Martedì 22 settembre 2026
Il miglior gossip deve essere trash
 
La centralità di Temptation Island nel fare cultura emotiva
Scritto da: Brigida Orria

Ma perchè le vite degli altri ci attraggono così tanto? Soprattutto le peripezie e le disavventure sentimentali.


Lui : Comunque, se te lo posso dire, si vede che non sei come le altre. Cioè, io t'ho notata subito, infatti ci speravo che mi sceglievi a me.

Lei: Davvero?

Lui: Sì, non lo so, c'hai 'sta aura incredibile. Una donna, una vera donna vera. Mi vibrava tutte cose.

Lei: Mamma mia, quanto sei profondo! Non è scontato questo, sei sensibile.

Lui: Te l'hanno mai detto che c'hai due occhi?

Lei: Oddio no!

Lui: Ce li hai due qua.

Lei: Eh no, nessuno me l'ha mai detto perché lo danno per scontato.

Lui: Le cose vanno dette, soprattutto alle donne vere donne come te. 

Lei: E tu le dici, mi piace questa cosa di te, non come lui.


Ok questa è una parodia, del bravissimo Alessio Rubino¹ (@ale_rubino), che riproduce un dialogo ironico tra due partecipanti di Temptation Island, il format televisivo che mette alla prova le coppie inducendo in tentazione i partner con single pagati per adescarli. Chi segue il programma sa che la parodia non è così lontana dal vero, perchè il mood del programma è tra soap opera e reality, rigorosamente trash. E per questo ci piace!  Temptation Island riesce, ogni estate, a diventare terreno comune di conversazione per persone di ogni età ed estrazione sociale. 

Non deve far arricciare il naso, il pettegolezzo è una antichissima tecnologia sociale. Pettegolezzo e gossip sono i dispositivi attraverso cui una società impara e si auto-osserva. Addirittura pare che il linguaggio umano si sia evoluto a partire dal chiacchiericcio, come sostituto della toelettatura reciproca dei primati². Era il modo per tenere insieme gruppi troppo grandi, per controllare indirettamente i comportamenti degli altri. Trasmette informazioni su chi è affidabile, chi ha tradito un patto, chi rischia di danneggiare il gruppo. Informarsi sugli altri è anche un modo per stare con gli altri, il gossip soddisfa così una curiosità cognitiva e un bisogno relazionale³. 

E il miglior gossip è trash. I cultural studies hanno smesso da tempo di considerare il "trash" un rifiuto da cui distogliere lo sguardo. Le trasmissioni popolari producono significati molteplici, il pubblico usa, storpia o reinterpreta ciò che l'industria culturale gli mette davanti⁴. Lo vediamo nei meme e nei trend che li commentano (ad esempio su @trash_italiano). Più il dispositivo è scoperto e sgraziato, più lascia spazio a questo lavoro collettivo di rilettura. 

I cultural studies hanno smesso da tempo di considerare il "trash" un rifiuto da cui distogliere lo sguardo. Le trasmissioni popolari producono significati molteplici, il pubblico usa, storpia o reinterpreta ciò che l'industria culturale gli mette davanti

Quindi non subiamo Temptation Island. Lo commentiamo e lo trasformiamo in materiale collettivo. Il fidanzato che si butta in ginocchio davanti alle telecamere mentre il pubblico scommette in diretta se è amore vero o scenografia, crea il lancio per una speculazione emozionale⁵. Rafforza le norme morali e ci mostra la "grammatica delle emozioni”⁶, davanti alla domanda su quali sentimenti vadano provati e soprattutto mostrati in una certa situazione, e quali reazioni siano legittime e quali eccessive. Commentare i falò è una palestra collettiva di taratura dell'habitus emotivo⁷, mostra che cosa "si può" sentire e come mostrarlo. 

I partner si ingannano. Temptation island, però, non è programma tossico in sé, bensì parla di amore tossico. Si inserisce a suo modo in un acceso dibattito, in maniera indirettamente costruttiva. Le coppie in gara sono espressione di modelli esistenti, e il montaggio raramente romanticizza le reazioni dei concorrenti. Più spesso enfatizza gli exploit. Anche il facilitatore dei falò di confronto, Filippo Bisciglia, mantiene una posizione tendenzialmente neutrale e di veicolo comunicatore, non è un censore morale e non tende a giustificare comportamenti accesi o manipolatori dei concorrenti. Si limita a porgere il microfono e, quando serve, il fazzoletto. La grande enfasi è data dal montaggio, da musiche evocative, titoletti e sottotitoli, e da una scelta accurata di scene di sintesi, che creano ritmo emotivo negli spettatori. Alle puntate fanno seguito i commenti di psicologi (come @psicologacruda), coach ed esperti di relazione (come @marygbaccaglini), analisi di comportamenti e copioni psicologici, che trasformano i social in un'aula di terapia di coppia. Così da collocare il programma, (più di altri come Uomini e Donne, Matrimonio a prima vista, ecc) nel dibattito sulle relazioni sane (e no).

I fidanzati "possessivi" e gli "uomini duri” che affollano serie TV, e i falò, non nascono dal nulla, sono la versione televisiva di un immaginario già circolante. Infatti il pubblico lo riconosce all’istante. Lo ha già incontrato nei bar e scrollando il telefono. Ci avevo riflettuto quando questo meccanismo, con Mare Fuori, aveva reso esaltato il maschio "malessere", che associava prepotenza e gelosia alla vera virilità⁸.

Poi merita affrontare una questione più scomoda: come funzionano oggi le relazioni di coppia? Il programma mette in scena, senza teorizzarla, la crisi del modello di coppia patriarcale monogama, che ha perso le sue protezioni storiche (l'autorità sociale, religiosa, economica) senza che si sia elaborato un modello alternativo altrettanto condiviso. I copioni relazionali in cui la gelosia è una prova d’amore, e il possesso una garanzia, vacillano su strutture sfaldate. Il risultato somiglia spesso a una scena di macerie. Il "viaggio nei sentimenti" promette ai protagonisti uno spazio liminale in cui sperimentare liberamente pulsioni e desideri lontano dallo sguardo del partner, salvo poi richiamarli, al falò, davanti alle telecamere, al giudizio della coppia. Si rintracciano i confini di norme emotive che ci si aspetta siano rispettate (l'habitus emotivo). La libertà del villaggio è vera ma provvisoria, le pressioni sociali restano lì ad aspettare il rientro nei ranghi, esattamente come accade fuori dal reality. 

Quando quel dialogo tra "lui" e "lei" ci fa ridere così tanto da girare su ogni bacheca, forse perché è il copione che stiamo provando a riscrivere

Dopo millenni di storie d’amore continuiamo a muoverci malino nella dimensione sentimentale. Molte autrici hanno provato a creare nuovi spazi di movimento. Jennifer Guerra⁹ sottolinea il valore politico dell’amore non proprietario, in relazioni affettive rese invivibili dal capitalismo; Brigitte Vasallo¹⁰ indica di uscire dalla concezione rigida di coppia come perimetro degli affetti, fondati su esclusività e possesso. Michela Murgia ne aveva portato pubblicamente un esempio con le sue scelte di famiglia allargata e non etichettata¹¹.

La struttura familiare italiana media resta simbolicamente ancorata alla coppia mononucleare, nei fatti segnata da divorzi e da un numero crescente di persone single. La ricerca dell'anima gemella non perde smalto, e un programma come Temptation Island la ricentra ogni estate come orizzonte di senso condiviso, mentre ne mostra il fallimento sistematico, falò dopo falò.

Cosa resta, alla fine dell’estate?

Temptation Island fa morti e feriti (simbolici). L'Italia prende parte, si schiera, discute, e nel confronto ciascuno cerca conferma di essere più fortunato o più saggio dei malcapitati in tv. Nel gossip nazionale, forse lo scandalo non sono le trash coppie del reality, ma che ci manchino ancora le parole e le pratiche per una vita affettiva che superi un copione logoro. Esporre pubblicamente le disavventure sentimentali, nostre o altrui, sembra anche un tentativo, contraddittorio, di trovare insieme una via d’uscita. Che da soli non si fanno le rivoluzioni. Quando quel dialogo tra "lui" e "lei" ci fa ridere così tanto da girare su ogni bacheca, forse perché è il copione che stiamo provando a riscrivere.


Note

¹ https://www.instagram.com/reel/DafLR-YCLxX/?igsh=dXRzNTR6ODFjbmJr 

² Ne parla l'antropologo Robin Dunbar in "Grooming, Gossip, and the Evolution of Language" (1996), Harvard University Press. 

³ Gambetta, D. (1994). Godfather's Gossip. European Journal of Sociology/Archives Européennes de Sociologie, 35(2), 199-223.

⁴ Fiske, J. (2010). Television culture. Routledge. e (2010). Understanding popular culture. Routledge.

⁵ Spacks P. M. “Gossip" (1985), Knopf, New York.

⁶ Hochschild, A. R. (1979). Emotion work, feeling rules, and social structure. American journal of sociology, 85(3), 551-575; Piazzesi, C. (2019). Grammatiche dell’amore. Studi sociologici sulle relazioni intime. FrancoAngeli.

⁷ Orria, B. (2025). “Liberi di amare? Uno studio esplorativo sull’habitus emotivo” AIS Journal of Sociology, 28, 107-128. 

⁸ Orria, B. (2025).  Emotional habitus through media: toxic romance and the rise of “malaise” in intimate relationships. Comunicaciòn y genero, 8 (1), pp 1-12 DOI  https://doi.org/10.5209/cgen.102253

⁹ Guerra, J. (2021). Il capitale amoroso. Manifesto per un eros politico e rivoluzionario, Bompiani. 

¹⁰ Vasallo, B. (2022). Per una rivoluzione degli affetti. Pensiero monogamo e terrore poliamoroso, effequ. 

¹¹ Sullo stesso solco si muovono anche Donna Haraway, con le reti di coabitazione tra specie, e Chiara Bertone che in “Famigliare è politico” mette in discussione l'impianto eterosessuale monogamico della famiglia. 

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