Mercoledì 09 settembre 2020
Bertram Niessen intervistato per Cure Naturali
Scritto da:
cheFare
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Cure Naturali.
Stringere tra le mani il biglietto di un museo in cui finalmente potremo ammirare di persona quell’opera che finora abbiamo conosciuto soltanto in fotografia. Lasciarci trascinare dall’ondata di frenesia collettiva nel momento in cui si spengono le luci e l’artista fa il suo ingresso sul palco. Affondare nelle poltroncine di un cinema e dimenticarci il mondo esterno per un paio d’ore.
Questi momenti sono parte integrante delle nostre vite e scandiscono i nostri ricordi, tant’è che li abbiamo sempre considerati come un diritto. Poi, da un giorno all’altro, sono stati improvvisamente paralizzati. Perlomeno nella loro dimensione di presenza fisica e quindi di condivisione con gli altri, amici o sconosciuti che fossero.
Si tratta di un sacrificio imposto in funzione di un bene più grande, la salute pubblica. Ma pur sempre di un sacrificio di cui, ora come ora, non si vede la data di fine. In questo periodo “sospeso”, che ne sarà degli operatori della cultura? E tutti noi, come collettività, riusciremo a trovare modalità nuove per saziare la nostra sete di scoperta e appartenenza?
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