Venerdì 19 giugno 2020
Chi sceglie cosa vediamo al cinema?
Scritto da:
cheFare
Fonte:
Sentieri Selvaggi
Dal web
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Sentieri Selvaggi.
Se c’è una cosa che chi gestisce una sala indipendente e chi cura piccoli festival o eventi in Italia impara presto a conoscere è la ritrosia – per così dire – delle case di distribuzione nel concedere i film. Ogni programmer vorrebbe poter selezionare libero da limitazioni o censure, decidendo in prima persona quando e per quanto tempo proporre un film al proprio pubblico, ma spesso non può farlo. Il botta e risposta tra i Ragazzi del cinema America da un lato e Anica ed Anec dall’altro, cui è seguita una diffida di Anica per lo spazio avuto su La7 nel programma Propaganda Live in cui sono tornati a denunciare il presunto comportamento ostile di Anica ha l’effetto di portare la questione ad un pubblico più vasto, quello formato dalle persone che frequentano soprattutto le arene gratuite.
Ma se lo scambio tra i Ragazzi e quelle e le cosiddette lobby der cinema appare come uno scontro tra influencers e boomers, la questione in realtà non è nuova, come testimonia una lettera pubblicata da esercenti indipendenti il mese scorso. Questione che riguarda la programmazione delle sale tutto l’anno, quindi soprattutto le sale al chiuso in cui si entra con un biglietto a pagamento. Scrivono gli esercenti indipendenti nella lettera: «Le scelte di programmazione, sia in vista del servizio sociale e culturale sia in vista dell’ottimizzazione dei profitti, dovrebbero partire da chi conosce il territorio e il contesto, concordando sì strategie con i distributori, ma senza dover sottostare a limiti contrari alla diffusione capillare della cultura cinematografica». Abbiamo chiesto ad alcuni esercenti e operatori culturali indipendenti una riflessione a partire dalla propria esperienza in merito.
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