Pochi concetti vengono richiamati con la stessa frequenza, nelle attuali politiche e pratiche culturali, quanto quello di comunità; tuttavia, pochi sono impiegati con un grado di ambiguità altrettanto elevato. Ripercorrere l'evoluzione del termine in Europa, dalla sociologia e dalle ideologie politiche del XIX secolo ai movimenti sociali e alla cultura digitale, permette di comprendere come i suoi significati si siano trasformati e moltiplicati. Esaminando sia gli usi produttivi sia i ricorrenti fraintendimenti del concetto, questo articolo sostiene la necessità di un approccio più critico e consapevole alla comunità quale strumento di azione culturale e di coesione sociale.
Il concetto di comunità occupa una posizione centrale tanto nel dibattito quanto nelle pratiche di chi opera nell'ambito dell'arte e della cultura indipendenti. Per questa ragione, ripercorrere l'evoluzione dell'uso dell'idea di comunità dalla fine del XIX secolo fino a oggi rappresenta un passaggio necessario, oltre che un esercizio intellettuale, per comprendere le identità collettive che plasmano la produzione culturale indipendente e per sviluppare strumenti di sostegno efficaci. Tale consapevolezza costituisce un presupposto fondamentale per progettare politiche place-based capaci di generare valore sia nel settore culturale sia in quello sociale.