Mercoledì 21 ottobre 2020
Il Diritto al Silenzio a CasermArcheologica
 
Ecco l'opening

CasermArcheologica è un centro culturale a Sansepolcro, in provincia di Arezzo, nato dalla rigenerazione dell’ex Caserma dei Carabinieri all’interno di Palazzo Muglioni. Il progetto coinvolge studenti, professionisti, istituzioni e realtà locali, con l'obiettivo di restituire alla città spazi oggi dedicati alle arti contemporanee e alla produzione culturale. In questo contesto si sviluppa QUASAR, progetto vincitore del bando Toscanacontemporanea 2020 promosso dal Centro Pecci e dalla Regione Toscana, che si configura come piattaforma di ricerca e produzione artistica radicata nel territorio della Valtiberina, capace di attivare processi culturali e sociali attraverso pratiche contemporanee. Negli articoli di questa rubrica vengono presentati alcuni dei lavori sviluppati all’interno di QUASAR come esito di questo processo condiviso.



«Ogni cosa che diciamo di qualcosa, dice qualcosa di noi», scrive lo psicanalista James Hillman sottolineando come ogni gesto, frase e parola non possano prescindere dalla nostra psiche. Per restare in contatto con il mondo dobbiamo mettere da parte l’io. Nel testo « La politica della bellezza », Hillman ricostruisce la relazione tra silenzio, arte, psiche e immaginazione, e a proprio a queste pagine si ispira il ciclo espositivo « il diritto al silenzio », che ha inaugurato in questi giorni a CasermArcheologica. « Il silenzio presuppone una vita interiore », scrive Hillman. È il contrario di una pratica « vuota » » oggi più che mai è una scelta ferma, un vero e proprio atto politico. E le sale di CasermArcheologica, con le opere di Elio Mariucci, Ilaria Margutti e Matteo Lucca sono l’occasione per concedere spazio al silenzio. A cercarlo, perseguirlo come una risorsa. Le sardine di Elio Mariucci, gli alberi/radici di Ilaria Margotti e le sculture di pane di Matteo Lucca sono opere molto diverse tra loro, che condividono un processo partecipato. Ognuna di queste mostre è infatti il risultato di un laboratorio collaborativo, partecipato, gratuito e aperto al pubblico, che si è tenuto a CasermArcheologica nelle scorse settimane. « Officina delle sardine » di Mariucci è il luogo in cui la produzione di stampo seriale incontra l’impronta del fare. Le sardine hanno forma identica e sono tutte diverse, costruite a partire da scampoli, frammenti, piccoli residui di materia aggregati in nome di un simbolo. 








«Il giardino delle somiglianze » di Margutti è l’esplorazione organica dello spazio interiore, di legami aerei eppure palpabili; una riflessione del giardino come spazio di scambio, intreccio e congiunzione, di « anima lavorata», per usare un’altra espressione di Hillman.










«Tienimi. Il gesto della parola» di Lucca nasce dall’incontro con l’altro. Dalla saggezza dei calchi e dalla bellezza dei gesti, dell’aspettare, degli incontri. Dalla capacità che ha l’arte di farsi racconto e di fermarlo in un’immagine, in una forma.












Sabato scorso era giorno di inaugurazione. Chi ha partecipato alla creazione delle opere è tornato a vederle. C’è chi ha portato qualcuno con sé. Chi ha scoperto sale che non conosceva ancora. Chi di questi progetti non sapeva nulla, e negli spazi di CasermArcheologica è entrato a curiosare per la prima volta. Qualcuno ha sfogliato Hillman. Qualcun altro si è accomodato in poltrona. Un rito collettivo, silenzioso e libero, un lungo attimo sospeso nato dal desiderio di avvicinare l’arte alle persone, che nel silenzio ha cercato di aprire una nuova strada verso l’incontro e l’immaginazione.






Foto: Silvia Noferi




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