Non ha più la corsa slanciata d’un tempo, la locomotiva del Nord-Est. Ha corso velocemente, ma a partire dai primi anni Duemila, con fenomeni di globalizzazione sempre più marcati, i distretti produttivi sono stati esposti in maniera rilevante alle dinamiche internazionali. E poi le crisi, la crisi economica post 2007-08, il Covid, i conflitti internazionali, un sistema che negli anni 90 sembrava relativamente stabile ha subito improvvise evoluzioni con delocalizzazioni, trasferimenti, chiusure.
I tessuti urbani più consolidati e le dispersioni insediative appaiono sempre più costellati da una miriade di vuoti, volumetrie inutilizzate e in attesa, spazi in cerca di nuove vocazioni. Le interminabili distese di edifici e capannoni industriali di medio-piccola taglia, oggi popolati da cartelli con scritto “affittasi” o “vendesi”, sono spesso incapaci di rispondere alle nuove esigenze delle imprese, costrette a riorganizzare la propria produzione per rispondere alla crisi economica, ma al contempo sono altrettanto inadeguati a rispondere “a nuovi segmenti di domanda perché caratterizzati da mediocre qualità, da alti costi di manutenzione e di gestione e dalla carenza di servizi collegati. Domanda e offerta di capannoni non si incrociano più, le attività in crescita e più dinamiche si spostano all’interno di nuove aree industriali (talvolta anche in altre aree città o altri territori) di più recente realizzazione, in lotti di maggiori dimensioni e meglio serviti dal punto di vista logistico, ognuno tende a realizzare un proprio capannone che diviene emblema e rappresentazione della “ditta”. Il post Covid ha visto il boom della logistica e dei capannoni usati come depositi e magazzini, di piccoli e medi operatori.
I tessuti urbani più consolidati e le dispersioni insediative appaiono sempre più costellati da una miriade di vuoti, volumetrie inutilizzate e in attesa, spazi in cerca di nuove vocazioni.
Nella regione Veneto, considerata la “patria dei capannoni” manca una stima aggiornata delle superfici delle aree produttive-commerciali-artigianali oggi in disuso, si tratta ovviamente di un fenomeno di difficile quantificazione e in continua evoluzione. Se si eccettuano alcune stime effettuate dalla CGIA di Mestre e da Confartigianato del Veneto 1 , la difficoltà maggiore è quella di reperire dati aggiornati poiché i comuni e le associazioni di categoria non hanno le risorse finanziare per effettuare un “censimento del dismesso”.
Ex Panorama di Via Fratelli Rosselli a Villorba (TV)
La maggior parte dei dati a disposizione dai comuni e dalle associazioni di categoria sono dati pre-crisi, a questo si aggiungono molte difficoltà pratiche: dovrebbero essere incrociati dati provenienti da enti diversi; molti capannoni presentano una frammentarietà proprietaria di difficile comprensione o sono parzialmente utilizzati (talvolta come magazzini), in altri casi le imprese sono coinvolte in fallimenti, le amministrazioni locali dovrebbero incrociare dati provenienti da pratiche edilizie con dati sulle imposte comunali o con pratiche catastali, ma non hanno né il tempo, né le risorse umane (e forse anche poca volontà politica) per effettuare tali ricognizioni. I dati dovrebbero essere catalogati anche a seconda delle caratteristiche intrinseche degli edifici: epoca di costruzione, materiali utilizzati, stato di manutenzione o degrado, classe energetica, localizzazione ecc. ecc.
Alcune aree sono inoltre profondamente colpite da un generale e progressivo degrado fisico e funzionale, che si manifesta talvolta in “pratiche informali” come discariche abusive di rifiuti ingombranti, depositi di materiali o in taluni casi perfino prostituzione nelle ore notturne.
Ex attività commerciale a Vicolo Pacinotti, Villorba (TV)
Si osserva tuttavia che alcune aree inizialmente concepite come produttive-artigianali sono oggetto di una parziale riconversione funzionale orientata al settore terziario, molto spesso si rileva l’insediamento di attività commerciali, magazzini all’ingrosso e al dettaglio, servizi logistici, servizi alla persona e per il tempo libero come ad esempio studi di registrazione musicale (Fossò -Venezia), palestre a Santorso (Vicenza) e a Motta di Livenza (Treviso), oppure luoghi di culto per la comunità musulmana (Treviso, Padova) e luoghi di lavoro in campo innovativo: studi di architettura e design (Vigonovo-Venezia). Inoltre, si assiste ad una trasformazione di quelle che da tempo sono definite come “strade mercato” (a partire dal pionieristico lavoro di Boeri-Lanzani-Marini) 2 che evolvono e si trasformano e che a una attenta analisi sono molto diverse rispetto a 20-25 anni fa: cambiamento dei settori merceologici e conseguentemente delle gravitazioni, aumento di tutto il settore food soprattutto in prossimità dei centri urbani, chiusura di mobilifici e concessionari auto a causa della crisi.
Foto di Sofia Coan