Lunedì 29 luglio 2019
Gli appunti di 'Traiettorie', il tavolo di discussione sui finanziamenti alla cultura di cheFare
Scritto da:
Mecenate 90
,
cheFare
Per il primo incontro di “Traiettorie. Percorsi possibili nel finanziamento della cultura” abbiamo scelto di interrogarci insieme a soggetti appartenenti ad ambiti diversi del settore culturale. Erano presenti reti di organizzazioni (Carlo Testini di Arci), Maurizio Mumolo del Forum del Terzo Settore, Carlo Borgomeo di Fondazione con il Sud, fondazioni d’impresa (Roberta Franceschinelli di Unipolis), fondazioni private (Daniele Pittèri di Fondazione Modena Arti Visive, Renato Quaglia di Foqus: Fondazione Quartieri Spagnoli), centri di ricerca (Alessandro Leon di Cles), dirigenti di amministrazioni pubbliche (Roberto Ferrari della Regione Toscana).
Abbiamo costruito preliminarmente uno schema di domande a maglie larghe per permettere una discussione il più possibile libera e generativa. Tra queste:
- Quale è il futuro della co-programmazione e co-progettazione?
- È possibile andare oltre la logica dei bandi per finanziare progetti?
- Come tenere assieme sperimentazione e consolidamento delle forme organizzative, dei processi, dei linguaggi?
- quando sono stati introdotti focus progettuali derivati da linee guida elaborate in contesto europeo (è stato il caso dell’audience engagement o di diverse forme di innovazione sociale);
- quando sono avvenuti fenomeni di cooptazione di prassi diffuse sul territorio e ancora relativamente poco codificate (come nel caso dell’innovazione culturale);
- quando sono stati replicati ed adattati casi di successo internazionali (come nel caso delle varie formule simili ai Tandem della European Cultural Foundation).
- incoraggiare partnership e tutoraggi fra soggetti piccoli e meno piccoli;
- premiare le reti stabili e non occasionali;
- premiare le strutture con una prevalenza di giovani e donne negli organi dirigenziali;
- promuovere bandi con tempi più lunghi, con maggiore dotazione, più orientati a
- sostenere partenariati concreti.
- una dimensione di urgenza (economica, sociale, culturale, politica) molto più forte che altrove;
- l’abitudine ad agire in contesti caratterizzati da un alto tasso di informalità e da una diversa attenzione alle regole che permette di sperimentare maggiormente;
- una maggior propensione all’autorganizzazione, su tutti i livelli.
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