In giro per festival, una guida nomade agli eventi culturali

Negli ultimi due anni di chiusure forzate e riaperture intermittenti, una delle dimensioni di cui più si è sentita la nostalgia è quella dei festival culturali. La mancanza non riguarda solo i contenuti che in queste occasioni vengono divulgati e fruiti, a cui si è cercato più o meno efficacemente di supplire con le varie trasposizioni online degli incontri, ma la dimensione stessa del festival come momento di incontro e di viaggio, dove la cultura diventa un motore in grado di generare esperienze e riti comunitari. 

Tra la confusione generata da un’offerta ricca e sempre più capillare in cui spesso è difficile scegliere e orientarsi, e la nostalgia quando questa è venuta a mancare o ha vacillato, si colloca In giro per festival. Guida nomade agli eventi culturali, redatta e curata da Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino, con la prefazione di Paolo Fresu. La guida che raccoglie e racconta 100 festival sparsi sul territorio Italiano è il frutto di un’accurata e sicuramente difficile selezione tra l’offerta che contava, a marzo 2022, ben 1.000 festival di cinema, audiovisivo, musica, teatro, danza, arti e letteratura. 

Nell’ultimo decennio in effetti il panorama dei festival in Italia è cresciuto in qualità, quantità e varietà. Tutto può diventare Festival perché la natura stessa di questo genere di eventi è la capacità di costruire un microcosmo completo intorno a un’idea, attraendo pubblici nuovi non ancora sollecitati alla partecipazione a eventi culturali tradizionali che possono apparire ermetici e respingenti a chi non sente di far parte della cerchia degli addetti ai lavori o di chi si può dire esperto.

Il festival è invece molto più vicino ad una festa che a un convegno, dove alla grande opportunità dell’apprendimento e dello scambio di idee si aggiunge quella della trasferta. Una trasferta che è movimento fisico nello spazio e salto curioso della mente: implica la scoperta di città, paesi e località che non si sarebbero raggiunte altrimenti e l’incontro con un insieme di individui che si fanno subito comunità, riconoscendosi in un interesse comune e una volontà di aprire spazi di confronto e di meraviglia. Non a caso il progetto da cui la guida ha origine viene dalla necessità del tutto spontanea di tre amici, che nell’estate del 2016, seduti a un tavolo di osteria, pianificano le vacanze tenendo conto dell’offerta culturale lungo la penisola. La prima mappa fatta a mano con alcuni tra i festival più importanti confluisce nel sito Trovafestival, da cui si è attinto per mettere a punto una guida sintetica e ragionata.

La selezione ha seguito diversi criteri: in primo luogo la necessità di rappresentare la vivacità e le peculiarità del settore, nelle varie regioni e nelle diverse categorie tematiche. In secondo luogo, la volontà di rappresentare gli ambiti e i territori in maniera proporzionale, obiettivo che ha messo in luce anche i limiti di un’offerta che è ancora troppo sbilanciata verso il nord della penisola, mostrando carenze al sud e nelle isole.

La guida è uno strumento utile a chi cerca un aiuto per pianificare i propri fine settimana, curioso magari di scoprire che a un interesse sopito corrisponde un’occasione culturale in grado di risvegliarlo. Ma è anche uno strumento che racconta tutto ciò che i festival sanno generare: progettazione e valorizzazione culturale sui territori, riscoperta della ricchezza paesaggistica e storico-artistica di zone poco visitate della penisola, percorsi di innovazione e perno su cui impostare un’idea di turismo sostenibile e non fagocitante.

Come nota bene Paolo Fresu nella prefazione, partecipare a questo tipo di eventi diventa l’occasione per una gita alla scoperta del patrimonio culturale materiale e immateriale di un territorio, nell’ottica del turismo esperienziale. E questo risulta chiaro dal modo in cui i festival vengono presentati: non si tratta di una rassegna asettica di date e indirizzi o un elenco di nomi ed enti, ma piuttosto una narrazione viva e amichevole, come se a consigliarci di visitare Mirabilia, il festival internazionale di circo e arti performative, o il Rocella Jazz Festival, evento musicale nella terra dei Gelsomini nei pressi di Reggio Calabria, fosse proprio un amico fidato con cui ci si trova a chiacchierare in quei momenti di slancio felice nei quali si pianifica una fuga dalla quotidianità.

Gli eventi vengono presentati all’interno del loro contesto culturale, urbano, artistico o gastronomico: viene descritta la piazza in cui ci si troverà a mangiare un buon panino chiacchierando di poesia o la vallata che ospiterà le note di un concerto in cui immergersi per ore dimenticando ogni scocciatura. Viene voglia di partire. E la guida indica a chi rivolgersi, come prenotare, consigliando anche elegantemente un solo luogo dove pernottare, cenare o fare un buon aperitivo, apparendo in questo modo molto più credibile di siti che immagazzinano liste spesso poco verificate.

Ciò che emerge è un paese che si fa caleidoscopio, dove la possibilità di spendere qualche giorno in un luogo diverso da quello che si vive e conosce abitualmente è resa speciale da un’idea di cultura che scende nelle strade e nei vicoli, entra nei ristoranti e nei palazzi d’epoca per essere vissuta, molto più che appresa verticalmente.

Se ne esce con una gran voglia di fare, non solo individualmente, con lo zaino in spalla, ma collettivamente come paese.  Se il 16,6% del PIL nazionale è generato dal sistema produttivo culturale e creativo è anche grazie a chi progetta, realizza e disegna mappe di festival culturali che generano lavoro e innescano meccanismi virtuosi e innovativi.

Il libro di Alonzo e Ponte di Pino è una boccata d’aria e uno strumento da tenere in macchina o leggere sul treno, da consultare quando si ha voglia di danze, documentari e spettacoli teatrali, immaginandosi già in una piazza estiva a goderne insieme agli altri.


Immagine di copertina: Mirabilia, festival internazionale di circo, danza, teatro e arti performative