Questo articolo fa parte del terzo numero de laRivista, la pubblicazione monografica di cheFare, dedicato alla rigenerazione urbana. Un fenomeno che assume significati diversi a seconda degli attori coinvolti e che si confronta con la crisi dell’abitare, l’overtourism, la gentrificazione, la finanziarizzazione urbana e l’aumento delle disuguaglianze. Un processo che può essere compreso solo a partire dal diritto alla città. Puoi leggere qui gli altri articoli del numero monografico.
Il digitale è spesso celebrato come leva di innovazione e competitività, ma raramente viene interrogato come infrastruttura relazionale dei territori. Il progetto QUI Val di Fiastra (PNRR – Bando Borghi), attivo dal 2022 in alcuni piccoli comuni della provincia di Macerata (Regione Marche), ha esplorato questa prospettiva attraverso un processo di co-progettazione che ha coinvolto imprese locali, abitanti e amministrazioni. L’obiettivo: comprendere se e come il digitale possa sostenere processi di rigenerazione in aree marginali.
Il percorso ha portato alla costruzione di una piattaforma partecipata, dove il digitale non è inteso come semplice vetrina verso l’esterno, ma come tessuto connettivo tra persone, attività e luoghi della vallata. Ne è nato un ecosistema informativo e relazionale interconnesso a diversi dispositivi, digitali e non – una rivista locale, un canale WhatsApp, profili social, un evento-mercato itinerante – che, attraverso rimandi reciproci (QR, hyperlinks, menzioni), favoriscono una comunicazione inter-mediatica.
In prospettiva, il progetto mira ad ampliare l’infrastruttura con strumenti di mutuo supporto digitale – come bacheche interattive e forum comunitari – per ridurre gli ostacoli fisici e materiali del vivere in territori periferici, rafforzando la dimensione relazionale e collaborativa della vita locale. L’articolo intende approfondire i primi esiti di questa sperimentazione e riflettere sugli impatti, le criticità e il potenziale relazionale che tali infrastrutture digitali possono generare nei processi di rigenerazione territoriale e nelle dinamiche di coesione delle comunità locali.
Piattaforme digitali e il loro ruolo nella valorizzazione territoriale
Negli ultimi anni la transizione digitale è stata riconosciuta come componente strategica nei processi di sviluppo territoriale e rigenerazione delle aree interne¹, trascurandone spesso però il potenziale ruolo di mediazione relazionale e culturale, cruciale specialmente in questi luoghi. I sistemi digitali hanno infatti un enorme potenziale come strumenti a supporto della rigenerazione dei territori rurali e delle loro comunità, fornendo l’opportunità di creare veri e propri ecosistemi relazionali che integrano risorse e strumenti diversi al fine di rafforzare reti di supporto reciproco e di collaborazione, abilitare alla condivisione di dati, oggetti o servizi (es. passaggi auto) in modo aperto e accessibile, e incentivare alla partecipazione attiva. Tuttavia, in contesti caratterizzati da marginalità geografica e demografica, le tecnologie digitali possono da un lato abilitare nuove forme di connessione, scambio e co-produzione di conoscenza, contribuendo alla costruzione di ecosistemi territoriali collaborativi, ma dall’altro corrono anche il rischio di rimanere piattaforme deserte perdendo così il loro potenziale di catalizzatori di rigenerazione locale.
Il percorso ha portato alla costruzione di una piattaforma partecipata, dove il digitale non è inteso come semplice vetrina verso l’esterno, ma come tessuto connettivo tra persone, attività e luoghi della vallata
Esperienze recenti nel campo del digital heritage (Tamborrino et al., 2022) o del rural computing (Lang et al., 2025) mostrano come la progettazione partecipata di piattaforme e strumenti digitali possa sostenere la cooperazione tra comunità, istituzioni e imprese locali contribuendo a incentivarne l’adozione e a rafforzarne così l’impatto sociale. Allo stesso tempo, emergono approcci centrati sulle persone, cosiddetti human-centered computing e design (Seguin et al., 2022) e basati sull’apprendimento pratico, secondo approcci quali il learning-by-doing o do-it-yourself, che permettono di progettare piattaforme capaci di rispondere ai bisogni delle diverse comunità che abitano e attraversano il territorio.
Queste esperienze dimostrano che il digitale, se inteso non come semplice tecnologia di comunicazione ma come spazio di relazione e governance condivisa, può diventare un potente strumento per connettere persone, rigenerare collettivamente i territori e costruire nuove forme di cittadinanza.
Caso studio Val di Fiastra
Il progetto Qui Val di Fiastra, risultato del processo partecipato Borgofuturo+² e finanziato dal PNRR linea B del Bando Borghi, con l’intervento Ecosistema Digitale si proponeva di sviluppare una piattaforma web che avesse come obiettivi principali il miglioramento della fruizione dei servizi locali, la promozione delle produzioni culturali ed eno-gastronomiche e la narrazione dinamica del territorio. Vista l’importanza della definizione comunitaria di tali strumenti e delle loro funzionalità, soprattutto in aree marginali, prima di procedere alla realizzazione della piattaforma sono state organizzate due sessioni aperte di co-progettazione, permettendo così di raccogliere idee, esigenze e suggerimenti direttamente da chi vive e opera in Val di Fiastra.
Per garantire la rappresentatività anche di imprese e iniziative locali, persone del settore agricolo e della ricettività, della ristorazione e del commercio, nonché della cultura, del turismo esperienziale e del settore sociale, sono state invitate a confrontarsi su bisogni, offerte e potenziali collaborazioni. Nel primo incontro, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di valutare esempi di contenuti e funzionalità, e discutere di possibili benefici per la propria attività o per la valle nel suo complesso. Sono stati raccolti feedback su difficoltà tecniche o di interazione, suggerimenti per nuove funzionalità, e spunti su strumenti digitali già in uso che potessero essere adattati al contesto locale.
il digitale, se inteso come spazio di relazione e governance condivisa, può diventare un potente strumento per connettere persone, rigenerare collettivamente i territori e costruire nuove forme di cittadinanza
Il secondo incontro si è poi concentrato sull’identificazione delle attività e delle esperienze turistiche offerte dagli operatori, tra cui laboratori artigianali, produzioni locali e servizi culturali. I partecipanti hanno discusso i target di riferimento, modalità di comunicazione e vendita, e possibili forme di collaborazione tra aziende e iniziative locali, con l’obiettivo di creare una mappatura delle offerte e dei bisogni che potesse tradursi in progetti condivisi. In questa fase, il ruolo della facilitazione di enti pubblici e del coordinamento del progetto sono stati fondamentali anche per superare le perplessità e le reticenze.
Tale esercizio ha reso così possibile la riformulazione e il ripensamento degli obiettivi iniziali dell’ecosistema digitale, ponendo l'attenzione sull’incentivazione di uno spirito collaborativo tra le realtà locali e una narrazione del territorio pensata anche con e per chi lo abita. Inoltre, il confronto ha permesso l’emergere di nuove proposte quali l’integrazione della piattaforma web con altri strumenti digitali e non per garantire il più ampio accesso a informazioni e servizi.
Accanto all’aumento della visibilità e della commercializzazione delle produzioni locali e delle offerte culturali attraverso pagine dedicate alle aziende e agli operatori del territorio, la piattaforma favorisce quindi la creazione di sinergie tra gli attori locali e la circolazione delle informazioni tra residenti e visitatori, supportando lo sviluppo di pacchetti turistici integrati, esperienze culturali e iniziative congiunte, e, attraverso una sezione sui luoghi, tangibili (es. spazi comunitari rifunzionalizzati, aule verdi, cammino ciclo-pedonale), mobili (es. struttura per la promozione di cultura e socialità) e temporanei (es. residenze artistiche), promuove al contempo un senso di appartenenza alla comunità e di cura dei luoghi.
L’aggiunta poi di altri dispositivi relazionali quali una rivista cartacea, un canale whatsapp, profili Facebook e Instagram, e presto anche un podcast, tutti interconnessi tra loro e con la piattaforma da rimandi reciproci (es. tramite qr, hyperlinks, menzioni, etc.), da forma oggi a un ecosistema informativo e funzionale che assicura una copertura capillare, una comunicazione tempestiva e multimodale, e una partecipazione orizzontale.
L’ecosistema digitale della Val di Fiastra, attraverso questo approccio, assume dunque una doppia funzione: da un lato agisce come infrastruttura di comunicazione e promozione delle risorse locali; e dall’altro diventa strumento di governance partecipativa, capace di stimolare cooperazione, apprendimento collettivo e innovazione sociale.
Monitoraggio effetti ecosistema e intenzioni future
Gli effetti benefici di tale ecosistema sono stati evidenti già in occasione dell’evento di lancio della piattaforma e della rivista, avvenuto lo scorso ottobre, dove commercianti e artigiani locali hanno per la prima volta organizzato congiuntamente un mercato di vendita diretta.
Un ulteriore esempio è quello dei percorsi ciclabili o delle escursioni a piedi lungo il cammino ad anello che circonda la vallata (Anello della Val di Fiastra), che, intercettando produzioni e paesaggi locali, diventano occasione per momenti conviviali e di conoscenza multisensoriale del territorio.
L’ecosistema digitale della Val di Fiastra assume dunque una doppia funzione: da un lato agisce come infrastruttura di comunicazione e promozione delle risorse locali; e dall’altro diventa strumento di governance partecipativa, capace di stimolare cooperazione, apprendimento collettivo e innovazione sociale
I profili social aiutano inoltre a quantificare tali risultati, mostrando come il numero di persone che seguono le pagine del progetto, così come quelle che ne visualizzano i contenuti, siano quintuplicate nel giro di un anno, mostrino ora un tasso di crescita costante e stabile, coprano un’ampia fascia di età (il 44% è tra i 25 e i 35 anni, ma i contenuti del progetto interessano persone fino ai 55 anni) e superino i confini d’influenza comuni a questi territori (oltre che dalla vicina Macerata, l’interesse giunge anche da città quali Roma, Milano e Bologna).
Il progetto dimostra come un ecosistema digitale radicato nella comunità possa trasformarsi in un vero e proprio catalizzatore di sviluppo locale sostenibile, con ricadute positive sulla coesione sociale, sulla valorizzazione del patrimonio e sulla resilienza economica della vallata.
L’intenzione futura è quella di creare bacheche digitali interattive e forum di condivisione, discussione o risoluzione di istanze locali, in modo da ridurre ulteriormente gli ostacoli fisici, digitali, materiali e immateriali che continuano a caratterizzare il vivere in questi territori.
Inoltre, nell’era in cui l’Intelligenza Artificiale sta allontanando sempre più la tecnologia dal controllo e dalla rappresentazione di chi ne fa uso, soprattutto se non rispondente all’utente-medio ne` portatore di un sistema di valori e di conoscenze dominanti³, un ecosistema così co-progettato può aiutare anche nell’importante compito di archiviazione, salvaguardia e trasferimento delle diversità e unicità delle conoscenze, pratiche e saggezze locali risultato di secoli di evoluzione e trasmesse attraverso una tradizione orale che sfugge agli algoritmi.
Come per ogni progetto implementato grazie a finanziamenti esterni, però, anche per l’ecosistema si pone la questione della sostenibilità e del mantenimento di una tale infrastruttura nel tempo. Tale questione, che ci ha interrogati sin dalle prime fasi di co-progettazione, vede nella sinergia tra gli attori economici e nel senso di appartenenza al territorio e di collaborazione tra i residenti e le amministrazioni comunali che l’ecosistema favorisce, promettenti fattori per affrontare questa sfida.
Note
¹ Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne (PSNAI), Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le politiche di coesione e per il sud, luglio 2025
² Per approfondimento si suggerisce “Borgofuturo+ Un progetto locale per le aree interne” (2022) a cura di Matteo Giacomelli e Fulvia Calcagni per Quodlibet Studio. Città e paesaggio. Saggi
³ Holes in the web https://aeon.co/essays/generative-ai-has-access-to-a-small-slice-of-human-knowledge
Bibliografia
Lang, Chi-man Hui, Chen, Huang, 2025, A pathway to empower rural resilience through rural computing: An exploratory study, Applied Geography, https://doi.org/10.1016/j.apgeog.2025.103530
Tamborrino, Rosa, Edoardo Patti, Alessandro Aliberti, et al. 2022. ‘A Resources Ecosystem for Digital and Heritage-Led Holistic Knowledge in Rural Regeneration’. Journal of Cultural Heritage 57 (September): 265–75. https://doi.org/10.1016/j.culher.2022.09.012
Seguin, Varghese, Anwar, Bartindale, and Olivier. 2022. Co-designing Digital Platforms for Volunteer-led Migrant Community Welfare Support. In Designing Interactive Systems Conference (DIS ’22), June 13–17, 2022, Virtual Event, Australia. ACM, New York, NY, USA, 16 pages. https://doi.org/10.1145/3532106.3533544
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