FAQs
Ok, la scintilla è stata un gioco di parole sul "Che Fare?" di Lenin pubblicato nel 1902. Che in realtà però riprende il titolo di un romanzo di Černyševskij del 1863, un classico sulla democrazia circolato in modo clandestino per quasi cinquant'anni. E poi ci sono anche i "che fare?" dell'artista Mario Merz, al neon e con lo spray, a partire dal 1968. Ma il motivo principale è che volevamo chiamarci con un nome che mettesse in evidenza la parte pratica e proattiva del lavoro culturale. E quindi: cheFare.
La trasformazione culturale sono tutte quelle pratiche e quelle teorie che partono dalla cultura per trasformare in meglio la società. Ma anche tutte quelle trasformazioni dei mondi della cultura che reagiscono ai cambiamenti della società per diventare più giusti, più democratici, più partecipati. È un doppio movimento. Da una parte, riguarda esplicitamente il modo in cui la cultura trasforma lo stato delle cose. Un cambiamento dei modi e dei mondi non messianico ma alchemico, che opera a livelli radicali non sempre immediatamente percepibili. Dall’altra parte ha a che fare con come i soggetti, le organizzazioni, le pratiche, le istituzioni e le politiche della cultura cambiano al loro interno, e nel rapporto con i territori che abitano.
Sì, in modi diversi. Nella realizzazione di progetti di Terza Missione, come public program, cicli di articoli, progetti di disseminazione. Nella comunicazione di progetti editoriali e di ricerca. Come attivatori di progetti partecipativi e di citizen science.
Ci proviamo. Le parole che usiamo e il linguaggio che scegliamo modellano il nostro modo di pensare, fungendo da filtro attraverso cui interpretiamo e agiamo il mondo. Questo per noi vuol dire che non ci sono manuali ma solo esperimenti. A seconda dei progetti e dei pubblici a cui ci rivolgiamo proviamo di volta in volta a utilizzare le forme tradizionali, il femminile sovraesteso, le elencazioni in cui si alternano i generi, la ə, l'asterisco. L'importante è che i contenuti supportino attivamente la pluralità e la parità di genere.
cheFare è nata nel 2012 per produrre il premio cheFare, un premio da 100.000 euro per progetti culturali innovativi. Nelle tre edizioni tra (2012-2014), il premio ha erogato 350.000 euro a 5 soggetti diversi, selezionati tra oltre 1800 progetti arrivati da tutta Italia. Da questa esperienza abbiamo capito che quelli che oggi chiamiamo nuovi centri culturali stavano divenendo uno dei principali crocevia dell’attivismo civico e culturale in Italia, fucine di cultura collaborativa. Per questo abbiamo deciso di cercare modi per raccontarli, studiarli e facilitare il loro lavoro.
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