Martedì 18 febbraio 2020
Viaggio nei 255 edifici industriali censiti da un progetto del Politecnico di Torino
Scritto da:
cheFare
Fonte:
Il Manifesto
Dal web
Succede dentro gli spazi immensi delle OGR, le Officine Grandi Riparazioni, o della Fiat Lingotto, che hanno trovato una seconda vita. Succede fermandosi a guardare, sulla linea di confine con la cittadina – satellite di Moncalieri, lo splendido fantasma della Manifattura tessile, in mezzo al verde incolto di un parco. Succede nel quartiere Aurora, passando accanto a una fabbrica senza nome, mura di mattoni, due file sovrapposte di grandi vetrate. Succede di ritrovarsi a immaginare gli odori, i rumori, le voci, le facce, le vite di una Torino perduta per sempre: quella del lavoro operaio, nato poco più di un secolo fa, cresciuto fino a diventare motore potente dell’economia italiana, per poi sparire lasciando alla città la difficile scommessa di un futuro diverso. Sono 255 i testimoni superstiti del lavoro perduto. Tanti quanti gli edifici industriali censiti e catalogati sul sito di Immagini del cambiamento, progetto del dipartimento DIST del Politecnico di Torino mirato a documentare i vari aspetti delle trasformazioni urbane, soprattutto nel periodo successivo al secondo conflitto mondiale. Altri, numero impossibile da quantificare, li hanno cancellati le due guerre del Novecento, le demolizioni, il Piano Regolatore del 1995, l’abbandono.
Nel capitolo ‘Le trasformazioni delle aree industriali’, il sito di Immagini del cambiamento annota «Oggi brani di città completamente nuovi – per forme, usi e tipologie edilizie – si mescolano a situazioni più ibride, in cui la memoria industriale concorre a creare linguaggi architettonici e paesaggi urbani più complessi… e a veri e propri progetti di riuso e rifunzionalizzazione di interi manufatti significativi per la storia torinese…». Le OGR, il Lingotto, la ex Incet, le Officine Savigliano sono diventate, dopo il loro recupero, complessi multifunzionali con differenti finalità di utilizzo. Al contrario, il destino di altri siti non meno importanti in termini di valore architettonico e dimensioni, continua a rimanere sospeso per le difficoltà nel reperire i fondi, gli ostacoli della burocrazia, le divergenze di idee tra pubblico e privato.
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