Negli ultimi anni, i gruppi di lettura sono tornati a essere luoghi vitali di incontro, scambio e costruzione del senso. A metà tra pratica culturale e rituale collettivo, la loro diffusione rivela una domanda di connessione emotiva e partecipazione critica, soprattutto in un tempo di solitudine algoritmica e fruizione disgregata dei contenuti. Con Chiara Faggiolani – docente di biblioteconomia alla Sapienza e curatrice della prima ricerca italiana sui gruppi di lettura – esploriamo questo fenomeno come forma di intelligenza condivisa, affettiva e trasformativa.
Partiamo dalla vostra ricerca: come nasce l’idea di studiare i gruppi di lettura in modo sistematico e quali sono i dati più sorprendenti che avete raccolto?
Il fenomeno dei gruppi di lettura è sfuggente perché spontaneo, non controllato e del tutto dinamico. Ed è proprio questa la sua forza. Non è affatto un oggetto di studio nuovo tuttavia oggi il fenomeno sta vivendo una stagione di rinascita e riscoperta: siamo in un momento segnato dalla proliferazione di esperienze e da una nuova attenzione da parte di molti attori della filiera del libro e non solo. La ricerca S.T.O.R.I.E., promossa dal Centro per il libro e la lettura CEPELL e dall’Associazione degli editori indipendenti ADEI e affidata a me e al laboratorio di ricerca BIBLAB che dirigo in Sapienza è stata una straordinaria occasione di approfondire tutto questo. S.T.O.R.I.E. è un nome evocativo e in questo caso usato come acronimo segna un vero e proprio programma di lavoro: Storie Trasformative, Opportunità, Relazioni, Inclusione ed Emozioni. Queste sono state le dimensioni del fenomeno gruppi di lettura che abbiamo approfondito.
Cosa significa “intelligenza collettiva” in un gruppo di lettura? È un termine che può descrivere quello che accade davvero in questi spazi?
Sì l’espressione “intelligenza collettiva” è perfettamente adeguata – e direi persino necessaria – per descrivere ciò che accade in un gruppo di lettura perché capace di includere la dimensione più esperienziale e relazionale della conoscenza che si vive in questi spazi. E proprio in questo senso, l’intelligenza collettiva può essere ancora meglio interpretata alla luce del concetto di “intelligenza connettiva” … presuppone cioè una visione della conoscenza non come qualcosa che si possiede ma come qualcosa che accade tra le persone.
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