Martedì 23 giugno 2026
Nascosti in piena vista
 
Il paradosso dei paesaggi degli allevamenti
Dal web

Viaggio nella provincia di Brescia, in uno dei sistemi zootecnici più intensivi d’Europa. La filiera (multispecie) della carne è sostenuta da infrastrutture, reti idriche e logistiche che strutturano un paesaggio complesso, attorno alla produzione animale.


I territori della carne sono i luoghi dove ogni vivente, umano e non-umano, è sistematicamente messo al lavoro. Attraversano la Pianura Padana senza dichiararsi, si dispongono tra campi coltivati, capannoni agricoli e strade secondarie, senza mai apparire come sistemi unitari. Sono i paesaggi della zootecnia intensiva, paesaggi della massimizzazione e dell’automazione, come quelli analizzati da Víctor Muñoz Sanz (TU Delft). Nascosti in piena vista, non risultano solo come suoli e supporti fisici, ma come sistemi complessi di relazioni, infrastrutture e processi produttivi.

In essi si consuma un’estrazione che non riguarda solo le componenti ecologiche, ma anche i corpi viventi. Le specie animali che li abitano, pur marginalizzate nelle forme di rappresentazione politica e culturale, ne sono parte integrante e sono sottoposte a logiche produttive che ne regolano esistenza e valore. In questo senso, come osserva la storica e filosofa Benedetta Piazzesi, gli animali costituiscono una presenza costante nella storia dei dispositivi disciplinari e biopolitici, in cui le tecnologie applicate ai corpi animali e umani si intrecciano. Lo spazio, in tal senso, non è solo abitato da umani e non umani, ma è prodotto da queste relazioni asimmetriche, diventando una piattaforma di estrazione biopolitica come indaga Nicole Shukin in Capitale animale“, in cui la vita animale è continuamente gestita, misurata e trasformata in valore economico.



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