Tra le mirabilia raccontate dal Marco Polo di Italo Calvino al Gran Khan brilla la descrizione della città di Anastasia:
Di capo a tre giornate, andando verso mezzodì, l’uomo s’incontra ad Anastasia, città bagnata da canali concentrici e sorvolata da aquiloni. Dovrei ora enumerare le merci che qui si comprano con vantaggio: agata onice crisopazio e altre varietà di calcedonio; lodare la carne del fagiano dorato che qui si cucina sulla fiamma di legno di ciliegio stagionato e si cosparge con molto origano; dire delle donne che ho visto fare il bagno nella vasca di un giardino e che talvolta invitano – si racconta – il passeggero a spogliarsi con loro e a rincorrerle nell’acqua. Ma con queste notizie non ti direi la vera essenza della città: perché mentre la descrizione di Anastasia non fa che risvegliare i desideri uno per volta per obbligarti a soffocarli, a chi si trova un mattino in mezzo ad Anastasia i desideri si risvegliano tutti insieme e ti circondano. La città ti appare come un tutto in cui nessun desiderio va perduto e di cui tu fai parte, e poiché essa gode tutto quello che tu non godi, a te non resta che abitare questo desiderio ed esserne contento. Tale potere, che ora dicono maligno ora benigno, ha Anastasia, città ingannatrice: se per otto ore al giorno tu lavori come tagliatore d’agate onici crisopazi, la tua fatica, che dà forma al desiderio prende dal desiderio la sua forma, e tu credi di godere per tutta Anastasia mentre non ne sei che lo schiavo (Calvino 1993: 13).
La descrizione di Anastasia potremmo utilizzarla quale metro critico rispetto alla tradizionale accezione della città. In Anastasia è possibile comprare vantaggiosamente merci di lusso, godere anche dei piaceri della tavola e della compagnia di donne invitanti, ma in fondo questa città, in cui si crede di poter godere di tutti gli agi, è menzognera, perché gode dei desideri frustrati dei suoi abitanti. La città ha un fine, dunque, uno scopo ben preciso, ma non è quello che alletta coloro che vi si insediano. Si potrebbe dire, sposando una tesi di Jean-Luc Nancy, che anche la menzogna – di Anastasia nel nostro caso – ha una sua verità: nel momento in cui dichiariamo che un’asserzione è una menzogna, dirigiamo la nostra affermazione sul contenuto che non è vero, ma ciò di cui la menzogna parla, la menzogna in se stessa, possiamo ritenerla vera nel suo mentire (cfr. Nancy 2021: 10).
Ma lasciamo da parte le questioni di logica proprie all’affermazione e torniamo alla città e al suo inganno. In un certo senso potremmo pensare che lo stesso Aristotele, il meteco cui non era consentito essere proprietario del suo Liceo, ingannava, e fu ingannato egli stesso, forse, nell’esaltare la città quale luogo in cui tutto si articola su di una distinzione di beni sovraordinati e subordinati (cfr. Aristotele 1996: 1094a 1-22). E anche nel momento in cui lo Stagirita lodava l’amicizia quale elemento di coesione essenziale per la vita della città – più della giustizia, in quanto quest’ultima presuppone l’amicizia (cfr. Aristotele 1996: 1155a 20-28) – riteneva ancora che il fine del vivere insieme fosse un bene supremo, che però, seguendo il metro di Calvino, si rivelerebbe come una menzogna. In fondo questa menzogna si perpetua ancora oggi nelle città contemporanee ormai sovradimensionate, nonostante l’avviso dello stesso Aristotele fosse chiaro: "Quindi condizione indispensabile per l’esistenza della polis è che abbia un numero tale di abitanti che sia il minimo indispensabile in vista dell’autosufficienza per un’esistenza agiata in conformità alle esigenze di una comunità civile. È possibile, certo, che una polis superiore a questa per massa di abitanti sia più grande, ma tale possibilità di incremento, come si è già detto, non è illimitata" (Aristotele 1993: 1326b 7-12).
La realtà odierna è completamente altra rispetto a quanto insegnava Aristotele: oggi l’80% della popolazione mondiale vive nelle città, e nelle città vive più gente di quanti fossero gli abitanti del pianeta nel 1950. Inoltre, elemento da non trascurare, le più grandi megalopoli del mondo non solo non sono “occidentali” (Tokyo, Jakarta, Dehli, Manila), ma vedono continuamente crescere la popolazione che svuota sempre più le zone rurali, secondo gli studi del Department of Economics and social Affairs delle Nazioni Unite. Siamo tutti ancora irretiti dalle illusorie menzogne di Anastasia? Possiamo escogitare espedienti per difenderci dalle menzognere promesse di realizzazione dei nostri desideri?
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