Giovedì 30 ottobre 2025
Pedagogia del margine
 
Di cosa parliamo quando parliamo di un museo itinerante al sud
Scritto da: Sara Gemma

La nostra trasformazione, individuale e collettiva, avviene attraverso la costruzione di uno spazio creativo radicale, capace di affermare e sostenere la nostra soggettività, di assegnarci una posizione nuova da cui poter articolare il nostro senso nel mondo¹

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Nel cuore delle nostre città, dietro la facciata di scuole e servizi, si nasconde spesso una povertà silenziosa: quella educativa. Non riguarda solo l’assenza di risorse materiali, ma la mancanza di opportunità reali di crescita, sviluppo e partecipazione per bambine, bambini e adolescenti. È un fenomeno complesso, che tocca la sfera emotiva, culturale e relazionale e che si intreccia con l’accesso diseguale a spazi, stimoli e diritti. In risposta a questa frammentazione del tessuto socio-educativo, alcuni territori stanno sperimentando nuovi modelli basati sul case management e sull’educazione diffusa: approcci capaci di rimettere al centro il legame tra educazione e territorio, ascolto e trasformazione, gioco e cittadinanza. Ma per capire meglio il progetto che qui voglio raccontarvi, caliamoci nel contesto d’intervento.


Negli ultimi dieci anni una città come Napoli (e non solo) è stata impacchettata e addobbata di voyeurismo esperienziale. Il verace, il popolare, travalica i confini dell’esotico, dell’inusitato inutile che ha ragione di essere solo se in funzione del divertimento di un turismo usa e getta, da bus di andata e ritorno in giornata.

Napoli all you can eat, Napoli all you can see. Vedi Napoli e poi posta e sporca, tanto la città è di quelli che restano. Eppure, lo spazio ha straordinarie potenzialità generative. Descrive in maniera implicita o esplicita scelte e atteggiamenti e può, quindi, diventare un formidabile dispositivo pedagogico per generare benessere, o malessere: diventa a tutti gli effetti il “terzo educatore” da coinvolgere nei processi educativi e di comunità, in nome di generazioni urbane e politiche, laddove anche il termine di rigenerazione urbana rischia di diventare nel menù dell’all you can eat.

E di che spazi stiamo parlando in questa riflessione? E che farci?

Negli spazi ad alto tasso di povertà educativa, dispersione scolastica, ed esclusione sociale, la restanza è un atto politico.  In un contesto antropologico ed economico, così particolarmente sfaccettato, come quello della città metropolitana di Napoli, la proposta a questa istanza sociale di abitare consapevolmente gli spazi, per noi dell’associazione MiQ-Movimentiamo Il Quartiere si è reificata nel format Museo Itinera-La città ideale costruita dai bambin*, in collaborazione con il Collettivo Zero APS e finanziata nella sua prima edizione dalla Fondazione Banco di Napoli.

Negli spazi ad alto tasso di povertà educativa, dispersione scolastica, ed esclusione sociale, la restanza è un atto politico

Il progetto punta a contrasta la povertà educativa e l’assenza di stimoli trasformando l’esperienza educativa in qualcosa di vivo, concreto, accessibile. Al centro, un museo temporaneo e itinerante pensato come hub di cittadinanza attiva, smontabile e rimodulabile a seconda dei contesti, che unisce gioco ed educazione in un percorso interattivo che va direttamente incontro ai suoi visitatori e visitatrici.

Attraverso istallazioni-gioco a tema ispirati ad alcuni Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 - contrasto alla povertà, istruzione di qualità, parità di genere, riduzione delle disuguaglianze, creazione di città e comunità sostenibili- bambini/e, ragazzi/e e famiglie sono coinvolti in ogni pannello in un percorso ludico e sensoriale, basato su diverse attività, da svolgere individualmente o in gruppo, capaci di stimolare empatia, senso critico e spirito di cooperazione. L’uso del gioco come linguaggio educativo universale, supportato da una didattica outdoor inclusiva e partecipativa, permette di superare barriere culturali e resistenze, promuovendo apprendimenti significativi e trasformativi.

Il progetto coinvolge bambini e bambine in attività che promuovono competenze chiave per la convivenza civile e il rispetto dell’ambiente. È un progetto educativo e culturale pensato per generare cambiamento nei territori attraversati. Nato come laboratorio itinerante, mira a costruire nel tempo una rete diffusa di spazi in cui l’arte, il gioco e l’educazione si intreccino per dare vita a un nuovo modo di vivere e abitare i luoghi. L’obiettivo è sviluppare una metodologia didattica flessibile e replicabile, capace di stimolare ne* bambin* e nelle comunità un’attitudine creativa e riflessiva, utile a coltivare consapevolezza e senso di appartenenza.

Itinera appare nelle piazze dove le forme e i design hanno trascurato i più piccoli. Fa la sua comparsa e attende i piccoli visitatori e le piccole visitatrici di un Museo a cielo aperto e a biglietto sospeso. Il museo è pensato come uno spazio temporaneo, smontabile e adattabile, che si trasforma in ogni tappa in un laboratorio di cittadinanza attiva. Le installazioni-gioco, basate su un approccio ludico e multisensoriale VARK (visivo, uditivo e cinestetico), facendo eco nel design al gioco delle favole di Enzo Mari, sono un incastro di forme, competenze e valori.

Nato come laboratorio itinerante, mira a costruire nel tempo una rete
diffusa di spazi in cui l’arte, il gioco e l’educazione si intreccino
per dare vita a un nuovo modo di vivere e abitare i luoghi

Per questa prima edizione pilota sono state selezionate, dopo un processo di ascolto dei bisogni delle comunità e dei quartieri attraversati, cinque tematiche: la sostenibilità, l’immaginazione, l’uguaglianza, l’inclusività e la collaborazione. Per i bambini e le bambine che hanno la libertà di poterlo essere, soprattutto in contesti segnati da marginalizzazione e povertà educative, il gioco è un dispositivo pedagogico di grande impatto.

Il Museo Itinera nasce come progetto rieducativo dal basso, con l’ambizione di lasciare semi di generatività nei territori attraversati. Ogni pannello invita a svolgere un’attività sui valori selezionati, suggerendo ai più piccoli di collaborare con gli altri avventori del museo o con le loro famiglie/accompagnatori, per fornire un punto di vista sui temi proposti dopo aver fruito dell’esperienza museale a cielo aperto. L’obiettivo, nel lungo periodo, è costruire un hub educativo diffuso, fatto di luoghi e comunità connesse da una metodologia artistico-didattica modulare, replicabile ed esportabile. Grazie alla forza dell’immaginazione narrativa, il progetto mira a stimolare ne* partecipant* la capacità di riflettere creativamente e di adattarsi in modo consapevole agli spazi attraversati e abitati. Un’educazione che allena l’agency personale, cioè la capacità di agire e scegliere con consapevolezza, e che sviluppa competenze fondamentali e soft-skills per affrontare le sfide quotidiane quali la gestione dello stress, la flessibilità, l’autonomia organizzativa e la cooperazione. Abilità che non solo migliorano il benessere individuale, ma rafforzano anche la risposta collettiva alle criticità sociali e ambientali del presente.


L’idea di iniziare gratuitamente all’aperto e nei luoghi ad accesso pubblico nasce proprio da una voglia di cambiare prospettiva. Fare di questi luoghi coperti dal palcoscenico della napoletanità, ma senza napoletani, il punto di vista nuove possibilità, una zona per tra-guardare lo spazio circostante, contro ogni risvolto negativo e svilente della marginalità imposta da strutture di sfruttamento e di profitto. Come fare, quindi? Fare educazione partendo dal margine, dagli abitanti dell’oggi per rinsaldare spazi di resistenza e di contro-narrazione del domani, in direzione contraria alle logiche all you can eat e da turismo esperienziale.

Ad oggi, il progetto Museo Itinera partito da Napoli e periferie limitrofe è stato inserito nell’Atlante delle Città che cambiano 2025², e il 26 settembre è risultato vincitore nella categoria Progetti dal Basso, per il premio Future4Cities 2025 promosso da Will Italia e FROM collective. L’Atlante in questione è una mappatura che racconta il fermento di innovazione e trasformazione che sta investendo le città italiane, e come queste ultime siano rappresentate in diversi progetti di innovazione sociale e sostenibile. I quasi 200 progetti presentati restituiscono l’immagine di un Paese in movimento, dove piccoli e grandi centri urbani immaginano e costruiscono il proprio domani con creatività, partecipazione e nuove strategie che mettono al centro le comunità locali.

 

Nel suo piccolo Itinera invita a ripensare la città come spazio da abitare con sostenibilità educativa e responsabilità collettiva, restituendo centralità agli abitanti e al loro diritto di restare. Una pedagogia del margine come punto di vista privilegiato, della discontinuità che si fa ascolto, e dell’erranza, per tessere fili di comunità che non sono mai un dato acquisito, ma un traguardo a cui tendere e mai inutile.



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