Giovedì 02 luglio 2026
Ritrovato Festival 2026
 
Quando la danza diventa un modo di abitare il paesaggio
Scritto da: Groove ETS

C’è un momento nei festival che nascono davvero dal territorio, in cui il pubblico smette di essere spettatore e diventa corpo tra i corpi, presenza tra le presenze. Ritrovato Festival — rassegna di danza contemporanea site-specific che torna dal 23 al 26 luglio 2026 in Oasi Zegna (riserva naturale sita in provincia di Biella) — sembra costruito esattamente per questo: per ricordarci che l’arte non è un altrove, ma un modo di stare al mondo.

Il festival nasce infatti come un luogo di condivisione, conoscenza, incontro e tradizione, come un “ben ritrovato” rivolto alla propria terra.

Ritrovato viene infatti dal termine dialettale piemontese “ritruvà”, un gesto che richiama l’atto del tornare, del riconoscere, del rivedere con occhi nuovi.

È da questa immagine che prende forma il festival: come un incontro inatteso, un ritorno alla propria terra, Biella, con uno sguardo rinnovato, animato dal desiderio di portare una ventata d’aria fresca nel panorama culturale locale e di avvicinare la danza contemporanea alle e agli abitanti del territorio, in particolare alle nuove generazioni. È qui che affondano le radici di Eleonora Strobino ed Elisabetta Garrone, ideatrici del progetto.


Ritrovato festival 2025 – Foto di Gianluca Sessa

Ritrovato festival 2025 – Foto di Gianluca Sessa


Formatesi entrambe presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, si incontrano quasi per caso. Da quell’incontro nasce una visione condivisa: dare vita a un festival capace di proporre uno sguardo nuovo sui luoghi del territorio, tessere una tradizione che si rinnovi ogni anno, ritrovarsi per (ri)creare una comunità che possa gioire, osservare, scoprire che anche l’Oasi danza.

Ritrovato è un festival giovane, e non solo perché alla sua seconda edizione: il team di lavoro è quasi tutto under30 ed è formato da Eleonora ed Elisabetta, rispettivamente Direttrice Artistica e Direttrice Organizzativa, Carmine Dipace, co-direttore Artistico, Gaia Giardina, Responsabile Comunicazione, e da Lorenzo Tiburzi, Graphic Designer. L’identità del progetto è chiara: dare spazio ai giovani professionisti della danza contemporanea, valorizzando al tempo stesso i luoghi dell’Oasi Zegna attraverso un rapporto di reciproca cura. La scelta di un festival diffuso, itinerante, immersivo non è un vezzo estetico, è una dichiarazione politica, un modo per dire che la cultura deve essere accessibile e abitabile.

In un panorama nazionale in cui la danza contemporanea fatica spesso a trovare luoghi, continuità e riconoscimento, Ritrovato si inserisce come un gesto di fiducia: negli artisti emergenti, nel territorio, nel pubblico.

La seconda edizione si articola attorno al tema Creature, un filo rosso che interroga la nostra capacità di percepire la vita che ci circonda — e quella che ci attraversa. La natura circostante è dunque un’interlocutrice, con cui misurarsi nel fatto artistico. Le performance, infatti, “non si limitavano a occupare lo spazio, ma si immergevano in esso”, raccontano Eleonora e Carmine, ripensando alla prima edizione; da qui la scelta di approfondire il concetto di presenza e di interrogare il modo in cui “abitiamo lo spazio che ci circonda”. 

In un mondo che corre troppo veloce, dimentichiamo di essere circondati da vita e, soprattutto, di essere vivi noi stessi”, affermano Eleonora e Carmine, spiegando come il festival voglia “riportarci all’essere, lasciando da parte, almeno per un momento, il fare”.

È un approccio che dialoga con una tendenza più ampia della scena contemporanea: la ricerca di un’arte capace di restituire prossimità, lentezza, ascolto. In un’epoca di iperproduzione culturale, Ritrovato sembra voler dire: fermiamoci, guardiamo, respiriamo insieme.


Ritrovato Festival 2026 – Foto di Holydays festival, Priscilla Cornacchia, Lorenzo Basili, Hanna Kush

Ritrovato Festival 2026 – Foto di Holydays festival, Priscilla Cornacchia, Lorenzo Basili, Hanna Kush


Ritrovato si apre giovedì 23 luglio con l’anteprima Vanessa Io di Vanessa Mattei Scarpaccini, ospitata negli spazi di BI – Box Art Space a Biella. È un inizio intimo, quasi un invito a entrare in punta di piedi nel tema dell’edizione.

Venerdì 24 luglio, Casa Zegna apre eccezionalmente in orario serale: il FAI – Delegazione di Biella, Gruppo di Valdilana e Valsessera accompagnerà il pubblico in una visita guidata degli spazi espositivi, seguita dalla performance (e poi entrarono i cinghiali) di Simone Lorenzo Benini & Miriam Budzáková. Un incontro tra patrimonio culturale, paesaggio e gesto coreografico che incarna perfettamente la vocazione del festival: far dialogare luoghi e corpi, memoria e immaginazione.

Sabato 25 luglio è la giornata più densa, un vero viaggio in cammino tra Bocchetto Sessera, l’Eremo di Maria e l’Alpe Montuccia. È una giornata che chiede al pubblico di muoversi, di attraversare, di lasciarsi trasformare dal paesaggio. Di partecipare. Gli appuntamenti: Dancing Strides: Lettere segrete – BASE9 Associazione Culturale; Field Studies – Live di Glauco Salvo; Amadriadi di Michele Ifigenia Colturi;

La giornata conclusiva, domenica 26 luglio, si apre in un luogo che spiazza: un parcheggio coperto, quasi sotterraneo, dove la prima performance — Di Sabbia e di Terra di Maria Priscilla Cornacchia — trasforma uno spazio di passaggio in un luogo di ascolto. È un inizio volutamente dissonante, che costringe il pubblico a ricalibrare lo sguardo: non c’è panorama, non c’è luce, non c’è comfort. C’è solo il corpo, la sua fragilità, la sua capacità di orientarsi anche quando il contesto sembra negare ogni poesia.

Da lì, il festival cambia ritmo. Si esce all’aperto e si comincia a salire, letteralmente: un cammino che porta verso la vicina cima di Monte Marca, dove ad attendere il pubblico, richiamandolo da lontano, quasi come una sirena mitica, ci sarà Miscèa di Chiara Cecconello. Le performance sembrano dialogare con questa verticalità: lavori che parlano di metamorfosi, di stratificazioni, di ciò che emerge e scompare, come se il paesaggio stesso fosse un organismo in trasformazione.


Locandina dell'edizione 2026


Ritrovato invita a misurarsi con un’idea di arte che diventa cammino, esposizione, respiro corto. Il festival si chiude in cima ai 1620 metri di Monte Marca, con un’ascesa che procede passo dopo passo verso l’alto. È un finale che sembra dire: abbiamo camminato, abbiamo guardato, ora possiamo tornare a casa — trasformati dall’esperienza. Il tema 2026, Creature, invita a ripensare la nostra relazione con ciò che vive: esseri umani, animali, paesaggi, presenze invisibili. “Ogni cosa creata, e soprattutto ogni essere vivente”, ricorda la Treccani, è una creatura; il festival ci riporta a questa consapevolezza elementare e radicale. In un’epoca in cui la distanza tra umano e non-umano si assottiglia, Ritrovato propone una postura fondata sull’ascolto. Ricorda che la cultura può essere un atto di cura, un gesto di restituzione, un modo per ritrovare ciò che abbiamo smarrito. In un’Italia che fatica a immaginare nuovi formati culturali, Ritrovato si afferma come una buona notizia: un festival che privilegia la relazione e cerca la trasformazione.

E forse è proprio questo il suo segreto: non promette spettacolo, promette presenza.


Foto di copertina di Gianluca Sessa

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