100 IDEE Un programma per la realizzazione di idee di giovani fra i 14 e i 35 anni a Milano
Se non c’è, lo facciamo è il payoff del programma 100 IDEE, avviato nel 2024 su iniziativa del Comune di Milano, ed è anche lo spirito con cui è nata questa nuova politica pubblica rivolta alle giovani generazioni.
Un programma per dare formazione, supporto, risorse economiche e spazi a gruppi anche informali di giovani dai 14 ai 35 anni per la realizzazione delle loro idee. Non importa quale tipologia di idee, purché collettive e di valore, di crescita e arricchimento, percepite come utili dai proponenti e dalla comunità di riferimento.
Siamo nel 2022: la Pandemia è un ricordo fresco e una neonata Direzione di Progetto dedicata alle politiche giovanili si interroga su come ricostruire da capo una relazione tra la città e le persone giovani, rappresentate prevalentemente come fonte di allarme sociale, convinta che la chiave sia quella di fare spazio. Alle voci, alle idee, alle energie: sia quelle che gli adulti captano, sia le tante – questa è la scommessa – che non captano e non riconoscono, che pure esistono.
Non importa quale tipologia di idee, purché collettive e di valore, di crescita e arricchimento, percepite come utili dai proponenti e dalla comunità di riferimento
Abbiamo in mente tre concetti chiave da cui partire: il primo, gli adolescenti vanno responsabilizzati e non infantilizzati; il secondo, lo strumento deve essere (per una volta, davvero) semplice e aperto; il terzo: vogliamo coinvolgere la città in una nuova funzione educativa, fuori dal perimetro della professionalizzazione, quella di stare accanto e non “di fronte” ai giovani.
Si parte con un primo asse di lavoro dedicato alle/agli adolescenti dai 14 ai 18 anni, con il prezioso supporto progettuale e finanziario di Impresa Sociale Con i Bambini, che decide per la prima volta di affiancare un comune in una co-progettazione extra bando.
Si forma un partenariato che ha tutte le caratteristiche per vincere la sfida: capofila ICEI, il partenariato vede assieme realtà storiche del terzo settore, radicate tra i/le ragazzi/e nei quartieri marginali di Milano, come Comunità del Giambellino, Comunità Nuova, Fondazione Aquilone, con realtà più legate al mondo dell’innovazione sociale e culturale, come cheFare e Magma, senza dimenticare l’affiancamento metodologico di Codici, con la propria attenta e profonda lettura delle adolescenze nel nostro Paese.
Il meccanismo prende forma attraverso tre diverse call: idee, mentor, spazi. Attorno alle call, un’intensa attività di animazione porta 100 IDEE in ogni angolo della città, partendo da quelli più difficili da raggiungere, socialmente e geograficamente. Scuole, centri di formazione professionale e Centri di Aggregazione Giovanile diventano luoghi in cui testare piccoli laboratori di emersione e progettazione delle idee.
Le call raccoglieranno ben oltre cento idee in una breve finestra di tempo. La sfida diventa includere e non escludere, dare spazio e attenzioni a tutti i gruppi, offrendo a ciascuno l’accompagnamento di cui ha bisogno. Entrano in gioco gli enti mentor (più di 100 realtà hanno risposto alla chiamata) attraverso abbinamenti pensati con cura. Oltre 80 spazi pubblici e privati hanno dato la propria disponibilità e vanno a comporre una ricca mappa a cui attingere per trovare casa a ciascuna idea.
Il meccanismo prende forma attraverso tre diverse call: idee, mentor, spazi. Attorno alle call, un’intensa attività di animazione porta 100 IDEE in ogni angolo della città
Grazie a un finanziamento del PN Metro Plus il programma si amplia alla fascia d’età 18-35: un’unica call raccoglie 126 idee da altrettanti gruppi informali e associazioni.
100 IDEE – in meno di due anni – ha permesso a oltre 500 giovani di organizzare attività sportive, ricreative, culturali, di dare vita a sale prove e luoghi di incontro, di prendersi cura di campetti e spazi pubblici, di viaggiare in Italia e all’estero, di realizzare podcast, playlist, mostre fotografiche e documentari.
«È stata la prima volta che mi sono sentita davvero me stessa. E anche la prima volta in cui mi sono sentita brava nella mia vita.»
(Partecipante a 100 IDEE, 17 anni)
La lettura delle idee diventa un momento di apprendimento e ascolto generativo e arricchente. Il loro entusiasmo ci contagia e ci incoraggia a immaginare nuove politiche pubbliche, a ripensare la funzione adulta.
«Mi sono trovato spesso a pensare che le nuove generazioni non si impegnano. E invece con 100 idee sto iniziando a pensare che il problema siamo noi adulti.»
(Un mentor di 100 IDEE)
Attenzione e cura sono richieste a tutti gli attori coinvolti per evitare in ogni modo di ricadere in approcci competitivi, performativi o escludenti. Non importa il risultato, ma il processo. Non ci interessa tanto che le idee diventino realtà così come sono state immaginate, ma che il gruppo possa fare un percorso autentico di messa in prova nella realtà, un viaggio o un’avventura verso parti sconosciute di sé, del mondo, andando molto lontano o soltanto dietro casa.
«Mi piace la semplicità di questa esperienza: vai, sbaglia, prova. E se sbagli, non succede nulla di grave. Anzi, impari.»
(Un mentor di 100 IDEE)
100 IDEE diventa così una grande palestra urbana dove non solo i giovani sono chiamati in gioco, ma anche gli adulti, che rileggono la propria postura in modo critico e trasferiscono queste letture su altri piani, più quotidiani, del proprio lavoro educativo.
«Mi sono resa conto che parlare di soldi con gli adolescenti per noi del terzo settore è un po’ un tabù. Per loro ricevere dei soldi ha un potere simbolico molto forte. Ma poi quanto cambia fra 200 o 2000 euro? Non ne hanno idea.»
(Educatrice di un CAG)
«Una settimana così vale più di due anni di lavoro educativo.»
(Educatrice di un CAG, al rientro da un’esperienza in Senegal con il suo gruppo di ragazze/i)
Una stagione di sperimentazioni coraggiose e dirompenti, che proverà a trovare sviluppo e continuità, senza disperdere la semplicità, l’autenticità e la ricchezza che finora hanno caratterizzato 100 IDEE. Una quantità di apprendimenti da trasferire e riportare nei tanti luoghi dell’educazione formale e informale, provando a farne l’impianto delle politiche giovanili milanesi: sempre più dei giovani con i giovani.