Martedì 07 ottobre 2025
Il ritorno allo spazio pubblico
 
La novità? L’intergenerazionalità
Fonte: Vita
Dal web

«Intergenerazionale e spontanea»: per Bertram Niessen, fondatore dell’agenzia di trasformazione culturale CheFare, la mobilitazione che in queste ore sta coinvolgendo decine di migliaia di manifestanti in tutta Italia presenta alcune specificità rispetto al passato. «Le persone sono in piazza anche perché da anni cercavano dei modi di stare insieme agli altri per costruire forme di solidarietà e reciprocità. Stiamo riscoprendo che è possibile andare oltre il cinismo e l'individualismo, che a lungo sono stati percepiti quasi come ovvia regola del gioco»


Ho visto cose molto diverse, come è naturale che sia in una piazza gigantesca e variegata sotto tutti i punti di vista». Bertram Niessen, progettista, docente e autore, fondatore dell’agenzia di trasformazione culturale cheFare, ieri sera era in piazza a Milano, tra la folla che ha attraversato la città. «L’immagine che più mi è rimasta impressa, per la tenerezza, è quella di una donna sui 65 anni che osservava un gruppo di ragazzi molto giovani intenti a cantare, sventolando bandiere. Stava per mettersi a piangere, penso per empatia di fronte a un figlio, un nipote o semplicemente a uno scorcio di futuro che quei volti rappresentano».


Che cosa ci dicono le piazze che ieri sera e poi quest’oggi si sono di nuovo riempite? «Innanzitutto, che siamo di fronte a una mobilitazione intergenerazionale. Non smette di colpirmi la presenza di tantissime persone anziane e molto anziane: a guardarle, verrebbe da chiedersi come possano fare tutti quei chilometri a piedi e invece li ho visti camminare lungo tutto il percorso. Accanto a loro ci sono tantissimi giovani delle scuole superiori e delle università, studenti dei collettivi e non. È interessante che molti di loro non appartengano a gruppi organizzati né si erano mai avvicinati prima a forme strutturate e politicizzate. Semplicemente sentono che è in corso un’ingiustizia e si attivano».


C’è un altro aspetto che Niessen sottolinea. «Ho fatto decine di conversazioni con le persone incontrate per strada: è come se stessimo riscoprendo che è possibile andare oltre il cinismo e l’egoismo, che finora erano stati percepiti quasi come ovvia regola del gioco. Stare insieme a manifestare non per qualcosa che riguarda il proprio interesse ma per qualcosa che sta accadendo a migliaia di chilometri da qui è una macchina che si autoalimenta e che spinge a tornare in piazza il giorno dopo».


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