Cerchiamo di mantenere un occhio privilegiato sulle aree più vulnerabili o marginali rispetto ai capoluoghi, pensando a un territorio non diviso tra periferie e centro ma come un ecosistema policentrico, ricco di specificità sociali, culturali e ambientali», spiega Barbara Fruet.  La sfida è quella di mescolare le relazioni, incrinare la logica per cui «chi viene dalla valle limitrofa è già un estraneo che non può capire il contesto: è una logica che si può superare solo collaborando».

Generazioni sembra avere la vocazione di far uscire le singole esperienze dal localismo sempre in agguato e «magari portare soluzioni o idee che già funzionano altrove – aggiunge Francesca Viola – Ad esempio, mettendo alla prova pratiche urbane in contesti rurali o viceversa, far circolare esperienze europee nei posti che si sentono più periferici: su questo mi sembrano siano soprattutto i più giovani a spingersi nei progetti che ci inviano». Per gli organizzatori significa muoversi su «una doppia apertura», come dicono loro: «Verso il locale, che è la mission di base su cui lavoriamo e con un respiro europeo perché è una necessità. In questo senso persino l’idea di appartenenza territoriale si modifica: perché il territorio diventa parte di un movimento più generale». Non più una geografia, ma un flusso.

E qui si coagulano anche le riflessioni sul senso dell’«autonomia», fondativo delle due province. Peraltro, proprio quest’anno si celebrano i 50 anni del secondo Statuto di autonomia, che ha rafforzato ancora di più l’ambito delle competenze nell’autogoverno dei due territori, sul solco dello storico accordo De Gasperi – Gruber del 1946, diventato un modello a livello internazionale di convivenza nelle zone di confine. «Finora abbiamo sempre ragionato in termini di “autonomia” a livello istituzionale, seguendo processi di negoziazione che coinvolgono la sfera politica a cui abbiamo delegato il compito – riflettono nelle due cooperative – Ma sentiamo con forza la necessità di iniettare in quella parola una linfa contemporanea». In che modo? «Un’autonomia costruita dal basso, orizzontale, imprenditiva». Uscire dall’attesa: «Essere autonomi significa anche attivare sé stessi, il territorio, costruire comunità allargate, alleanze e connessioni. Certo, tutto questo ci viene dall’autonomia storica, ma ora possiamo riscrivere il senso dell’autonomia come un attivismo nuovo, anche come velocità, flessibilità, capacità di interpretare i cambiamenti e di viverli. E i progetti delle nuove generazioni sembrano dirci proprio questo».


Generazioni è organizzato dalle cooperative sociali Young Inside e Inside in collaborazione con Mercurio Società Cooperativa e con il sostegno delle Province autonome di Bolzano e Trento e della Regione autonoma Trentino – Alto Adige/Südtirol. Gli sponsor ufficiali sono Alperia e Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano